mercoledì 16 settembre 2015

FOSSILI DEL PO: manuale pratico di paleontologia fluviale (comunicato stampa)

(Prezzo di copertina 15 Euro)


Il cacciatore di fossili non uccide anzi resuscita, e il frutto della sua fatica è quello di aggiungere qualcosa in più alla somma dellumano piacere e ai tesori dellumana conoscenza
(G. Simpson, 1934)


Con questo incipit esordisce in libreria il nuovo volume scritto a sei mani da Persico Davide, ricercatore e docente di Paleobiologia dell’Università degli Studi di Parma; Andrea De Giovanni, laureando; e Simone Ravara, Direttore del Museo Paleoantropologico del Po di San Daniele Po. Il Manuale pratico di Paleontologia fluviale è la nuova pubblicazione del Museo Paleoantropologico del Po ed è edito dalla casa editrice cremonese Delmiglio, con la quale il Museo di San Daniele collabora da anni.
Il volume, frutto di una ricerca pluriennale, si è concretizzato grazie al lavoro di Tesi del laureando Andrea De Giovanni presso il corso di studi di Scienze della natura e dell’ambiente dell’Università di Parma, di cui Persico e Ravara sono rispettivamente relatore e correlatore.
Obiettivo della tesi era la creazione di una guida pratica, utile agli appassionati di paleontologia e di ambiente, per comprendere il Fiume Po dal punto di vista paleontologico, cercando di promuovere un ambito turistico culturale che per il territorio cremonese è una assoluta novità.
Fornendo fondamentali nozioni di paleontologia e attraverso la descrizione della geologia e della sedimentologia del territorio, il Manuale pratico di paleontologia fluviale spiegherà al lettore quali processi e quali fenomeni consentono al ricercatore di accedere all'enorme banca-dati rappresentata dai fossili che, estratti e trasportati dalle correnti, si ritrovano allo stato erratico sulle spiagge del Grande Fiume.
Il Manuale consta di sette capitoli, nel primo dei quali si definiscono i “fossili”, e nei successivi si danno nozioni sul tempo, la paleontologia, la geologia e la sedimentologia del Grande Fiume.
L'intensa antropizzazione ha cancellato ogni traccia del passato della pianura, ma gli strati alluvionali antichi e il loro contenuto in fossili, continuamente erosi e depositati dal fiume, costituiscono un archivio prezioso per ricostruire, come in un mosaico, la preistoria e la storia del nostro territorio e il Manuale di Paleontologia fluviale vuole inserirsi proprio in questo contesto.
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In Italia lo scavo e l’estrazione di fossili e di reperti archeologici sono attività illegali e vietate salvo concessione governativa e più precisamente della ‘‘Soprintendenza per i Beni Archeologici’.
Acquistare e collezionare fossili non è vietato, a patto di avere regolare certificato che ne afferma l’acquisto da un paese estero in cui la ricerca e la vendita siano consentiti (ad esempio Marocco o USA) e che il fossile abbia passato legalmente la frontiera. L’unica eccezione italiana è il sito di Bolca (VR), in cui da anni i proprietari del fondo possono vendere alcuni reperti che non vengono ritenuti necessari alla ricerca scientifica.
In Italia è si vietato scavare ed estrarre fossili, nessuno vieta però di cercarli. In particolare, nel fiume Po, dove i fossili si rinvengono sulle spiagge senza bisogno di alcun tipo di escavazione e le variazioni stagionali del livello delle acque possono compromettere l’incolumità dei reperti, la loro raccolta ai fini di una consegna ad un museo è la cosa giusta da fare.
La raccolta dei fossili avviene sempre a mano, senza alcuna attività di escavazione. In ogni caso, al momento del ritrovamento è sempre fondamentale conservare il fossile fino alla consegna in museo, nelle condizioni di umidità in cui è stato trovato senza pulirlo mai.
La preparazione dei fossili è un procedimento specialistico finalizzato sia alla conservazione museale sia alla ricerca. L’avventurarsi in preparazioni improvvisate, oltre a danneggiare o distruggere il reperto, porterà sicuramente alla perdita di informazioni utili ai fini dello studio.
In caso di ritrovamento si consiglia (sempre) di rivolgersi al più vicino museo specializzato.
Per informare al meglio il lettore appassionato, il manuale porta in appendice la legislazione vigente in material di raccolta e tutela dei beni paleontologici e archeologici dello Stato.
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Realizzato in formato tascabile, con carta impermeabile lucida, il manuale consta di una copertina semirigida sul retro della quale vi è una mappa del fiume Po nel tratto da Cremona a Casalmaggiore, con la localizzazione di tutte le barre fluviali, degli attracchi pubblici e delle località, al fine di garantire al turista geopaleontologico un facile orientamento.


