venerdì 29 novembre 2013

RIP Comet ISON


Scoperta il 21 settembre 2012, ISON [(C/2012 S1, ISON: C=cometa non periodica; 2012=scoperta in tale anno; S1= prima cometa scoperta nella seconda metà del mese di settembre; ISON=scoperta nel programma di ricerca International Scientific Optical Network] è stata una cometa radente e non periodica.
La sua scoperta, ad opera dal bielorusso Vitali Nevski e dal russo Artyom Novichonok, è stata effettuata utilizzando un telescopio riflettore dell'International Scientific Optical Network vicino a Kislovodsk in Russia.
Ci si aspettava che  ISON potesse essere la prima cometa chiaramente visibile a occhio nudo dall'emisfero boreale fin  quando, nel 1997, Hale-Bopp offrì un magnifico spettacolo nei cieli serali di inizio primavera. Purtroppo però è di ieri sera la notizia emessa da gruppi astrofili, poi ripresa dalla agenzie di stampa, che ISON si è disgregata al perielio il 28 novembre 2013, lasciando solo un tenue residuo di polveri e frammenti.


L’orbita iperbolica e molto inclinata rispetto al piano dell'eclittica, fece ritenere altamente probabile che la cometa provenisse dalla nube di Oort.



Reference

martedì 12 novembre 2013

WWW.LALTRUIMESTIERE.BLOGSPOT.COM


Nel 1985 non esistevano ancora i blog. Le veci di questi diari online erano svolte dalle rubriche sui quotidiani e sui settimanali.
Su La Stampa di Torino, negli anni '70-'80, vi era uno di questi “blog” cartacei redatto da un ex chimico poi inventatosi scrittore,...e che scrittore. L’altrui mestiere è una raccolta di cinquanta “post” usciti su La Stampa ad opera di Primo Levi. Leggendo questo libro penso che se Levi fosse ancora in vita, probabilmente oggi avrebbe una rubrica online o forse un blog.
Certamente se questo ipotetico blog contenesse i 50 racconti presenti nell’omonimo libro, sarebbe un blog di grande successo. Certamente uno dei miei preferiti. Certamente in testa alla lista dei link segnalati dell'anello mancante.
Avete presente quando vi capita di entrare in un negozio di scarpe ed in vetrina adocchiate il modello perfetto, quello che assomiglia alla vostra faccia e che rispecchia la vostra personalità? Quel modello semplicemente “vostro” che quando lo calzate si infila perfettamente dandovi il più assoluto senso di comodità e di compiutezza? Ecco, per me “L’altrui mestiere” di Levi è la calzatura ideale, quella semplice, perfetta, comoda, adatta ad ogni occasione, che mi dimentico addirittura di togliere in casa la sera, che mi fa sentire a mio agio e che risulta straordinariamente complementare all’anatomia morfologica del mio piede. 
Ho conosciuto questo volume grazie ad un amico giornalista, Michele Scolari, che ho imparato ad ammirare per la personalità della scrittura, le capacità giornalistiche e l'onestà ma che ammiro soprattutto per l’evidente curiosità che muove i suoi interessi, la voglia di conoscere e di far conoscere, e soprattutto mi piace una caratteristica che ci accomuna: la capacità di osservare, la stessa che Italo Calvino considerò la grande dote innata di Primo Levi.
Nel recensire il post dell’anellomancante “Paleontologia urbana”, Scolari inserì una frase tratta dal brano Segni sulla pietra di Primo Levi che io non conoscevo ma che mi colpì a tal punto da riconoscerla quasi come mia. Avrei voluto scriverla io, perché è quello che io vedo, è quello che io penso. Così ho chiesto (un poco vergognandomi dell’ignoranza) a Michele da dove fosse stata tratta quella frase e ad indicazione arrivata ordinai il volume che da qualche ora stringo avidamente tra le mani e che mi son proposto di interrompere e chiudere solo temporaneamente per scrivere questo post. Non riesco ad attendere la fine del volume, perché sono pervaso dall’entusiasmo che caratterizza ogni volta in cui riesco a trovare, per coincidenza o per assiduità di ricerca, qualcosa di ricercato da tempo.
Avete mai pensato a quale è per voi il libro ideale?
