mercoledì 28 agosto 2013

Al MUSE di Trento


Finalmente ieri ho avuto la possibilità di visitare l’innovativo Museo scientifico di Trento.
In questi mesi ho cercato di starmene lontano da recensioni, descrizioni, articoli e fotografie del museo al fine di svolgere una recensione del tutto personale e non influenzata del nuovo museo.
Di seguito quanto ho potuto vedere ieri:
“Se vi aspettate di andare a Trento a vedere un museo di Storia Naturale avete sbagliato completamente indirizzo. Il Muse di Trento è un Museo delle SCIENZE NATURALI.
Per chi come me è abituato all’inscindibilità tra la Storia naturale e le sue Scienze, digerirlo è stato veramente difficile. Ma partiamo con ordine.
Arrivato a Trento ho faticato abbastanza a trovare il museo, avrei immaginato che con una simile pubblicità vi fossero indicazioni della location del museo in diverse parti della città. Comunque, una volta ricevute le adeguate indicazioni sono riuscito a parcheggiare in Fiera (il parcheggio sotterraneo era chiuso), distante comunque poche centinaia di metri dal museo.
L’impatto è interessante. Il palazzo, completamente fuori dagli schemi canonici di edificio museale è modernissimo, di vetro trasparente, acciaio e legno. Mi si perdoni la forte ignoranza in architettura, ma con due o tre cartelloni pubblicitari potrebbe essere scambiato per un nuovissimo centro commerciale, comprensivo di parcheggio sotterraneo.


Il periodo di visita prescelto non concilia di certo l’osservazione tranquilla, ma questa è solo una mia colpa. Una fila chilometrica di visitatori viene adeguatamente frazionata dal personale museale prima di entrare nell’edificio. Poi ulteriormente frazionata prima di entrare nelle sale espositive. La fila è interminabile, la pazienza non deve mancare.
Famiglie con bambini sono numerosissime e questa è una magia tutta imputabile al marketing. All’ingresso nelle sale espositive, o meglio nei piani espositivi, si viene accolti da un’imponente scheletro di balenottera, immenso, bello, una scultura naturale mastodontica che accoglie il visitatore a mezza altezza (ma che ci fa una balena al Muse di Trento??). Sopra di lei un turbine di animali impagliati sospesi su piattaforme o con cavi d’acciaio. 


L’ordine zoologico, se esiste, non lo si percepisce immediatamente. Credo che le specie siano disposte dal basso verso l'alto (o viceversa) secondo distribuzione altitudinale, ma non ne sono sicuro. Indubbiamente tra mille trasparenze, ascensore trasparente in movimento, gente che passa in ogni direzione dietro a pareti trasparenti, persone in alto e persone in basso su balconi trasparenti, animali in volo con cavetti invisibili, la confusione e... l’immagine del mistico museo di Storia Naturale da contemplare in silenzio viene inesorabilmente disintegrata. Per me, questa, è stata una delusione cocente. Io sono cresciuto col concetto di sede museale da contemplare in silenzio e con educazione, come in una biblioteca o in una chiesa. Qui si respirava più un’aria da iper coop al sabato pomeriggio.