Nell'interno copertina vi è una scala centimetrica per le misure generiche dei fossili sul campo e una lunga serie di schede tassonomiche rappresentative non solo di tutte le specie di mammiferi fossili ritrovati finora, tra i quali anche l’ultimo importante ritrovamento del Leopardo del Po, ma anche, per la prima volta, di fossili di invertebrati come molluschi marini, dulciacquicoli e insetti presenti nei sedimenti del fiume; di vegetali, e di alcuni tipi di reperti archeologici. Insomma una piccola guida pratica da portarsi in tasca per cogliere, al meglio, tutte le curiosità che il Grande Fiume è in grado di offrire.





 La prima presentazione ufficiale si svolgerà, a sorpresa, direttamente sul Po durante la crociera del 19 settembre che partirà nel pomeriggio da Isola Pescaroli. Una seconda presentazione avverrà in occasione del 20 settembre, nelle quattro crociere fluviali promosse dal Touring in partenza da Cremona, nelle quali Persico farà da guida naturalistica.

domenica 13 settembre 2015

NATURALIS (...)

(...) È un centro ricerca paleontologica olandese con annessa sezione espositiva.
Frutto di un lavoro di ricerca secolare, Naturalis è il risultato di una evoluzione mediante il raggruppamento di diversi musei naturalistici e paleontologici. Situato in un edificio di nuova costruzione, si trova nel quartiere di biotecnologie di Leiden, non lontano da industrie farmaceutiche, dal progetto Airbus, dalla NASA e dalla nuova facoltà di archeologia.
Naturalis è un centro di ricerca d’eccellenza che affianca, alla più grande collezione di mammiferi fossili quaternari, conservati in un adiacente grattacielo creato ad hoc, un settore museale espositivo estremamente moderno e accessibile.


Parte dei laboratori di ricerca sono collocati in una sezione visitabile e usufruibile dove non solo è possibile approcciarsi agli strumenti di ricerca, ma è anche possibile vedere ricercatori all'opera su microscopi, collezioni e terminali collegati ai database del Centro.



La sezione espositiva è innovativa e moderna. 
All'ingresso del museo il visitatore è accolto in un breve corridoio aperto nella hall centrale, ed accompagnato attraverso un breve percorso fino al centro della sala espositiva. Qui, su di una scrivania da laboratorio, è collocata una ampolla illuminata da periodiche scariche elettriche, collegata con cateteri ad altri contenitori. In essa si crea, riproducendo l'esperimento di Miller, il brodo primordiale dal quale ebbero origine le prime molecole organiche capaci poi di evolvere generando la vita.



Ci si accorge, sollevata la testa dell’interessante esperimento, di trovarsi al centro di un percorso a spirale, nei giri di spira del quale, tra fossili originali si percorrono le tappe dell'evoluzione biologica nelle varie ere geologiche, dagli albori al Quaternario. 
Da Miller alle prime cellule fossili, le stromatoliti, per poi passare attraverso l’Era primaria alla secondaria, il Mesozoico, con imponenti ricostruzioni di dinosauri che addirittura prevaricano nel secondo piano del museo, quello biologico.





Il criterio espositivo, apparentemente complicato all’inizio, si manifesta gradualmente percorrendo la spirale orizzontale della vita. 
Passo dopo passo, ci si ritrova, guardando il soffitto, in un intrico di tubi orizzontali e colonne che, dipartendosi dal medesimo centro, oltrepassano il soffitto del primo piano congiungendosi a forme di vita attuali. In orizzontale si percorre il tempo, in verticale si comprende la filogenesi dei viventi. E' una piacevole rivelazione per gli appassionati che, visitando il museo si ritrovano immersi nei tempi geologici e partecipi dell'albero filogenetico. Questo metodo espositivo fa del Naturalis uno dei più moderni ed innovativi musei mai visitati finora.


