martedì 16 maggio 2017

LA NUOVA PIAZZA DEL MERCATO DI SAN DANIELE PO


L'edificio denominato Ex Ammasso del grano risale al 1939.
La sua costruzione fu oggetto di numerosi dibattiti e contrasti, soprattutto perché c'era chi ne avrebbe preferito l'edificazione nel comune di Cella Dati; alla fine, anche in considerazione del forte quantitativo di frumento prodotto annualmente nella zona di San Daniele Po, si optò per costruirlo nel comune rivierasco.
L’edificio è costituito da un solo piano fuori terra di 1.131 mq, con un volume di 14.995 mc; il fabbricato insiste su un'area di circa 5.800 mq. La struttura portante è ad archi reticolari in calcestruzzo armato (con fondelli in laterizio) di forma parabolica poggianti su fondazioni continue in cemento armato; i muri di facciata sono in laterizio, con nervatura in cemento armato, per uno spessore di circa 60 m.
All'interno, sul perimetro, per un'altezza di 4 metri, sono eseguiti muri in calcestruzzo armato a sostegno della spinta delle granaglie. In tempi più recenti fu costruita una contro-parete interna con elementi in cemento armato prefabbricati, allo scopo di creare una camera perimetrale di ventilazione tale da favorire l'essicamento del grano. Il pavimento è dotato di cunicoli che consentivano l'insufflazione dell'aria calda o fredda per il buon mantenimento delle granaglie depositate.
Sulla facciata principale (nord) era presente una apertura (ora tamponata ma visibile per la presenza della cornice in laterizio) che costituiva il punto d'ingresso del grano: i carri si accostavano esternamente a tale apertura, su cui pare insistette una rampa, e il grano veniva scaricato manualmente all'interno dell'edificio.
Attualmente, le aperture ai lati est e ovest sono chiuse da saracinesche in elementi metallici a rotolo a comando elettrico, protette da pensiline della sporgenza di 4 metri costituite da mensole in cemento armato ancorate agli archi di copertura.
Il manto della copertura e delle pensiline laterali e di facciata è in lastre ondulate di colore rosso, oggetto di un recente intervento di manutenzione straordinaria con il quale sono state eliminate le preesistenti lastre in fibra di amianto. L'edificio è dotato di impianto elettrico per l'illuminazione interna e per la forza elettromotrice.
Attualmente, l'edificio, di proprietà del Comune di San Daniele Po, è utilizzato come magazzino per il ricovero di mezzi e di altri beni pubblici.
Esso si colloca nella nuova Piazza del Mercato, un'area ricavata dalla riqualifica delle pertinenze dell'edificio in oggetto e della Pesa pubblica.
Il piazzale, suddiviso in due parti da una recinzione, era utilizzato in passato per il carico e lo scarico delle granaglie, nonché per il transito dei mezzi con carichi da pesare.
L'area più a nord, adiacente alla sede stradale provinciale, vedeva la collocazione della Pesa pubblica, struttura costruita negli anni '50 in sostituzione di quella originale collocata all'ingresso di via Cantone.
La Pesa pubblica venne utilizzata da agricoltori, artigiani e piccole industrie del paese, e in particolare dal prestigioso Acetificio Galletti, il più antico d'Italia, che ancora oggi è inserito nel tessuto urbano di San Daniele Po a nord est della nuova Piazza.
La riqualificazione dell'intera area e dell'Ex Ammasso del grano è frutto di un intervento di manutenzione straordinaria realizzato a stralci dal Comune di San Daniele Po nel corso degli anni 2009-2018.
Il piccolo edificio al centro della Piazza è l'ex cabina di manovra della Pesa Pubblica e la sua riqualificazione è avvenuta grazie al contributo di esercenti e imprenditori di San Daniele Po.