Il palazzo di vetro è incredibile. Tiranti in ogni dove, lastre di vetro spesse diversi centimetri, rifiniture in legno di bambù attirano l’attenzione mettendo nettamente in secondo piano il contenuto del museo... e qui devo soffermarmi un attimo.
Che cosa è che fa un museo?
Che cosa è che fa un anello con diamante? La scatola che lo contiene?
No. Un museo di Storia naturale è il contenuto di collezioni naturalistiche che arricchiscono un edificio amalgamandosi ad esso, attraendo a tal punto l’attenzione del visitatore da rendere trasparenti le pareti del palazzo. In questo caso invece le pareti sono a tal punto trasparenti da mettere in secondo piano il contenuto naturalistico.
Anni fa ebbi l’occasione di visitare il vecchio Museo di Storia naturale di Trento nella sede storica in centro. Ricordo le grandi aspettative derivate dal forte richiamo mediatico delle eccellenti mostre temporanee, ma rimasi deluso. Tornai a casa etichettando il vecchio Museo di Trento come “Il Museo che non c’è”. Mancavano le collezioni naturalistiche stabili che fanno il museo.
Personalmente, e ribadisco il giudizio assolutamente personale, il problema persiste tutt’ora, solo che è enormemente amplificato dal forte divario che si è venuto a creare tra la nuova moderna sede museale ed i contenuti.
Al Muse non ci sono collezioni esposte. Non aspettatevi di trovare una collezione di fossili, di minerali, di insetti, di anfibi, di rettili, di mammiferi, troverete al massimo qualche esemplare. Il 95% dei reperti esposti sono delle repliche. Credo di aver visto, di originale, alcune rocce, lo scheletro di balena (ma che ci fa una balena al Muse di Trento??), alcuni fossili e gli animali impagliati. Gli scheletri esposti tutti insieme, mammiferi con rettili, con dinosauri, con anfibi......sono tutte repliche.
Però vi sono degli animali vivi in esposizione (cosa che non condivido ma è un mio personale giudizio). Alcune lucertole, tartarughe d’acqua in acquario (e questo non solo non lo condivido ma non lo sopporto minimamente), e pesci. Almeno 7, 8 acquari con ricostruzione di diversi ambienti acquatici e con fauna respirante.


Come il vecchio museo era una fonte infinita di meravigliose mostre temporanee e di exhibit realizzati con anni di studio, anche il Muse presenta la medesima, notevole caratteristica. Exhibit in ogni angolo. Tutti bellissimi, ben pensati, supportati da tecnologia a non finire: videoproiettori, microtelecamere, schermi touch screen,  e schermi al plasma. Non c’è un pannello didattico tradizionale. Solo fotografie e poi centinaia di schermi digitali. L’airone imbalsamato che pesca in uno schermo digitale con trote digitali, un camoscio imbalsamato che beve in uno schermo digitale con torrente digitale ecc ecc.





L’impressione è che le esibizioni, quelle meno interattive, siano costrette e relegate in un angolo del modernissimo edificio. Un fabbricato talmente lussuoso, particolare, moderno e tecnologico da fagocitare i contenuti, tanto da sacrificare parte dei reperti esposti, come sottolineato dallo splendido esemplare di cervo rosso in foto qui sotto, troppo grande per la “finestra” a lui dedicata, quindi utilizzato, con opportuni fori nelle corna, come parte del sostegno della struttura in cavetti d’acciaio dell’esposizione fotografica.


Gli animali, quelli non appesi nel vuoto dell’edificio, sono distribuiti in un intrico di pannelli di vetro a sostegno delle gigantografie fotografiche e dei pannelli digitali nelle più disparate posizioni ma a diretto contatto con i visitatori. L’esposizione è bellissima, anche se troppo stretta, e invoglia i visitatori a toccare il cervo, il lupo, l’orso e tutti gli animali messi a disposizione. Ogni 5 minuti un rimprovero alle altoparlanti, chiede ai visitatori (numerosissimi dall’inaugurazione), di non toccare gli animali.