Pur non essendo estremamente grande, l’area espositiva è ben accessibile, ricca di reperti originali, integrata alla tecnologia ma senza eccessi. Essa è collocata in un edificio moderno, fatto di acciaio, vetro e legno che ricorda molto da vicino, in particolare nelle finiture e nelle trasparenze, il MUSE di Trento, ma con la sostanziale differenza che in questo caso il palazzo è stato creato per le collezioni di reperti e non viceversa. 
Le trasparenze e le strutture del moderno edificio, messe in secondo piano dalle collezioni, tendono gradualmente a scomparire man mano che il visitatore si addentra indirizzato su fossili notevoli, diorami, spiegazioni, indicazioni e curiosità.





Il vero tesoro del Naturalis però sono la ricerca e la conservazione dei reperti. Una torre altissima contiene la più grande collezione di mammiferi fossili del Mondo, per gran parte provenienti dal Doggerland, l’immensa pianura glaciale che si estendeva al posto dell’attuale Mare del nord, dalla Manica alla Gran Bretagna, fino alla Svezia, la Norvegia, la Danimarca, l’Olanda e la Germania.




I fossili sono stati e vengono tuttora recuperati mediante le reti a strascico per la pesca di pesci da fondale. Sui pescherecci arrivati in porto è infatti è possibile, ogni giorno, ritrovare per pochi soldi, ossa fossili di mammuth, megacero, rinoceronte, iena, orso ecc.




Anche le spiagge offrono importanti spunti di ritrovamento grazie al trasporto del moto ondoso, ma soprattutto al materiale che le costituisce. Si tratta infatti, per la maggior parte, di spiagge artificiali costruite con tanto di dune di retro spiaggia inerbate, di sedimenti dragati dal mare, contenenti già di per sé abbondanti quantità di fossili che piogge e moto ondoso contribuiranno a scoprire per la gioia dei cercatori.
Testimonianza dell’abbondanza paleontologica è la facilità con la quale si rinvengono i reperti. Una rapida visita di due ore, ad esempio, ha portato al ritrovamento di ossa e frammenti di zanne di Mammut.





Per l'appassionato e il ricercatore di Paleontologia del Quaternario, una visita al Naturalis e ai luoghi di origine dei fossili è una tappa obbligata da compiere almeno una volta nella vita.

lunedì 20 luglio 2015

LA SECCA DEL 2015



L'estate che sta per compiersi è certamente una delle più calde e secche che memoria d'uomo possa ricordare. Si susseguono sui media informazioni allarmanti sulla aggravante penuria di acqua in Pianura padana.
Articoli meteorologici rilevano anomali innalzamenti di temperatura del mare Mediterraneo che certamente avranno effetti sia nel breve sia nel lungo periodo.
Il Po sta attraversando un periodo di magra storico, caratterizzato dalla riduzione record di portata e dalla conseguente formazione di secche lungo tutto il suo corso. Le barre fluviali, sempre più estese, ricordano vagamente, per temperatura e dimensioni, piccoli deserti sparsi intorno ad un esile canale nella secca e sofferente pianura. Sembra, la golena, una piccola porzione di savana africana.
La primavera quest'anno è già ricordata per l'incredibile abbondanza di lucciole, mentre l'estate per l'esplosione della popolazione di tafani frequenti e fastidiosi sia in golena sia nei territori limitrofi.
La magra fluviale contribuisce ad esporre ingenti quantità di rifiuti, tollerati finché nascosti dalle acque del grande fiume, ma ipocritamente additati come scandalo non appena le coperta del Po si ritira esponendoli.
Si parla tanto, in questi giorni, di rilancio fluviale ma si devono prima fare i conti con vecchie infrastrutture rese obsolete dal tempo e dall'evoluzione del fiume, da un inquinamento giunto a livelli intollerabili (specialmente in penuria d'acqua) e dalla mancanza cronica di finanziamenti mirati e spesi con programmazione e parsimonia per opere di qualità.
In tutto questo scenario, la magra del 2015 sta contribuendo ad incrementare il numero di ritrovamenti paleontologici che andranno ad arricchire collezioni museali, memorie di antichi tempi caratterizzati da alternanze climatiche che ancor oggi si ripropongono. Seppur notevolmente accelerate dall'impatto antropico. 


