sabato 27 ottobre 2007

LA NOTTE DELLE STREGHE...

E’ il 27 ottobre, a McMurdo si festeggia Halloween, in un’atmosfera che sfiora il grottesco. Condizioni estreme, vento forte, una coltre di nubi grigie sta per investire la base scavalcando Observation Hill, la montagnola vulcanica che sovrasta la base e che porta alla sommità la spettrale croce commemorativa di Scott e della malcapitata spedizione antartica. Questa notte non si lavora, per lo meno la mia squadra che in perfetta sincronia con le operazioni al drill site ha terminato i lavori in attesa della manutenzione e dei cambiamenti di lunedì. Si riprenderà a perforare dai 220 metri cui si è giunti qualche giorno fa, con carote più piccole in diametro che ci accompagneranno fino a metà novembre, quando un ultimo cambio concluderà le operazioni di ANDRILL SMS on-ice. Un mese di tempo quindi a partire da oggi, dalla notte delle streghe dove con rito pagano si rievocano l’orrido e la morte e ci si esibisce con costumi improvvisati e sgualciti, dando all’Antartide una atmosfera ancor più malinconica e di lontananza. Più dello scorso anno si ha l’impressione di vivere in un mimetico avamposto militare. Scopro solo ora che la Rayton, la società americana che gestisce la base con efficienza militare rappresenta negli Stati Uniti il settore privato dell’esercito, la società della sicurezza, quella che produce i missili patriot e che provvede a “ricostruire” le aree bisognose, quelle distrutte dalla guerra. L’Iraq per esempio. Alla luce di queste conoscenze ci si convince della realtà del grottesco, in cui un esercito con una mano invade e distrugge e con l’altra offre sostegno e ricostruisce, una sanguinosa farsa, motore di spaventosi giri economici. McMurdo è l’aspetto pacifico di questa “società” dove logistica, organizzazione e sicurezza sono gestiti quasi maniacalmente dando una parvenza di efficienza quasi eccessiva. Un luogo tutto sommato non bello, esteticamente un gran cantiere, fili elettrici che penzolano ovunque, materiali riciclati per le costruzioni, dove l’importanza è l’efficienza e non l’aspetto estetico. L’interno degli edifici invece è tutto un altro pianeta. Ordine e pulizia rappresentano la normalità, e la tecnologia non manca. C’è la consapevolezza di vivere in un ambiente estremo ma anche quella di avere mezzi e tecnologie per superare ogni difficoltà. La base è innevata di polvere bianca, ghiaccio asciutto che sembra finto, al tatto polveroso, che calpestato produce un suono simile a quello ottenuto strofinando due pezzi di polistirolo. Provo ad uscire, annoiato dalla nottata in piedi, a cercare qualche immagine da riportare nelle presentazioni post missione ma il vento ed il freddo consistente mi costringono dopo quindici minuti ad una frettolosa rientrata nel Crary Lab, il luogo dove si svolgono tutte le operazioni di ANDRILL, a parte il drill site (luogo di estrazione). E’ l’inizio di novembre, nessun animale si è ancora intravisto nei pressi della base, nessuna foca, nessuno skua ne tanto meno i pinguini che comunque, sembrano aver fatto visita al drill site. L’intenzione di una passeggiata notturna in cerca di scatti suggestivi è quindi saltata a causa maltempo a contrassegnare un mese non certo favorevole dal punto di vista climatico, bufera per diversi giorni, condizione 2 in base, vento sempre presente e soprattutto picchi di temperatura anche di -50°. Speriamo che questo secondo mese di permanenza offra, oltre alla spaventosa mole di lavoro, anche qualche opportunità ricreativa interessante.