Nuova Piazza del Mercato di San Daniele Po
(Foto di Mancio Manciovis)

martedì 18 aprile 2017

G. VERDI, IL PONTE SUL PO


Nel 1919, per la precisione il 20 febbraio, veniva indetta dall’Amministrazione comunale di Roccabianca un’importante adunata di comuni della Provincia di Parma per associarsi ai voti emessi in quei giorni da Enti, Comuni e personalità del Cremonese, allo scopo di ottenere l’esecuzione di un ponte sul Po.
Sul finire dello stesso anno venne istituito il Consorzio per la strada Pescarolo-Isola Pescaroli tra i comuni di San Daniele Ripa Po, Cella Dati, Pieve S. Giacomo, Cicognolo, Vescovato e Pescarolo.
Assicurati dal Governo e dalla Provincia che non sarebbero mancati aiuti, questi comuni si unirono in un Consorzio e deliberarono la costruzione di una strada destinata ad allacciare con un Ponte sul Po la Provincia di Cremona e quella di Parma.
A tale scopo furono indette frequenti riunioni presso le sedi Provinciali di Parma e Cremona.
L’On. Giuseppe Micheli di Parma, allora Ministro dei Lavori Pubblici, ne fu interessato e in una riunione del 14 febbraio 1921 tenuta nella sede del Genio Civile di Parma, espresse parere favorevole, riconoscendo l’utilità pubblica di tale opera. I lavori politici e le trattative continuarono col governo in carica che si arenò però con la transizione al Fascismo, il quale per non lasciar traccia di esso, seppellì nell’oblio la bella iniziativa di quei comuni socialdemocratici, proprio quando sembrava imminente, per interessamento dell’allora Ministro del LL. PP. On. Micheli, la costruzione di un ponte fisso tra Ragazzona e Isola Pescaroli.
Nel 1934 ci fu un tentativo di ripresa delle trattative da parte dell’Ing. Carlo Pasetti, Podestà di Roccabianca, ma in seguito ai fatti bellici (Guerra d’Etiopia) il progetto fu ostacolato e dimenticato.
Negli anni dell’invasione Isola era diventata un arsenale di traghetti. I tedeschi vi avevano creato il loro centro di smistamento truppe ed era stato designato e allo scopo fortificato come il punto centrale di raccolta delle truppe in fuga dalla Via Emilia, dopo la rottura dei vecchi ponti sul Po.
A liberazione avvenuta, gli abitanti di Isola Pescaroli recuperarono il traghetto che, riparato, fu messo in funzione; il traffico era tutto normale a quello che avveniva al porto di Cremona.
Nel 1945 il Sindaco di Roccabianca, Angelo Tonna, riprese in esame, con molto entusiasmo, il vecchio progetto.
Il 20 aprile 1946 convocò i sindaci dei comuni cremonesi di San Daniele Ripa Po, Sospiro, Pieve S. Giacomo, Cella Dati, Cingia de Botti, Motta Baluffi, Castelponzone, San Martino del Lago ed altri, nonché i comuni interessati della Provincia di Parma per discutere del seguente argomento: Installazione provvisoria di un Ponte di chiatte sul Po. Dopo una lunga discussione, all’unanimità, i sindaci diedero la loro adesione delegando Tonna alla ripresa delle diverse pratiche con un rappresentante del Comune di San Daniele e cioè il parroco di Isola Pescaroli Don Martino Aletti.
Il 10 settembre 1946 Tonna inviava una lettera all’On. Romita, Ministro del Lavori Pubblici. Era l’inizio della pratica per un ponte in chiatte a Ragazzola (PR).
Nel 1947 anche il comune di Roccabianca si associava al Consorzio per la strada Pescarolo-Isola Pescaroli.
Il 5 agosto 1948, il Sindaco Carlo Damiani di San Daniele Ripa Po, per il Consorzio Pescarolo-Isola Pescaroli, invitava presso lo studio dell’Ing. Soldi in Cremona la Giunta Esecutiva del Consorzio e il Sindaco di Roccabianca “per deliberare il collocamento del ponte in chiatte di Isola Pescaroli”.
Il 7 agosto 1948 intanto, l’On. Cappi avvisava gli amici di San Daniele d’aver interessato della cosa il Ministro Tupini.