Rari resti di elefante sono emersi nei giorni scorsi dal fiume, chissà se il clima spingerà di nuovo simili mammiferi a migrare in Europa...

domenica 24 maggio 2015

"Beautiful minds, beautiful hearts"


"Dopo una vita vissuta in questi studi, io mi chiedo: cos'è veramente la logica? Chi decide la ragione? La mia ricerca mi ha spinto attraverso la fisica e la metafisica, mi ha illuso e mi ha riportato indietro. Ed ho fatto la più importante scoperta della mia carriera. La più importante scoperta della mia vita. È soltanto nelle misteriose equazioni dell'amore che si può trovare ogni ragione logica. Io sono qui grazie a te. Tu sei la ragione per cui io esisto. Tu sei tutte le mie ragioni." [A Beautiful Mind]

(John Forbes ‪#‎Nash‬, 13 giugno 1928 - 23 maggio 2015)

Sono addolorato. Questo uomo è stato una delle menti più brillanti di sempre. Le sue teorie matematiche hanno rivoluzionato l'economia e influenzato la fisica, la chimica e le scienze naturali. La sua biografia (il genio dei numeri, ad opera di Sylvia Nasar) è uno dei più bei libri che abbia mai letto. A beautiful mind è uno dei film più belli che abbia mai visto. L'umanità perde un tassello importante e fondamentale per il proprio progresso. Sono addolorato.

Reference
l genio dei numeri. Storia di John Forbes Nash jr, matematico e folle. Nasar Sylvia, 2002, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

A Beautiful Mind. Universal Pictures, 2011. Regia Ron Howard, Principali interpretiRussell Crowe; Jennifer Connelly; Paul Bettany; Adam Goldberg; Judd Hirsch; Josh Lucas; Anthony Rapp; Christopher Plummer; Vivien Cardone.

sabato 18 aprile 2015

... E QUI CARTA CANTA!



Sembra di fluttuare in più dimensioni. 
Chi ha avuto la fortuna di vedere il film Interstellar avrà scorto, oltre alle sfaccettature della Teoria della relatività, un insieme si simbolismi finalizzati alla meditazione, alla comprensione di chi siamo, da dove veniamo e dove siamo diretti. Attraverso una libreria, quasi come fosse una tastiera per comunicare, un padre relegato dopo un incredibile viaggio interstellare in un’altra dimensione, si trova a dialogare con la figlia impartendole istruzioni fondamentali per la fuga da una Terra in declino, alla ricerca di nuovi mondi abitabili nello spazio. Così, ancora attraverso una libreria, “Carta canta” induce l’ascoltatore all’approfondimento culturale, scientifico, antropologico, geografico, letterario, di tradizioni e di ottima e multietnica musica.

(http://www.mepekebarba.it)

No, non è un disco qualunque quello dei Me Pek e Barba, è un opera d’autore eseguita in grande stile, con le qualità eccelse da cantautore che Sandro e Federico non devono ormai più dimostrare ad alcuno.
Apre le danze una melodia forte, dai toni zigani e balcanici che fosse stata scritta da Bregovic sarebbe oggi su tutte le radio in un tripudio di festa polistrumentale, etnica con forte connotazione letteraria. Dona l’apertura della canzone Paolo Rumiz, un sussulto di qualità che vien dopo la profonda prefazione di Erri de Luca ad impreziosire l’Opera. Alternanze di toni vocali e strumentali  raccontano di un viaggio verticale nell’Europa da San Pietroburgo a Istanbul, tra etnie ricche di tradizioni e terre da sempre cardine tra l’oriente e l'occidente. 
E’ il preludio ad un percorso che, una volta reso comprensibile dalle altre canzoni, continua ad essere geografico, ma spazia tra antiche civiltà, storie di personaggi o solo semplici persone, e donne preziose come gemme. Sono racconti genuini come le radici della Band, ancorate saldamente ad una terra piatta abitata da gente che non lo è. Sono le stesse radici locali raccontate da Giovannino Guareschi, quelle dei legni di Gino raccolti dalle piene del Grande fiume o quelle di gente incollata ed esultante davanti ad un televisore non proprio a colori del mondiale di Pablito Rossi.
Il folk si scatena con la voce magistrale del leader Pezzarossa contrastata, ma molto più spesso accompagnata ed arricchita, da interpretazioni melodiche di Michela Ollari, una voce vivace, brillante, carica di energia e sentimento che pochi cantanti possono vantare. 
Ma mentre l’album è un oggetto di rara raffinatezza grafica e musicale, l’interpretazione live della Band è qualcosa di molto più coinvolgente. E’ lo scatenarsi di un turbine di contenuti e suoni capace di contrastare la gravità, di catapultare dalla dimensione artistico letteraria a quella gioiosa delle amicizie, delle collaborazioni, dei sorrisi, della complicità, della crostata di prugne sfornata nel bel mezzo delle prove generali e della birra versata alla salute e a profusione. 

