sabato 1 ottobre 2011

PROBLEMA GEOLOGICO

Vi ricordate il problema posto alla Vostra attenzione mercoledì 9 marzo 2011?

Ecco, oggi sembra risolto. Ci si ponevano alcune domande in merito alla provenienza di ciottoli nummulitici silicizzati, riscontrati in una formazione pedeappenninica tra Parma e Piacenza.

Orbene, dopo approfondite ricerche si è giunti alla risposta di tutti i dubbi sollevati.

Tra tutti i ciottoli presenti ve ne sono di nummulitici, di legno silicizzato, di quarzite e soprattutto di diaspro.

Questi ultimi sono stati individuati da Veggiani (1964) come indicatori di provenienza. Essi compaiono per la prima volta nei depositi costieri del quaternario e si ritrovano poi in grande abbondanza lungo le antiche linee di spiaggia tra Cesenatico e Ravenna. Veggiani, ne dimostra la provenienza spiegandone le modalità di trasporto.

Egli parte dalla localizzazione di potenziali giacimenti di diaspro e selce, individuando un’abbondanza notevole di queste componenti in formazioni geologiche calcaree di età Eocenica e Cretacica, localizzata nelle Marche e denominata “Scaglia cretacico-eocenica”. Di ciottoli analoghi a quelli in esame ne sono ricchissimi i depositi fluviali quaternari e attuali del Metauro, del Cesano, Misa ed Esino, nonchè i sedimenti costieri tra Fano e Ancona.

Veggiani mette in luce il ritrovamento della stessa scaglia in pozzi per le ricerche petrolifere nel ferrarese e in parte del Veneto. Inoltre alcuni affioramenti si hanno ancora più a nord nella zona dei Colli Euganei, Berici e Alpi meridionali venete. Infine, nei pressi dell’Emilia Romagna, la scaglia affiora anche in Toscana in Val di Lima, in Garfagnana e nel Pontremolese. Ma vi sono valide ragioni per escludere che sia l’area ferrarese che quelle venete e della Toscana, possano aver fornito i nostri ciottoli. Infatti la scaglia del ferrarese non è mai stata raggiunta dall’erosione pliocenica o quaternaria, essendo localizzata ad una certa profondità nel sottosuolo, ne tanto meno si può ipotizzare un trasporto di ciottoli dalle Prealpi venete o dai monti Berici, dato che si dovrebbe immaginare l’impossibile situazione che questi ciottoli siano stati trasportati nelle profondità del bacino padano e poi fatti risalire sulla sponda opposta, quella appenninica. Un meccanismo che va contro ogni regola sedimentologica. Anche l’idrografia della Toscana, pressochè identica dal Quaternario ad oggi, non consente di ipotizzare un trasporto di ciottoli da questa alla Romagna (Ghelardoni, 1958).

Viste tutte queste esclusioni il campo di indagine si restringe solamente all’area marchigiana.

E’ noto che i materiali alluvionali che i fiumi portano al mare in sospensione, per saltazione e per rotolamento sul fondo, vengono distribuiti dal moto ondoso sia in senso trasversale che in senso longitudinale alla costa (Gallareto, 1960). in particolare il movimento in senso longitudinale, quando le onde si frangono con un certo angolo di incidenza rispetto alla costa, può assumere valori rilevanti.

Lo spostamento longitudinale dei materiali lungo la riva, nella sua forma più evidente, è quello cosiddetto “a denti di sega”. In pratica, quando la massa liquida e le particelle solide che essa trasporta, durante l’espansione del frangente, giungono in prossimità della costa, si proiettano secondo la direzione di arrivo del frangente stesso, mentre nel percorso di ritorno scendono per gravità secondo la linea di massima pendenza e così via. Si ha conseguentemente una migrazione di sabbia e di ghiaia in senso longitudinale alla costa.

Recenti scoperte però dimostrano inconfutabilmente che in questo trasporto vi è anche l’intervento di altri meccanismi, primo dei quali le correnti di costa (Longshore current), direzioni di moto dell’acqua che si generano tra la battigia e la linea dei frangenti ad opera delle componenti di moto parallele alla riva dei frangenti stessi. L’azione longitudinale alla costa che queste correnti esercitano quindi si esplicherà sui materiali localizzati tra la zona dei frangenti e la battigia, con una intensità ed una velocità che dipendono dalla rapidità di arrivo e dall’angolo di incidenza delle onde rispetto all’andamento della riva e della morfologia della costa.

Ecco quindi che la “migrazione” di materiale lungo le coste marchigiane-romagnole da sud verso nord può ritenersi plausibile e continua, soprattutto alla luce di rinvenimenti che per localizzazione geografica e per ricostruzione storica, risultano essere compatibili anche con i meccanismi sedimentari sopra elencati. Infatti le ricerche effettuate in corrispondenza dell’antica linea di spiaggia dell’epoca romana tra Cesenatico e Ravenna, che corre all’incirca lungo l’attuale strada statale “Adriatica”, hanno messo in evidenza una enorme fascia di materiale ghiaioso in massima parte di provenienza marchigiana (Veggiani, 1960).

Dunque, mistero svelato...