Don Martino Aletti, insieme al rappresentante della Democrazia Cristiana di San Daniele Ripa Po , il Sig. Aristide Marabotti, come rappresentante del Consorzio della strada Pescarolo-Isola Pescaroli, era a Roma per sottoporre al Ministro dei Lavori Pubblici la domanda per la cessione del ponte in chiatte di Cremona, reso ormai inutile dalla costruzione del ponte in Ferro.
Si stava imbastendo una trattativa politica nella quale comuni socialcomunisti proponevano i loro intenti al Governo attraverso un rappresentante democristiano del territorio. La proposta venne presentata a Roma come l’opportunità da parte della Democrazia Cristiana di raggiungere un risultato fondamentale per l’economia della bassa cremonese e parmense raccogliendo consensi tra l’opinione pubblica spendibili alla prossima campagna elettorale.
Nel 1955 viene edificata a Isola Pescaroli la chiesa parrocchiale in stile romanico moderno su progetto dell’architetto Vito Rastelli di Cremona. E’ il primo santuario d’Italia dedicato alla Madonna della Fiducia. Dieci anni dopo la Madonna della Fiducia viene incoronata Regina del Po.
Il 3 settembre 1948 il sindaco di San Daniele Po inviava alla commissione Tecnica per il Collocamento del Ponte in chiatte, una relazione del Consorzio affermando che solo una collocazione a Isola Pescaroli avrebbe assicurato un congruo collegamento a tutti i principali centri della bassa cremonese tra Cremona e Casalmaggiore, sottolineando in particolare le potenzialità economiche di una simile opera.
Da Roma il 7 settembre 1948 l’avv. Cappi scriveva a Don Martino Aletti la risposta del Ministro Tupini, aggiungendo: “l’importante è che - data la buona disposizione del Ministro - i tecnici dicano che la località migliore, sia pure di poco, sia Isola Pescaroli rispetto Polesine e Zibello”.
Il 20 settembre la Segreteria della Democrazia Cristiana di Cremona scriveva a Don Martino che il Partito ne era direttamente interessato e che la cosa stava prendendo un aspetto politico.
Il 21 settembre 1948 la Commissione si riuniva nella sede di Parma del Genio civile, indicando la possibile acquisizione non di un ponte in chiatte, bensì di due, quello di Cremona più grande, da collocare a Zibello e quello di Piacenza, più piccolo, per Isola Pescaroli.
Il 16 novembre 1948 il sindaco di San Daniele Po, Carlo Damiani, Presidente del Consorzio Pescarolo-Isola Pescaroli, inviava al Ministro una missiva nella quale ribadiva la necessità di un ponte in grado di sostenere il traffico e l’ampliamento economico dell’intera bassa cremonese e Bresciana. Ciò nonostante l’On. Giulio Andreotti  rispondeva informando Don Martino Aletti della decisione ormai presa di collocare il Ponte in chiatte di Cremona a Zibello, facendo transitare la strada di collegamento attraverso il comune di Pieve d’Olmi.
Don Martino era tornato da Roma con le pive nel sacco; dall’altra sponda un altro parroco, Don Celso Ghiozzi di Zibello, pareva averla spuntata ottenendo il ponte su chiatte proprio davanti alla sua parrocchia parmigiana.
Trattative politiche e screzi “da prete” si susseguono per alcuni anni finché il Po decise di porre fine ai litigi inondando la golena con la piena del 1951. Le chiatte vennero messe a riparo ma il consorzio decise di sciogliersi impossibilitato a trovare un comune accordo.
Al suo posto si costituì, nel 1962 un Consorzio interprovinciale, formato dalle Provincie di Parma e di Cremona e dai comuni di Roccabianca e San Daniele. L’idea fu quella di riallineare le chiatte salvate e di impostare un progetto di traghetto che trovò consenso da parte della Prefettura e delle provincie che assicurarono un contributo per il funzionamento del traghetto stesso.