Carta canta è “solo” l’ultimo lavoro della Band di Roccabianca (PR). L’ultimo tassello di una discografia nata dalla golena del Po al ritiro della piena del duemila e poi evolutasi nel tempo. Un percorso influenzato da viaggi in pub Irlandesi, da letture impegnate, da temi selezionati e dalla rievocazione di tradizioni underground di cui la valle del Po è profondamente intrisa, ma che solo pochi raffinati osservatori (anche artisti) riescono a riportare alla luce dando occasione alla gente di passaggio di assaporarle, conoscerle, comprenderle e cantarle. 

Ma badate bene, non si immaginino questi artisti inavvicinabili in una asettica sala di incisioni. Si pensi piuttosto di trovarli questi ragazzi, in un giorno d'estate con i piedi sotto ad un tavolo di legno improvvisato in riva al fiume, all'ombra di un salice, ad affettare pane e salame, al ritmo del respiro di una fisarmonica, interpretando storie per gli amici o semplicemente per chi vuole ascoltare. Cantastorie.


mercoledì 4 marzo 2015

PALEOARTE ( e VERSI DAL SAPORE ANTICO)

(Dipinto di Emiliano Troco, Versi di Giovanna Salerno)


MARE ANTICO

Ammonite spiaggiata
di un quadro surreale
che le perdute sere rischiarate dal vento
hai abbattuto.
Mi porti nei colori
quelli densi e caldi
plachi le amare attese, desideri e fumi,
mi mandi suoni dall’eco di un vespro muto,
incanti dei nostri incontri
e silenzi e sguardi.
Dammi l’istante di poche sere
per lasciare messaggi
indecifrati e colti,
ricchi di note lontane e sapore di buono.
Dammi  pace
dopo tutto questo vivere
dell’anima,
donami l’abbraccio del cielo
e se piove sciogliti nelle ombre
del mio sguardo su di te.
Acqua eterea, elemento antico di vita,
specchiati di teneri fiori  e grovigli di intenti
e in quel momento
di estasi fluviale
dal solitario istante, 
pensami e non avremo più paura.



domenica 18 gennaio 2015

DARWIN DAY 2015: THE ORIGIN OF LIFE



Panspermia è la teoria secondo la quale i germi della vita, sparsi nell’Universo o in parti di esso, sono arrivati sulla Terra dove poi, in condizioni ottimali, hanno iniziato ad evolversi originando gli esseri viventi estinti e quelli tutt’oggi viventi.

Sarà questo il tema del DARWIN DAY 2015 del Museo Paleoantropologico del Po intitolato per l’appunto “The Origin of life”, l’origine della vita.
Attraverso le parole di quattro illustri relatori, scelti per le loro competenze scientifiche in relazione al tema proposto quest’anno, verranno percorse le tappe fondamentali dell’insediamento e dell’evoluzione della vita sulla Terra. 
Una mostra di pittura a tema dal titolo “L’Universo dentro di noi”, ad opera di Emiliano Troco, avvolgerà il pubblico in uno scenario astronomico a cornice della conferenza. Una esposizione di Meteoriti, tra le quali in esclusiva assoluta l’esemplare caduto nel 1808 a San Donnino (Fidenza-PR) e un frammento dell’aerolite di Alfianello (BS) (1883), permetterà ai visitatori di conoscere eventi astronomici e storici poco conosciuti e che da sempre incuriosiscono l’uomo.
Emiliano Troco, poliedrico artista di Cividale del Friuli, aprirà il Darwin Day 2015 con un intervento di presentazione della mostra di pittura ma anche di introduzione alle relazioni successive. Quali sono stati i principali eventi e le principali tappe che hanno portato la Terra ad assumere l’aspetto attuale? Immagini, musiche e parole coinvolgeranno lo spettatore spingendolo ad immaginare, come ci racconterà poi attraverso la sua relazione il Prof. Giovanni Vladilo dell’Osservatorio Astronomico di Trieste (OATs) (INAF) indagheremo, come avviene la ricerca di vita su pianeti extrasolari.
Ma è possibile ricercare tracce di vita extraterrestre senza l’invio di sonde spaziali o l’uso di megatelescopi? Assolutamente si, attraverso lo studio delle meteoriti giunte sulla terra e provenienti da luoghi lontani nello spazio. Quest’ultimo sarà il tema trattato dal Prof. John Robert Brucato dell’Osservatorio Astrofisico di Arcetri e Università di Firenze che ci condurrà attraverso lo studio delle meteoriti per la ricerca di tracce organiche quali prove della Teoria panspermica.
Concluderà la mattinata scientifica Mauro Mandrioli, Professore Associato di Genetica dell’Università di Modena e Reggio Emilia, che illustrerà i passaggi evolutivi delle prime forme di vita e le interazioni simbiontiche che ne hanno favorito il successo.