Dunque: l’edificio è sfarzosissimo. I reperti, più che il museo, costituiscono l’arredo dello splendido edificio e sono collocati per capriccio architettonico fuori dalle vetrine. Questo, come prevedibile, comporta la possibilità di contatto con gli innumerevoli bambini (e non solo) che visitano le sale. 
In museo non si può bere o mangiare, ma nei 5 piani, si avete capito bene, compreso il balcone sopra il tetto, non vi sono settori di sosta o ristoro. Ad ogni trasgressione, anche del bimbo che urla per l’acqua, (ebbene lo ammetto io e mia moglie abbiamo dissetato la pargola...ma poco poco, giuriamo), scatta il rimprovero radiofonico che costringere chi ha un passeggino e non può scendere con l’ascensore in pochi minuti a doversi rifugiare in bagno per una bevuta.
Ammetto, forse a causa della folla, di non aver colto appieno il motivo espositivo necessario al museo, ho intuito però che ogni piano tratta un ambiente in particolare in tutti i suoi aspetti scientifici. Per ogni argomento trattato c’è un exhibit scientifico esemplificativo.
Alla fine del percorso espositivo che parte dall’alto e finisce al piano sottoterra, si accede alla serra tropicale. Ma che c’entra a Trento una serra tropicale? E perché non ci sono anche altre ricostruzioni ambientali simili? Che so un deserto, una tundra, o qualcosa d’altro? Che sia stata l’ennesima coda di pavone dell’architetto progettista per mostrare quanto è capace di controllare gli elementi naturali?
Ho osservato e origliato un poco i diversi target di visitatori presenti ieri, dai bambini agli adulti, agli anziani, prendendo diversi spunti.
I bambini si divertono molto. Giocano con ogni exhibit interattivo, giocano con gli schermi digitali, giocano con le luci, i suoni, le loro macchinette fotografiche e i tablet messi a disposizione dai genitori.
Diversi adulti, in particolare alcune signore, ammiravano le rifiniture dell’edificio di Renzo Piano: “come sempre insuperabile nell’architettura e nei materiali scelti, in particolare i legni!! Questo è bambù, ha fatto altrettanto col nostro auditorio, è insuperabile, un altro palazzo bellissimo”. Ecco, appunto. Un palazzo bellissimo, non un museo.
Diversi nonni, erano alle prese con spiegazioni scientifiche (tra l‘altro estremamente competenti) di alcuni oggetti esposti: “vedi caro, contando ed osservando lo spessore degli anelli di accrescimento del tronco di legno è possibile non solo determinarne l’età, ma anche valutare se le stagioni sono state secche o umide, in base allo spessore e alla densità del legno”...e bravo nonno....ma se vi fosse stato anche un pannellino espositivo con le parole del nonno non sarebbe stato più......museale?
Evvabene, si capisce probabilmente benissimo quella che è la mia concezione di museo, la stessa che ho trovato perfettamente nel Museo di Storia Naturale di Francoforte o in quello di Tokyo, e poco meno in alcuni settori nuovi del Natural History Museum di Londra.
Io penso al museo come ad un insieme appassionante di collezioni ben descritte, perfettamente amalgamate all’edificio che le contiene. Al Muse questo per ora non avviene; credo si sia lasciato troppo spazio all’architetto e troppo poco al naturalista(i).
Il personale del Muse è composto da giovani ricercatori preparati ed entusiasti. Sono consapevole del fatto che non si fa un museo in pochi anni e sono certo che questi ragazzi opereranno per colmare le lacune sottolineate rendendolo un museo vero e proprio.
Certo, ad una simile recensione mi si potrebbe obiettare: “...va bene sottolineare tutti i presunti difetti che hai osservato, ma in circa un mese, questo museo, ha fatto 50.000 visitatori”. 
Cinquantamila in un mese sono tanti.  La macchina del marketing al museo di Trento ha sempre funzionato benissimo, ma stavolta si è superata. Se consideriamo questo museo un business, e non gli si chiede altro, allora va bene così.
Ma quanto è costato realizzare questo museo? 
Quanti di questi 50.000 se ne sono andati soddisfatti? 
Quanti ritorneranno, e quanti porteranno in cuor loro un particolare reperto conservato nel museo?
Mia figlia (5 anni) è corsa a casa a disegnare una foca. 
Io sono corso a casa".

(Ogni valutazione, critica, sottolineatura contenuta in questa recensione è esclusivamente un mio personalissimo parere, non si veda questo giudizio come un’insensata offesa).