lunedì 22 ottobre 2007

CONDITION 2


Il calendario di volo degli elicotteri scandisce i tempi di lavoro determinando la quantità di carote che giornalmente giungono in base. Oggi è domenica, o lunedì…Vivere la notte a cavallo delle giornate per giunta con luce continua, non aiuta di certo ad orientarsi nel tempo. Sta di fatto che la domenica gli elicotteri non volano, quindi l’appuntamento serale con la quotidiana dose di carote è saltato. Si lavoricchia nei laboratori tirando mattina, comunicando a casa o rifugiandosi in qualche occasionale hobby appositamente portato per lo scopo.
Mentre scrivo, da ore, una nevicata tranquilla avvolge la base dando un sentore natalizio che da anni non respiravo. Parlando tra italiani, il veterano di turno mette in guardia: “In Antartide è normale che dopo una bella e consistente nevicata, si alzi un vento infernale che spazza via tutto bloccando ogni attività. Se l’intensità la si può immaginare, non si può certo prevedere la durata, qualche ora o qualche giorno”. Il vento è iniziato.
La visibilità è inferiore ai 10 metri, il vento ulula e soffia senza una vera ne stabile direzione con un’intensità che giuro di non aver mai visto. La polvere bianca sfreccia davanti agli occhi impedendo ogni tipo di orientamento. La bufera è impressionante, in un attimo le condizioni meteo sono mutate facendo ritornare alla mente i preziosi insegnamenti del corso d’addestramento o le spaventose condizioni cui sono stati sottoposti i grandi esploratori polari.
Da uno studio una radio gracchia un messaggio per gli operatori attivi di notte: “Condition 2, McMurdo in Condition 2”. Significa vento, scarsa visibilità e consiglia di evitare qualsiasi uscita.
In queste condizioni nessun elicottero potrà mai alzarsi dal suolo, questo potrebbe portare ad uno stop forzato dei lavori con un accumulo di materiale estratto nel drill site, sperando che il campo non corra pericolo di sgombro improvviso. Certo in base ci si sente al sicuro ma in questo caso per esempio, nessuno può lasciare un edificio per passare in un altro. Pur con queste condizioni di protezione però la sensazione generale è di rapimento, come in balia di eventi naturali che si tende generalmente a sottovalutare ma che in realtà sono sempre in agguato.
Scarico la tensione scrivendo e percorrendo di continuo i corridoi del Crary lab, un edificio labirintico a tre piani non sovrapposti, come una scala, l’ultimo dei quali è una biblioteca enorme con vetrate molto grandi affacciate sul Mare di Ross. Da qui lo spettacolo è disarmante. La catena di montagne che fronteggia la base è invisibile, il vento sfilaccia le bandiere della sede della National Science Foundation dando una sensazione di imminente pericolo. La temperatura esterna si è abbassata di almeno 30 gradi, portandosi a -50 dai -15 di qualche ora fa.
Attendiamo tutti quanti un po’ in apprensione ed in silenzio, quasi a contemplare, sottomessi, che l’Antartide interrompa il proprio sfogo di rabbia.
Mentre pubblico il post sono già trascorsi due giorni di tormenta...

sabato 20 ottobre 2007

UNO, DUE, TRE METRI...

video

15 ottobre 2007. Ho dormito forzatamente l’intero pomeriggio, in attesa della carota che secondo previsione arriverà verso le 22.00.

