lunedì 26 dicembre 2011

sabato 17 dicembre 2011

TROCO tra Burian e Jobs

(Lucius, Troco, 2011)

Emiliano Troco è il nome d’arte di un giovane paleoillustratore veneto, un interprete figurativo del passato.
Più volte, Emiliano, ha tentato di spiegarmi la provenienza del sostantivo adottato come cognome, raccontandomi una storia della sua infanzia con protagonista l'illustrazione di una conchiglia, ma il contesto nel quale ci siamo incontrati e gli innumerevoli argomenti sui quali conversare hanno ingenerato in me la caduta di quella spiegazione, probabilmente per mia distrazione o forse anche perché non era poi così importante, esattamente come non è importante il modo in cui Troco generalmente si presenta.
Per Troco non ha alcuna importanza presentarsi ad un convegno o ad una mostra nei panni dell’artista che sottostà ad un aplomb predefinito.
Troco è semplicità apparente, come una porta di campagna non curata ma robusta, di legno massiccio, capace di chiudere a chiave l’ingresso di un giardino rigoglioso, tropicale, ricco di biodiversità, di specie vegetali piantate secondo logica precisa, scientifica, finalizzata a costituire ecosistemi ragionati, estinti ma resuscitabili.
Dopo averlo conosciuto anni fa ed averlo incontrato saltuarie volte, ho capito che in realtà Troco ha una sua divisa contraddistintiva, un fenotipo acquisito fatto di occhialetti rotondi, capelli biondi rigorosamente spettinati, maglietta bianca sopra i jeans, scarpe da tennis e d’inverno un robusto maglione di lana blu. Una divisa che trasmette la noncuranza dell’artista verso il superfluo, che esprime la volontà di non perdere tempo nel decidere come presentarsi nelle diverse occasioni, perchè Troco a differenza di altri più famosi artisti, è un pittore che ha troppo da dire, da raccontare e da plasmare sulla tela, per perdere anche un solo istante di tempo.
Paleoillustratore è un termine che egli accetta come definizione di se stesso, anche se con qualche riluttanza; quello che rifiuta invece è paleoartista, perchè l’artista non è una professione, l’artista è il salto di qualità del musicista, del poeta, dello scrittore o del pittore, il riconoscimento che con la fatica ed il sacrificio ci si deve guadagnare.
Dal punto di vista del critico o del commentatore artistico, data la mia incompetenza, avrei poco da recensire, ma la fortuna di possedere un proprio blog consente di esprimere pareri personali da sottoporre alle critiche o al giudizio dei lettori, anche senza licenze regolari... Sostengo pertanto che Troco sia un artista atipico, un interprete del passato capace di coniugare il rigido rigore scientifico con l'arte del dipingere su tela. Ridicolo è però pensare che si possa avvalere di supporti culturali esterni senza verifiche personali. Ecco quindi che entra in gioco la vasta cultura, la preparazione minuziosa che porta Emiliano ad essere la persona più competente del mondo a riguardo del tema che in quel preciso momento si appresta a rappresentare.
Troco è, dal mio punto di vista, una intersezione di personalità e qualità che ho riconosciuto nelle opere di Zdeneck Burian o nelle invenzioni e nei colpi di genio imprenditoriali di Steve Jobs. Troco è l’essenza più elevata di sintesi scientifica messa a disposizione dell’arte, un’amalgama di eccezionale modernità culturale finalizzata ad una tecnica di paleoillustrazione arcaica in voga soprattutto tra i pittori paleoimpegnati degli anni ‘70-’80.
Il quadro riportato nella fotografia soprastante è la sintesi di Troco applicata al mio modo di vedere il fiume Po al tempo dell’uomo di neanderthal: l’idea di una vasta pianura acquitrinosa, sottoposta ad un clima glaciale, nei cui gelidi spazi vivevano sporadici clan neandertaliani impegnati nella caccia e nella pesca per sopravvivere. Perché affrontare fiere e mastodonti quando il fiume è una argentea vena di risorse facili da reperire? Perchè gli individui del clan devono necessariamente essere immaginati vestiti di tutto punto pur essendo appartenenti ad una specie adattata ad un clima glaciale? Perché rappresentare dei neanderthal sul Po?
Queste sono state alcune delle domande che mi son posto non appena ritrovato Pàus (Neanderthal del fiume Po), alle quali ho cercato di rispondere confrontandomi con importanti scienziati che il fiume, con la sua offerta paleontologica, mi ha dato l’opportunità di conoscere. A queste domande sono susseguite delle risposte che, sottoposte al giudizio del paleoillustratore nel pieno di una sua personale ricerca sul tema, hanno trovato punti in comune, suggerendo idee per una prima illustrazione: il bozzetto che ha rappresentato la prima idea di neanderthal in Pianura padana e che poi si è evoluto nel famoso dipinto realizzato dallo stesso Troco per il Museo Paleoantropologico del Po (vedi sotto). Un lavoro più completo quest’ultimo, che però, data la sua complessa efficacia, non è risultato istintivo e non risulta immediato come quel bozzetto preliminare che su mia insistente richiesta, Troco ha oggi completato.
Io che sono un ammiratore di Burian e del suo modo partecipato di realizzare specie scomparse, da oggi ho l’opportunità di assaporare ogni qual volta lo desidero, solo volgendo lo sguardo, la Pianura del Neaderthal come da sempre l’ho immaginata e come Troco con una capacità di sintesi tipica di Jobs ha saputo realizzare.

(http://www.radio.cz/en/section/czechs/zdenek-burian-illustrator-and-painter-of-prehistoric-life)

venerdì 16 dicembre 2011

Cristalli di quarzo per la produzione di manufatti preistorici

Cuspide di freccia (Mauritania(?))

Qualche anno fa mi sono imbattuto, cercando cuspidi di freccia al Mineral Show di Bologna, nella punta (purtroppo incompleta) riportata nella foto di sopra. Si tratta di un incredibile manufatto, proveniente dalla Mauritania (provenienza non completamente verificata), ottenuto scheggiando un cristallo di quarzo ialino.
Pochi giorni fa, con le stesse modalità, ho ritrovato tra manufatti neolitici della Mauritania, un cristallo di quarzo staccato dalla base e scheggiato volontariamente sulla punta. Le due fratture concoidi contrapposte dimostrano inequivocabilmente che il cristallo è stato scheggiato al fine di staccarne delle schegge da ritoccare successivamente.
Sorgono spontanee quindi alcune domande:
era pratica diffusa utilizzare questo tipo di materiale estremamente duro e difficile da lavorare? Il quarzo veniva impiegato solo in rare occasioni con precisi scopi? Gli utensili per la scheggiatura ed il ritocco erano i medesimi utilizzati per la selce? Quale era la metodologia di scheggiatura adottata per staccare frammenti lavorabili dai cristalli?
Queste ad e altre curiosità saranno oggetto di una nuova piccola ricerca, nel frattempo, se vi sono appassionati e archeologi che hanno conoscenze in merito o riferimenti bibliografici da consigliarmi, si facciano sotto...


Cristallo di quarzo (Mauritania(?))