Io ne leggo molti di libri, circa 20-30 l’anno, alcuni belli, altri non riesco a finirli, alcuni li butto in un angolo mentre altri ricevono il posto d’onore sulla libreria migliore. Ma solo alcuni, pochissimi selezionatissimi, vengono separati dalla massa per finire nella top list libraria della mia casa. Sono pochissimi, fino a qualche ora fa erano quattro, adesso sono cinque. Vi è entrato Primo Levi e si colloca pari merito con Aldus Huxley (Il Mondo Nuovo), Charles R. Darwin (Autobiografia), Michel Houellebecq (Le particelle elementari), Stephen J. Gould (Il pollice del panda).
L’altrui mestiere è un "blog" modernissimo, attuale. Esso è composto da cinquanta brani, che raccontano di personaggi, cose, animali e scienza. L’autore tratta questi argomenti con una semplicità letteraria disarmante, uno stile semplificato (non semplicistico) capace di far pensare che l'informazione è così, come l’ho sempre conosciuta ma come non sono mai riuscito a spiegarla.
Tutte le mie passioni sono raccolte in questo libro ed ogni giro di pagina è una piacevole sorpresa. 
Ad Aldus Huxley è dedicato un racconto, un elogio allo straordinario intellettuale inglese ed a uno dei volumi più belli e visionari che siano mai stati scritti, tanto antico quanto tremendamente attuale e premonitore: il mondo nuovo. L’ho letto pure io, lo penso pure io mi verrebbe da dire a Levi. L’avrei scritto pure io, certo non così bene, però...... però sono contento di aver trovato conferma che ciò che ho imparato, che ho letto o che ho ammirato, è qualcosa di talmente serio ed importante che anche un intellettuale come Levi l’ha osservato.
In passato ho parlato in un post di "The Missing Link..." di paleontologia urbana ed una persona che ha letto Levi ha trovato affinità col mio racconto, così mi informo, lo leggo e lo trovo straordinariamente famigliare: la versione sintetica e ben scritta del mio post. O perlomeno di quanto avrei voluto dire.
Nel mio libro “Storie da una scatola di sassi” ho dedicato un intero saggio all’ambra, esattamente come Levi nell’Altrui mestiere: La forza dell’ambra. Ho parlato di meteoriti e di astronomia come Levi in Notizie dal cielo. Ho scritto qualche giorno fa di paure innate e mi ritrovo un saggio di Levi intitolato Bisogni e paure. Ho osservato e studiato effetti di coevoluzione tra organismi e orchidee e mi son ritrovato nella raccolta di Levi un saggio intitolato il teschio e l’orchidea. Ho concluso il mio ultimo libro con un saggio dedicato alle biotecnologie al futuro che aspetta la nostra specie ed altre specie animali e mi ritrovo un saggio intitolato Inventare un animale. Scrivo di microbiologia e di micropaleontologia, studio e tratto di mondi invisibili allo stesso modo del saggio Il mondo invisibile di Levi. E poi da paleontologo sfrutto la mia disciplina preferita per scrivere, esattamente come levi dice di aver sfruttato le conoscenze e l’apertura mentale offerta dalla chimica per conoscere la scrittura...e mi ritrovo un saggio intitolato parole fossili.
Mentre leggo questo libro incredibile la mia mente vola. Penso se tutte queste siano proprio e solo coincidenze; se questo libro è arrivato in mano mia per qualche oscuro motivo o se è giunto fin qui perché inconsciamente ricercato. Sta di fatto che mi sembra di averlo già letto, di conoscerlo da una vita, forse l’avrò letto in una vita precedente? E chi lo sa. Forse quando una passione ti attanaglia ti coinvolge a tal punto da importi di perseguirla ovunque e con ogni mezzo, portandoti spesso a fare incontri incredibili con persone vive straordinarie o che magari non ci sono più ma che hanno lasciato una traccia indelebile della loro conoscenza, permettendo a qualsiasi mente avida di attingervi per migliorarsi. Ed è bellissimo. E' bellissimo osservare, è bellissimo ritrovare in natura o nel pensiero d'altri la conferma di intuizioni avute col lavoro della propria mente. E' bellissimo osservare la vita ed imbattersi in un libro sconosciuto che riassume tutto ciò che avete osservato e che costituisce il vostro interesse. Chiedo scusa se ora mi fermo ma... devo riprendere la lettura.

