lunedì 27 giugno 2011

Il gigante del Po

Qualche frammentario indizio dell'esistenza di pachidermi è stato ritrovato in passato sulle rive del fiume. Ma la storia che stiamo per rivivere è molto più impressionante del ritrovamento di qualche scheggia sputata dal fiume sulla sabbia.
Era il 1978 quando il signor Walter Faccioli, si inoltrava sullo sterminato spiaggione di Spinadesco al fine di raccogliere legna da ardere. L'inconsapevole raccolta paleontologica, perché di fossili si tratta anche quando si parla di legname carbonificato, era una pratica diffusa e costituiva una risorsa molto utile ai fini domestici. Oggi questa abitudine è andata scomparendo, soppiantata da più moderni metodi di riscaldamento.
Raccontano, i discendenti Gerevini-Faccioli che durante la ricerca di quel lontano giorno di 40 anni fa, il nonno rimase sorpreso nell'imbattersi in un "tronco" dalla forma inusuale, lungo più di un metro, robusto, estremamente pesante e dalla forma plastica, quasi armonica, molto diversa da quella di un normale legno, anche se il colore poteva trarre in inganno. Il Faccioli tentò invano di sollevare il fossile dovendo rapidamente desistere e ricercando, nell'aiuto del figlio Bruno, un valido mezzo di trasporto fino a casa.
In due fu molto meglio e con inspiegati metodi l'enorme legno venne condotto all'abitazione, in paese, dove rimase, perfettamente conservato, ignorato o nascosto, fino a qualche tempo fa. Il decesso del Faccioli aggiunse ulteriore mistero e ombre su quell'evento di ormai lontana memoria, ma il recente rinvenimento del "tronco" nella soffitta della vecchia casa da parte delle nipoti, ha ingenerato un ritorno di curiosità riaccendendo i riflettori.
Il fossile donato al “Museo Paleoantropologico del Po” di San Daniele Po non è certamente un tronco di qualche albero strano, bensì un osso perfettamente conservato; grande, robusto, massiccio, lungo 135 cm, caratterizzato da una base larga e squadrata e da una sommità terminante a forcella con un capo solo sormontato da una grossa sfera, liscia, del diametro di circa 26 cm: un femore, enorme, come mai se ne sono visti prima nei sedimenti del Po.
Antiche leggende e credenze popolari riesumerebbero immediatamente giganti, draghi o dinosauri. La realtà è molto diversa, più concreta, realistica, ma non meno entusiasmante.
Si tratta di un proboscidato, un mammifero molto grande, un elefante. Ma che ci faceva un simile animale in Pianura padana? Potrebbe essere la prova del passaggio di Annibale che, marciando dalla Spagna attraverso i Pirenei, la Provenza e le Alpi, scese nell'Italia per sconfiggere le legioni romane ? Sarebbe affascinante ma la paleontologia fa luce su tutt'altra verità.
Il fossile è pesante, oltre 40 kg se impregnato di acqua, perfettamente conservato e privo di segni di erosione.
Questi indizi suggeriscono un mancato trasporto da parte del fiume, ed un ritrovamento nei pressi del luogo di sepoltura primaria. L'area di rinvenimento, presso Cremona, è da sempre interessata da un considerevole numero di questi fossili ed in particolare di resti di mammiferi tipici e caratteristici delle ultime fasi glaciali. E questo femore non è da meno. Il confronto morfologico ha permesso di classificare l’osso nella specie Mammuthus primigenius.
Il mammut lanoso (Mammuthus primigenius Blumenbach, 1799) è una specie estinta di elefante. Visse dai 300.000 a circa 5.000 anni fa, in Europa, Africa e Nordamerica. Questa specie estremamente adattata ad un clima gelido si è evoluta dal precedente mammut delle steppe (Mammuthus trogontherii). Come gli odierni elefanti, i loro parenti più prossimi, anche i mammut potevano raggiungere dimensioni ragguardevoli. La specie più grande conosciuta, il Mammuthus sungari che viveva tra la Cina e la Mongolia, raggiungeva l'altezza di 5 metri al garrese. Probabilmente i mammut pesavano circa 6-8 tonnellate, ma eccezionalmente i grandi maschi potrebbero aver superato le 12 tonnellate. La maggior parte delle specie, in ogni caso, erano grandi solo quanto un elefante asiatico attuale, e si conoscono fossili di forme nane.
Si stima che il Mammuthus primigenius, potesse raggiungere una altezza compresa tra i 2,8-3,5 m al garrese, superando i 4,5 m di lunghezza ed un peso di circa 6 tonnellate. Nel caso del nostro femore, un calcolo sommario effettuato mediante la valutazione delle proporzioni di uno scheletro intero, dato il femore della lunghezza di 135 cm, propone una altezza stimata dello scheletro al garrese, senza considerare l'aumento dovuto alla massa muscolare, di 3,8 m (circa). Una dimensione ragguardevole che potrebbe far supporre l'appartenenza dell'osso fossile ad un grande maschio adulto.
Il rinvenimento di simili resti rievoca la memoria di un ambiente perduto caratteristico di alcune fasi dell'evoluzione della Pianura padana. Ricostruire una pianura acquitrinosa, sovrastata dai ghiacciai alpini in fase di scioglimento, con popolazioni umane, anche neandertaliane, alla ricerca di simili pachidermi per soddisfare l'istinto di sopravvivenza è cosa probabilmente corretta. A noi piace immaginare il possente pachiderma riverso sulla pianura, sovrastato dall'impeto di una caccia organizzata da Pàus e della sua gente. Ecco perché nel nuovo "Museo paleoantropologico del Po", Mammuth e Neanderthal verranno esposti fianco a fianco.