Se non si fossero incontrati tutti quegli ostacoli, il Consorzio Pescarolo-Isola Pescaroli avrebbe potuto usufruire della legge 22 novembre 1962, n. 1708, approvata dal governo, che stanziava oltre 5 miliardi di lire per sostituire tutti i ponti in chiatte con più stabili ponti in cemento armato.
Fu invece solo nel 1969 che l’Amministrazione provinciale di Parma iniziò la progettazione ottenendo, grazie all'ex sindaco Cav. Tonna, un primo stanziamento da parte del governo di circa 1 miliardo di lire per la costruzione del ponte.
L’Impresa Lodigiani di Milano si era aggiudicata l’asta per l’assegnazione dei lavori pubblici per la realizzazione del nuovo ponte ma l’inizio dei lavori venne ritardato subito di due anni per la forte opposizione da parte di un’altra Impresa rivale.
I finanziamenti delle due Regioni e delle Provincie di Parma e Cremona arrivarono molto lentamente rispetto al forte aumento dei prezzi; tuttavia la ditta Lodigiani non sospendeva i lavori portandoli a termine con la garanzia e sicurezza di pagamento degli Enti Pubblici.
Il Ponte venne inaugurato l’8 marzo 1980: 65 campate, 213 pali, 18.000 mc. di calcestruzzo e Kg. 2.506.537 di ferro e acciaio.
Al completamento dell’opera il “Risveglio” in data 15 settembre 1979 scriveva: “Il ponte è ben fatto, è solido e imponente; le travi in cemento pesano 900 q. l’una e formano una campata che poggia su tre grossi piloni, anziché su un monoplano come si usa oggi con una struttura semplice. Le pile in acqua sono doppie e perciò la pesante travatura è sostenuta da ben 6 pali o pilastri che sono enormi cilindri, che fanno ricordare le grandi colonne degli antichi templi (…).
Il Ponte che inizia a Isola Pescaroli e finisce a Ragazzona passando per la frazione di Pieveottoville di Zibello, è lungo 2513 m”.
(Amos Aimi e Aldo Copelli, 1989. Breve storia del Ponte sul Po di Isola Pescaroli-Ragazzola. Pagine padane N.1. A cura de "Il Risveglio").
2 maggio 2017 il Ponte, che versa in pericolose condizioni di instabilità strutturale, dopo un troppo prolungato periodo privo di manutenzioni straordinarie, deve essere restaurato profondamente. 
Come accaduto durante tutta la sua storia dal 1919 al 1980, anche oggi discussioni, aspirazioni politiche, screzi e trattative si susseguono complicate per stanziare fondi ed iniziare i lavori di sistemazione.
La passata storia travagliata si presenta avvincente. Nomi importanti come Don Martino Aletti, il sindaco Tonna e il sindaco Carlo Damiani sono stati determinanti per giungere alla progettazione e alla realizzazione del Ponte. La situazione politica è profondamente mutata da allora, ma le dinamiche, seppur meno nobili e chiare, appaiono ancora le medesime.
Quello che verrà detto domani 18 aprile 2017 sul Ponte Giuseppe Verdi da una aggregazione dei sindaci di San Daniele Po, Roccabianca e Zibello, sarà una richiesta di intervento strutturale di buon senso. Non è possibile intervenire drasticamente chiudendo il ponte per diversi mesi. Ciò che sottolineava Angelo Tonna nel 1947 del pericolo di vedere oltre 400 giovani padri di famiglia disoccupati a causa della non volontà a procedere col ponte in chiatte, mettendo in crisi l’economia locale, è ciò che ancora oggi toglie il sonno ai tre sindaci coinvolti nella presente trattativa. Mentre prima del ponte si susseguivano ipotesi di sviluppo economico, oggi queste ipotesi sono una chiara realtà che una chiusura più o meno prolungata può mettere a repentaglio.
Intervenire sul ponte è indispensabile, pensare ad un intervento capace di coniugare sicurezza, efficienza nei lavori e tutela dei cittadini e delle economie, da parte delle Provincie e delle Regioni, è tassativamente necessario.