Da diversi giorni un virus influenzale mina la mia salute, nulla di grave sia chiaro, ma il malessere non consente certo di svolgere al meglio il proprio lavoro. Il mio primo virus polare, la mia prima visita medica antartica, esperienze delle quali avrei fatto volentieri a meno ma che il caso ha voluto si compissero. L’obiettivo da diversi giorni era giungere in forma al momento dell’arrivo dal Drill site, con l’elicottero, della prima scatola di alluminio contenente i cilindri di roccia. Tre metri soltanto, pochi per gli esigenti ricercatori, giusti per la mia squadra che inesperta si presta ad imparare il nuovo lavoro. Tre metri rappresentano quindi un’ottima palestra per i ragazzi.
Arriva la chiamata in laboratorio, l’elicottero sta atterrando in attesa dei curator col pickup a prelevare il carico. Partiamo in due, i due capi squadra, Simon Nielsen, palesemente emozionato ed io. Gli altri che dovrebbero attendere in laboratorio non resistono e si danno alla rincorsa di qualche immagine raggiungendo l’eliporto a piedi. C’è trepidazione, pur non riservando al momento alcun lavoro, la maggior parte dei ricercatori sono qui, affamati di notizie, in attesa di qualcosa di importante che però viene immediatamente trasportato nel laboratorio di taglio e registrazione. Qualche curioso riesce ad infilarsi nel laboratorio per qualche foto e dopo breve tempo una piccola e vociante folla cerca di farsi largo. Interrompo il lavoro appena iniziato di riordino dei campioni per chiedere gentilmente lo sgombero della stanza, lasciando i curatori ai propri ruoli. Nessuna recriminazione, ognuno abbandona lo spazio occupato sottostando a ruoli e gerarchie imposte dall’organizzazione del progetto.
Iniziamo a riorganizzare la sequenza stratigrafica, tre metri di carote, una decina di sacchetti contenenti frammenti di altre carote non estratte intere. Impieghiamo un po’ di tempo a capire l’ordine dei campioni ma poi la matassa viene facilmente sbrogliata, ed allora a registrazione ultimata si passa al taglio.
Con metodologia e lentezza quasi estenuanti si impartiscono i necessari insegnamenti ai colleghi mentre ci si avvia al completamento del lavoro che ha reso le carote presentabili al gruppo dei sedimentologi in ansiosa attesa.
Vedere le litologie o le caratteristiche di strati di roccia giacenti sotto il fondo del mare dal milioni di anni, e dopo aver trascorso ben 4 anni a progettare ed ipotizzare, è in assoluto la primaria necessità di un ricercatore.
Per dirla tutta non ero emozionato. Il lavoro che mi attende lo conosco, conosco anche eventuali caratteristiche delle rocce, e sembra che l’esperianza dello scorso anno abbia un po’ snaturato l’idea di Antartide e di avventura che riportai con me nei ricordi della passata missione. Concretezza, e maggiore responsabilità sono le parole d’ordine di quest’anno.
Mentre scrivo le carote sono già sotto indagine sedimentologica. Sonia Sandroni, appositamente risvegliata dal torpore televisivo, sta lavorando con gli altri del gruppo al completamento della descrizione dei tre metri di carota che poi verrà presentata ai ricercatori del turno giornaliero. La giornata si concluderà alle 10.00 di domattina e a parte uno stop forzato di 3 ore del pomeriggio, rappresenta una delle più lunghe mai trascorse in Antartide.

mercoledì 17 ottobre 2007

IERI, L'ANTARTIDE

Non perdete tempo a chiedetevi se l'immagine sia vera o se sia stato utilizzato un fotoritocco...chiedete soltanto alla vostra mente se riesce a concepire un luogo dove la mezzanotte si presenta purporea e sfavillante, riflessa da un tutt'uno indefinito composto da cielo, mare e ghiaccio.

domenica 14 ottobre 2007

COSE DELL’ALTRO MONDO…

La missione ANDRILL SMS è ufficialmente iniziata da oltre 10 giorni, e non senza qualche intoppo. Ai problemi tecnici legati ai voli per il raggiungimento della Nuova Zelanda, si è aggiunta la più importante e, speriamo, reversibile mancanza del co-chief (capo progetto) italiano, il Dr. Fabio Florindo dell’Istituto di Geofisica e Vulcanologia di Roma. In sua mancanza è il veterano di maggior esperienza a farne le veci, incarico preso responsabilmente dal Professor Franco Talarico dell’Università di Siena.
Lunedì 8 ottobre, in seguito ad una riunione con l’altro capo progetto ed il responsabile scientifico della missione, oltre che a informazioni incoraggianti giunte dal Drill Site, si è deciso di accompagnare il gruppo distaccato di tecnici e ricercatori che opererà sulle carote direttamente dopo l’estrazione al sito. Ottanta chilometri, tra andata e ritorno da percorrere con un pistel bully, cingolato molto versatile, a 8 posti, in grado, grazie all’ampia superficie di appoggio, di percorrere lunghe distanze su ghiaccio spesso anche 80 centimetri.