venerdì 1 novembre 2013

MONKEY vs. SNAKE


All’evoluzione biologica si è associata una crescente complessità. Gli organismi più evoluti esistenti oggi sulla Terra contengono un cumulo di informazioni, sia genetiche sia extragenetiche, nettamente superiori a quello di organismi più complessi vissuti -poniamo- duecento milioni di anni fa, il che rappresenta il 5% della storia della vita sul nostro pianeta. Gli organismi più semplici sulla Terra hanno, dietro di sé, una storia evolutiva altrettanto consistente di quella degli organismi più complessi e il biochimismo interno dei batteri attuali può essere più efficiente di quello dei batteri di tre miliardi di anni fa. Ma la quantità di informazione genetica dei batteri attuali non è, probabilmente, molto maggiore di quella dei loro antenati. E’ importante distinguere tra quantità e qualità di informazione.
Ogni taxa terrestre vivente, con nucleo cellulare, presenta dei cromosomi che contengono il materiale genetico trasmesso da generazione a generazione (Sagan, 1979). Questo materiale genetico, costituisce il supporto fisico di informazioni utili per la crescita e lo sviluppo del corpo dell’organismo e per il suo funzionamento.
Per funzionamento si intendono i processi fisico chimici che provvedono alla sua ontogenesi, cioè la crescita, al suo interagire con l’ambiente circostante, con i suoi simili, con altre specie e con specie potenzialmente dannose. Per quest’ultima funzione, è assodato che il DNA contenga informazioni utili per evitare i pericoli conclamati per la specie come l'ingerire sostanze pericolose o riconoscere, senza aver mai dovuto affrontare un’esperienza negativa, un potenziale pericolo.
Queste informazioni innate, poi, sono completate e migliorate con l’esperienza, cioè con eventi trascorsi che lasciano una memoria nel cervello di chi li ha vissuti. Per memoria si intendono informazioni ambientali che assumono base fisica nel cervello attraverso la produzione neuronale. E’ ormai conclamato che un ambiente stimolante, molto vario, ricco di curiosità, di pericoli, e di fonti informative, contribuisca ad aumentare l’esperienza, cioè contribuisca ad incrementare il numero di neuroni che compongono il cervello (Sagan, 1967).
Questo fenomeno, osservato molte volte ma anche ampiamente intuito specialmente nei primati (ma non solo), trova ampio riscontro in un articolo pubblicato poco tempo fa a riguardo dell’istinto innato dei primati nel riconoscere ed evitare i rettili ofidi (serpenti) (Morris, 1967).
Scrive Eleonora Degano su oggiscienza che “è grazie alla minaccia dei serpenti che i nostri antenati hanno evoluto capacità di visione così sofisticate: lo spiega un nuovo studio pubblicato su Pnas.
Questa teoria venne proposta già nel 2006 da Lynne Isbell della University of California, spiegando come i primati avessero evoluto una dettagliata visione a corto raggio proprio per riuscire a individuare ed evitare i serpenti con i quali condividevano l’habitat. L’ultimo studio, a opera di un gruppo di neuroscienziati della Toyama University e della University of Brasilia, ha dato nuova forza alle deduzioni di Isbell.
I ricercatori hanno infatti scoperto che nel cervello dei macachi Rhesus ci sono dei neuroni che rispondono specificamente alla visione dei serpenti, o a immagini che li raffigurano, anche se i primati non ne hanno mai visti prima. Queste cellule nervose serpente-sensibili, inoltre, sono molto più numerose e vantano una risposta più potente e rapida rispetto ad altre che si attivano di fronte a volti o zampe di altri macachi, oppure a immagini di forme geometriche. E questo è proprio l’opposto di quanto verrebbe spontaneo pensare, poiché data la nomea di animali sociali dei primati, gli scienziati si sarebbero aspettati un riconoscimento veloce prima di tutto nei confronti dei loro simili.
Secondo Isbell e i colleghi, è dunque probabile che i serpenti abbiano esercitato una pressione evolutiva molto forte sui primati. I mammiferi moderni e i serpenti sufficientemente grandi da mangiarli, infatti, si sono evoluti nello stesso periodo, circa 100 milioni di anni fa, e hanno dovuto dividersi e contendersi le risorse di un habitat comune costituito da foreste e praterie. In altre precedenti ricerche, gli scienziati avevano già osservato le reazioni dei primati alla vista dei serpenti: in questo caso, tuttavia, i macachi Rhesus erano stati cresciuti in un ambiente controllato e non erano mai venuti a contatto con dei serpenti prima dello studio, avvalorando ulteriormente la ricerca. L’attivazione dei neuroni serpente-sensibili, infatti, è avvenuta comunque molto rapidamente, il che ha fatto supporre ai ricercatori che i circuiti neurali che la determinano siano regolati a livello genetico”.
In sintesi esiste nel primate la paura innata del serpente quale competitore e predatore. In modo strettamente correlato vi è stata l’evoluzione nei primati di caratteri utili per la sopravvivenza.
Certamente in questo ambito trovano radici concrete anche la simbologia ed il significato attribuito al serpente nella religione cristiana.


Reference

Degano Eleonora, 2013. L’antica lotta tra primati e serpenti.
http://oggiscienza.wordpress.com/2013/10/31/lantica-lotta-tra-primati-e-serpenti/

Isbell, L.A. 2006. Snakes as agents of evolutionary change in primate brains. Journal of Human Evolution 51:1-35.

Morris Desmon, 1967. La scimmia nuda. Studio zoologico sull'animale uomo. Bompiani.

Quan Van Le, Lynne A. Isbell, Jumpei Matsumoto, Minh Nguyen, Etsuro Hori, Rafael S. Maior, Carlos Tomaz, Anh Hai Tran, Taketoshi Ono, and Hisao Nishijo, 2013. Pulvinar neurons reveal neurobiological evidence of past selection for rapid detection of snakes. PNAS (http://www.pnas.org/content/early/2013/10/23/1312648110)

Sagan Carl, 1979. I draghi dell'Eden: considerazioni sull'evoluzione dell'intelligenza umana, Valentino Bompiani & Co.