Il 26 aprile 2017, in Regione Lombardia a Milano si svolgerà un tavolo congiunto tra comuni, provincie e regioni al fine di trovare una soluzione capace di accontentare tutti. Sperando che la necessità dei cittadini prevalga su tutto.

domenica 5 marzo 2017

LOBI BATEBA FIGURA PUMBIIRA


I Lobi sono un'etnia di ceppo bantu dell'Africa occidentale ancora legati (nella miriade di piccoli villaggi interni) alle antiche tradizioni tribali e culturali .

Etnia Lobi (http://www.panoramio.com/photo/50856868)

L’etnia Lobi è concentrata nella parte sud-orientale del Burkina Faso, ma è presente anche in Costa d’Avorio e in Ghana. Di probabile origine meridionale (nord del Ghana), i Lobi attraversarono il Volta Nero nella seconda metà del 18° secolo.

Sono una popolazione dedita all’agricoltura, alla lavorazione dei metalli e abile nella lavorazione della ceramica.
Essi costruiscono manufatti d’uso domestico ma anche sculture intagliate nel legno e talvolta nell’osso. Questi oggetti artistici hanno una valenza culturale, religiosa, rituale. Secondo la loro credenza le Figure Pumbiira servirebbero a proteggere da entità maligne.
Per questo le piccole figure Pumbiira vengono utilizzate come ciondolo da appendere al collo dei bambini o anche alle loro culle.
***
Il manufatto riportato nella fotografia di seguito, è una piccola (98 mm) figura scolpita in osso (probabilmente avorio), rinvenuta su di un banchetto etnico presso il mercato dell’antiquariato di Piazza Matteotti a Genova.


(Collezione privata)

REFERENCE

http://libroafricano.blogspot.it/2015/01/lobi-figura-amuleto-ciondolo-pumbiira-o.html
http://www.treccani.it/enciclopedia/lobi/

giovedì 2 febbraio 2017

PESCATORE



"Primo sono un pescatore, mi piace il fiume, siamo un’unica cosa praticamente.
Una vita imperniata nelle stagioni del Po. I pesci da pescare, le chiocciole da raccogliere, le anguille che risalgono, i cefali che poi muoiono nelle lanche a fine estate, le anatre che fanno il nido nel frumento, i pioppini che non ti dirò mai dove ho trovato ma che ti dono volentieri.
Conosco il Po perché ci ho vissuto tutta la vita: fidati che questa piena non farà danni e che defluirà perché al centro del letto non c’è più il culmine.
Stamattina ti ho svuotato la barca dall’acqua del temporale, so che tu lavori e io dovevo salirci per pescare, mica posso aspettarti… che quando c’è ancora buio all’attracco non c’è nessuno. Ci sono  solo i cormorani a quell’ora. E si pesca bene.
Ricordati che le esche giuste stanno sempre nel corpo dei pesci che vuoi catturare. Devi pulirli  i pesci se vuoi capire le loro abitudini, il loro comportamento, come e quando si nutrono e dove li devi cercare.
Per il pesce gatto oramai ci vuol pazienza, che tre bei pesci sono già una bella parte… e ci si può accontentare.
Succede che oggi non ho preso niente, ma infondo che importa. Il pesce che non ha abboccato oggi è pronto per domani perché nel Po  sta bene e comunque sono stato quattro o cinque ore sul fiume, quindi è una bella giornata. Freddo eh?!, che ci vogliono due maglioni, due giubbotti e le calze di lana sotto le braghe, che la primavera è falsa: sembra una stagione calda ma il mattino presto è come l’inverno. Ma guai a  toglietemi il Po al mattino presto. Ne morirei".


Ciao, Primo, è assurdo. Mi sembravi immortale.

lunedì 30 gennaio 2017

TRILOBITI

Trilobiti, oltre ad essere una splendida raccolta di racconti di Breece D'J Pancake, è anche il gruppo paleontologico dal quale mi sono sempre tenuto più alla larga.
Non per disprezzo di questi artropodi fossili fantastici, quanto per la esagerata frequenza di fregature che si celano dietro questi piccoli organismi pietrificati.
Circa vent'anni fa comprai un trilobite con l'intento di utilizzarlo in una piccola mostra di paese per stupire il pubblico e far conoscere una delle specie fossili più antiche. Il "fossile" sortì l'effetto desiderato nel pubblico ma accresceva in me il sospetto che qualcosa in esso non funzionava. Armato di scalpello quindi decisi di sacrificare le mie 80.000 Lire da poco guadagnate e investite per verificare l'attendibilità scientifica del reperto scoprendo tristemente di essere stato truffato. La rabbia per la truffa subita però era subordinata anche al mal torto che sentivo di aver involontariamente dato al pubblico appassionato della mostra, raccontando loro con passione di vita, morte e miracoli di quello che poi si dimostrò un falso calco in resina.
Da allora non ho mai più voluto acquistare un Trilobite. Per ripicca ma anche per il timore di un'altra fregatura.
Fino alla scorsa settimana.
Personalmente penso di potermi definire (ironicamente) un tipo paleosessuale, nel senso che in genere scelgo i fossili che entreranno a far parte della mia collezione dal loro sex appeal, da quelle forme e sinuosità arcaiche capaci di sorprendere, di eccitare, di colpire al primo sguardo.
Ecco, questo è quello che è successo la scorsa settimana, quando su Fb è stato postato un link che riprendeva la pagina di vendita online del sito www.trilobiti.com.