Ricerca scientifica, esplorazione spaziale, origine della vita, arte e cultura costituiranno un Darwin Day 2015 all’insegna del progresso tecnologico e dello studio di un tema, quello dell’origine della vita, mai direttamente affrontato da Charles Darwin, ma logica conseguenza alla conclamata conoscenza del processo di evoluzione della vita sulla Terra. 
Da dove veniamo? Cosa ha innescato la mutabilità delle specie? Quale percorso ha subito la Terra in questi pochi miliardi di anni di vita? Sono tutte domande importanti, a cui la scienza sta cercando di rispondere con logica determinazione. Nella certezza che Sir Charles Darwin sarebbe fiero del progresso scientifico raggiunto per rispondere a questi temi, celebriamo, come ormai da tradizione, un nuovo Darwin Day degno del miglior compleanno.
Tanti Auguri Charles.

giovedì 15 gennaio 2015

LA VITA SULLE ALI

Macrocilix maia è l'unica specie animale al mondo con una scena di vita naturalmente rappresentata sul corpo.
Non si tratta di un mimetismo criptico finalizzato ad imitare per esempio una foglia, un bastone, un altro insetto o degli escrementi; ma di un mimetismo “batesiano” nel quale non si imita una specie sgradevole o pericolosa, bensì una scena che, come in un dipinto, rappresenta uno scorcio di vita entomologica. 


Se si guarda con attenzione da sopra una Macrocilix maia si ha la perfetta illusione di vedere due mosche dagli occhi rossi che si nutrono di sostanza organica, escrementi di uccelli. Una scena che presuppone una situazione insalubre, con decomposizione in corso, utile a mantenere a distanza uccelli predatori, aumentandone le possibilità di sopravvivenza.

Non è raro, inoltre, vedere questa falena posarsi in prossimità di escrementi, attuando un comportamento capace di intensificare il camuffamento.

Oltre alla colorazione e al comportamento, la falena intensifica la propria difesa emettendo, se sottoposta a pericolo, un odore acre, simile appunto a quello degli escrementi degli uccelli.
Questa specie, delle dimensioni fino a cinque centimetri di lunghezza, è distribuita in un vasto areale che comprende l’India, il Giappone, Taiwan, la Corea, la Cina, la Malesia, Sumatra e il Borneo.

Post interamente tratto da:
http://www.medioambiente.org/2015/01/el-unico-animal-del-mundo-que-pinta-una.html?m=1

mercoledì 14 gennaio 2015

DARWIN DAY 2015 - SAN DANIELE PO (CR)


E' un Darwin Day diverso, fuori dagli schemi, quello che il Museo Paleoantropologico del Po propone per il 21 febbraio 2015.
Si parlerà dell'origine della vita, della ricerca della vita su pianeti extrasolari, della ricerca di molecole organiche nelle meteoriti, di panspermia, di simbiosi ed evoluzione della vita terrestre.
Durante la conferenza sarà possibile visitare un'esposizione di meteoriti con l'eccezionale presenza degli aeroliti di Alfianello (BS), caduto nel 1883, e San Donnino (Fidenza PR), caduto nel 1808. La conferenza, si svolgerà nella sala G. Tortini del Museo, allestita, per l'occasione con una spettacolare mostra di dipinti a olio con tema l'astronomia, ad opera di Emiliano Troco.
Nell'universo siamo soli? 
Da dove proveniamo? 
Esiste la vita oltre la Terra? 
Quali sono state le prime forme di vita terrestri?
Come si sono evolute?
Questi ed altri quesiti sono i temi della conferenza che il DARWIN DAY 2015 propone con la presenza di Emiliano Troco, del Prof. Giovanni Vladilo, del Prof. John Robert Brucato e del Prof. Mauro Mandrioli.
Non mancate. Non ve ne pentirete.