9,5 centimetri di diametro per 23 centimetri di lunghezza di uno splendido trilobite avvolto su se stesso.
Dopo 5 minuti dalla pubblicazione del post, contatto il titolare in chat su fb per chiedere, diffidente, ulteriori dettagli sul fossile. Prezzo intrattabile perché il fossile è completo, integro, non ritoccato e grande. Una rarità insomma.
Giampaolo di Silvestro è il Ceo di Trilobite Design Italia. Lo conobbi per caso attratto dalla sua splendida esposizione di fossili ad un Mineral show. Inevitabile quindi fermarsi, osservare, parlare, condividere passioni e conoscersi. E da subito scatta la stima.
Giampaolo è un ragazzo sincero, esperto, preparato, competente ma soprattutto ONESTO. Le descrizioni dei fossili in vendita nel sito sono precise e puntuali, corredate di immagini mai ambigue. 
Dopo alcune domande di rito sul fossile esposto da poco sul web decido di soddisfare la mia crescente paleovoglia e di promuovere il Parahomalonotus calvus quale nuovo membro della mia collezione. Il suo compito sarà quello di rappresentare degnamente la categoria dei Trilobiti nella collezione, ma anche quella di esemplificare ai miei studenti la morfologia, l'anatomia, l'ecologia e l'etologia del gruppo.
Rassicurato da Giampaolo entro nel sito (www.trilobiti.com) e procedo all'acquisto. 
Il sito è immediato, preciso e ricco di dettagliate informazioni capaci di guidare anche il più inesperto acquirente. Immediatamente si ha la percezione di trovarsi di fronte ad una collezione raffinata, di specie ricercate, fossili accuratamente preparati nei minimi dettagli.
Pochi minuti di inserimento dati o, se il pagamento avviene con Paypal, pochi secondi per cliccare un tasto. 
Istantaneamente al pagamento arriva una email di conferma dell'acquisto che precisa modalità e tempi di spedizione.
In sintesi: acquisto avvenuto venerdì notte, ricezione del fossile perfettamente imballato e corredato di fattura lunedi mattina alle ore 10.00 tramite corriere con spedizione tracciata.
Credo sia sufficiente questo per sottolineare la preziosità di una simile giovane azienda italiana, eccellenza nel garantire consulenza paleontologica, affidabile, che punta alla qualità, anche attraverso competenze nel restauro e nella preparazione.
Questa recensione, del tutto disinteressata (giuro che non mi ha scontato un centesimo) è mossa unicamente dalla piacevole sorpresa di aver conosciuto a fondo una così valida realtà aziendale. Ce ne fossero.
Complimenti Giampaolo, continua così. 



domenica 18 dicembre 2016

DARWIN DAY 2017 - LE INNUMEREVOLI FACCE DELLA TEORIA

Il Darwin Day 2017 del Museo Paleoantropologico del Po di San Daniele Po sarà una conferenza all'insegna della multidisciplinarità. 
La Teoria dell'evoluzione per selezione naturale sarà il tema centrale della conferenza che vedrà relatori come Giuseppe Fusco, biologo evoluzionista dell'Università di Padova, Dawid Adam Iurino, paleontologo de la Sapienza di Roma, Donato Grasso, zoologo dell'Università di Parma e Giulio Sandini, docente di robotica e Direttore del Dipartimento di Robotica dell'Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, descrivere, attraverso personali presentazioni, alcune delle innumerevoli facce attraverso le quali si manifesta la teoria.
Come si è evoluta nel tempo la teoria di Darwin?
Che ruolo hanno assunto le nuove tecnologie di indagine paleontologica nello studio dell'evoluzione?
Superorganismi: quando l'unione, come negli insetti, fa la forza?
Che ruolo ha l'evoluzione biologica nell'avanzamento del progresso tecnologico dei robot?
Queste ed altre domande sono le chiavi di lettura di una conferenza che per la prima volta si appoggia alle fondamenta del darwinismo per cercare di interpretare il presente e proiettarsi nel futuro.
DARWIN DAY 2017: LE INNUMEREVOLI FACCE DELLA TEORIA.


venerdì 4 novembre 2016

PALEONTOLOGIA URBANA NEL CENTRO DI CREMONA

La Paleontologia urbana è una sorta di ricerca paleontologica nei centri abitati.
Storicamente, ma non solo, gli edifici sono stati costruiti impiegando materiali lapidei di pregio caratterizzati dalla loro colorazione, dalla duttilità di lavorazione, dalle caratteristiche di resistenza agli agenti atmosferici e da altre peculiarità proprie delle rocce, molto utili per ricavarne caratteristiche di esclusività degli edifici.
E' proprio grazie all'impiego delle rocce come materiali edili ed elementi architettonici, che l'attento osservatore può imbattersi, passeggiando in città,  in resti fossili incastonati nei monumenti, nelle pareti di un palazzo o nel pavimento di un portico.
Il file pdf che viene qui di seguito messo a disposizione serve proprio a questo, a guidare gli appassionati che vogliono cimentarsi in una piccola e divertente ricerca paleontologica a Cremona (ma in futuro chissà quali altri centri abitati potranno essere "paleo" descritti).
Basta accedere attraverso il link di seguito riportato, scaricare gratuitamente il file, aprirlo sullo smartphone o sul tablet o perchè no, stamparlo in formato quaderno e partire.
Il percorso ha inizio in Piazza Marconi, sopra il comodo e omonimo parcheggio sotterraneo, e si snoda attraverso un itinerario di 18 tappe per circa  1 ora di attività. Lo scopo è ritrovare i fossili indicati in guida, imparare a distinguerli leggerndo le spiegazioni ed impegnarsi a ricercarne altri, magari segnalandoli poi alla pagina facebook "Paleontologia urbana"(https://www.facebook.com/Paleontologia-Urbana-1610337389235761/) al fine di integrare la guida arricchendola nel tempo.
Paleontologia urbana è una sorta di turismo underground che solo un attento osservatore può permettersi!

DOWNLOAD

BUON DIVERTIMENTO!!!

domenica 9 ottobre 2016

CACCIA (fotografica) DI CERVI PRESSO VAL GRANDE, PASSO DELLO STELVIO (BS)

A volte val la pena guardare dietro l'angolo per scoprire di avere l'opportunità di fare eccezionali esperienze naturalistiche. E' il caso della Val Grande, sopra Vezza d'Oglio (BS) nel Parco dello Stelvio. 
A poche ore da Cremona, su per la Val Camonica, è possibile partecipare ad escursioni ben organizzate dalla Proloco e dalla Casa del Parco alla scoperta di un patrimonio naturalistico italiano di eccezionale pregio.
Qualche ora di cammino, per nulla faticoso, per addentrarsi nella stretta e lunga Val Grande. 
In settembre e ottobre, questa valle, ad alta concentrazione di capi di cervo elafo, offre una splendida opportunità per appassionati e famiglie di vedere e conoscere i cervi sotto la sapiente guida di esperti di montagna e di fauna alpina.
Tappe lungo il sentiero, non appena si dirada il bosco, consentono di udire i bramiti dei maschi pronti per sfidarsi a duello alla conquista di arem di femmine.
Gli avvistamenti, abbastanza semplici, diventano più comuni man mano che ci si impratichisce sull'habitat e sulle abitudini della specie. 
L'ideale è avventurarsi, per le prime volte, con guide alpine capaci di instradare gli sforzi visivi su obiettivi non sempre distinguibili dalla vegetazione. D'altronde il mimetismo è la prima arma di difesa di questi incredibili ungulati.
Itinerario consigliatissimo anche (e soprattutto) con bambini al seguito!!

Cervus elaphus (maschio adulto)

Cervus elaphus (maschio giovane)

Cervus elaphus (femmine adulte e giovani)

Val Grande, Parco dello Stelvio

Cervus elaphus (maschio adulto)

Cervus elaphus (femmina e maschio adulti)

Val Grande, Parco dello Stelvio

Cervus elaphus (maschio adulto)

Val Grande, Parco dello Stelvio

 Cervus elaphus (femmine adulte e giovani)


Cervus elaphus (maschio adulto)

Val Grande, Parco dello Stelvio