lunedì 5 gennaio 2015

IL LEOPARDO DEL GRANDE FIUME

E’ stato ritrovato e consegnato al Museo Paleoantropologico del Po, qualche tempo fa, un preziosissimo fossile di felino, probabilmente di leopardo (Panthera pardus Linnaeus, 1758).
Il fossile, in perfetto stato di conservazione, è stato ritrovato su di una spiaggia del Po, tra Spinadesco e Cremona, da Renato Bandera, conoscitore del fiume, vogatore e anche raccoglitore di fossili di lunga data ed esperienza.



Il reperto, consegnato al Museo Paleoantropologico del Po con la convinzione che potesse trattarsi di un osso umano, al quale effettivamente assomiglia, è risultato invece essere una rarissima tibia di felino.
Da un’analisi morfologica comparativa eseguita in museo e da un confronto con il Prof. Martin Sabol, esperto di felini dell’Università di Bratislava che studierà con me e con Simone Ravara il fossile, si è ipotizzato che, essendo l’osso di particolari dimensioni (circa 230 mm), questo sia troppo piccolo per un leone delle caverne e piuttosto grande per un leopardo. L’osso quindi potrebbe appartenere ad una femmina di leone delle caverne (Panthera Leo spelaea Goldfuss, 1810), o molto più probabilmente ad un maschio adulto di leopardo appunto (Pantera cf. pardus).
I risultati dello studio del reperto saranno probabilmente presentati in un poster all’”International Cave Bear Symposium 2015” presso Leiden, in Olanda il prossimo settembre.
Il ritrovamento effettuato da Bandera, si colloca in uno scenario paleofaunistico nel quale i carnivori, specialmente i felini, risultano poco rappresentati. Questo dato è imputabile al basso numero di esemplari di predatori rispetto all’elevato numero di prede (erbivori), e alla scarsità di ossa di ridotte dimensioni che possono fossilizzare, quindi conservarsi nel tempo. Inoltre c’è da considerare anche la difficoltà nel riconoscere queste ossa post craniali che spesso vengono confuse con altre specie, quindi snobbate e non raccolte.
In questo caso Renato Bandera ha raccolto il reperto, lo ha consegnato al Museo di San Daniele Po dove, da un confronto comparativo, specialmente con lo scheletro di un gatto domestico, con immagini di tibie fossili di puma (Puma concolor Linnaeus, 1771) gentilmente offerte da un collezionista americano, e dal consulto con alcuni studiosi italiani, si è ristretto il campo alle due specie feline presenti nel tardo Quaternario padano, il leone speleo e il leopardo appunto. Una biometria sommaria tra lo scheletro di un leopardo attuale e la tibia fossile ha permesso di dare credito all’ipotesi leopardo, poi confermata dal Prof. Sabol.
Come sempre succede, per i fossili del Museo Paleoantropologico del Po, anche questa volta l’illustrazione della ricostruzione paleontologica è affidata al paleoillustratore Emiliano Troco di Cividale del Friuli, col quale il museo collabora già da anni.
Il reperto, già inventariato nella collezione del museo di San Daniele, va ad arricchire un importante gruppo di reperti di straordinario valore espositivo e di importante spessore scientifico. Tra i fossili più prestigiosi ricordiamo l’unico osso frontale di uomo di neanderthal rinvenuto in Pianura Padana, il cranio di rinoceronte di Merck più grande d’Europa, e il gigantesco femore di elefante antico, il fossile più grande mai rinvenuto nei sedimenti del Po. Fossili unici per stato di conservazione, dimensioni e rarità, nei quali il Leopardo,  unico ritrovamento segnalato nei sedimenti del Po, troverà giusta e valorizzata collocazione.

(ricostruzione di Emiliano Troco, biro su carta)