La responsabilità del trasporto viene presa dal capo progetto italiano, il quale richiede un collaboratore per il ritorno, infatti le uscite con automezzi su ghiaccio devono essere effettuate sempre da persone che viaggiano almeno in coppia, per motivi di sicurezza. Decido di accettare l’offerta proposta in vista anche della necessità, da parte del ruolo da me rivestito, di conoscere le persone con le quali si dovrà più spesso collaborare.
Si parte alle 14.00 ora locale, la giornata è splendida con un sole brillante e in assenza di vento, nulla a che vedere con la terribile sera prima, in cui un vento fortissimo spazzava il ghiaccio marino sollevando una polvere finissima che azzerava la visibilità.
In casi del genere nessun automezzo viene autorizzato a lasciare il proprio posto, così si è deciso di partire soltanto dopo aver appurato che le condizioni meteo per le prossime ore erano sicure.
Partiamo in 7, due italiani, due colleghi statunitensi, un neozelandese ed una tedesca. Il viaggio è molto lungo, circa 2 ore per percorrere 40 chilometri su una strada tracciata circa un mese fa, quando la carovana di container ha attraversato la baia di McMurdo per trasportare il Drill site nel luogo prestabilito. Il ghiaccio marino è perennemente sferzato dal vento, eroso e modellato in forme aerodinamiche chiamate sastrugi che ne rendono la superficie frastagliata e tagliente. Il viaggio quindi, grazie ai cingoli, ai solchi della strada ed ai sastrugi è una vibrazione continua che lascia la tremarella anche dopo qualche ora dalla fine... Ma lo scenario è strabiliante.
Mentre scrivo queste poche righe riguardo le immagini scattate, fatico a convincermi che sia lo stesso mondo che tutti conosciamo. Il ghiaccio, bianco e polveroso è disturbato nella sua omogeneità da chiazze “sporche” di sedimento, polvere di rocce vulcaniche trasportata dal vento ed accumulata in banchi poi solidificati. In lontananza, sull’orizzonte, strane gibbosità emergono cristalline dalla superficie piatta. Lastre di ghiaccio vetrose, azzurre come il mare si sollevano a formare piccole dune cristalline fagliate longitudinalmente secondo la direzione di avanzamento dello stesso.
Viaggiamo ormai da ore sul mare, una lastra solida che rende difficoltosa la distinzione delle isole che costeggiamo. Black Island, White island, il Monte Erebus, la catena Transantartica con i ghiacciai che scendono dalle valli e che tutti insieme alimentano l’Ice shelf, cioè il ghiaccio marino. Tante colate fluide che si riuniscono in un unico bacino a scorrimento lento e che si espande fino a latitudini in cui la temperatura è tale da scioglierlo. Mi sono incantato guardando l’Erebus. Un vulcano alto oltre 3700 metri sormontato da una cappa di fumo giallastro che fuoriesce dal cratere. La montagna sembra galleggiare perché la base è nascosta da nuvole basse. Capisco perché alcune popolazioni venerano divinamente questi fenomeni naturali la cui bellezza non ha paragone alcuno.

Lasciato il personale al sito, e svolto il breve colloquio con i colleghi, ci rimettiamo subito in moto per tornare alla base, da ovest infatti, coltri di nubi basse avanzano preoccupanti. Partiamo comunque in tranquillità, scambiandoci informazioni scientifiche, esperienze personali, valutazioni geologiche e pettegolezzi divertenti, riosservando lo scenario da poco attraversato non mancando di chiederci se mai un giorno questi luoghi li potremo rivedere.
L’Antartide è un luogo prezioso, chi ha la fortuna di visitarlo raggiunge la consapevolezza di una ricchezza per l’umanità che non può essere paragonata ad alcun valore economico. Trovarsi soli, in piedi su una crosta di ghiaccio spessa molti metri, su un mare profondo anche mezzo chilometro e sotto un cielo blu cobalto lascia interdetta la mente, sembra far mancare ossigeno al cervello anestetizzandolo e costringendolo a rallentare, a tranquillizzarsi, come se la natura, da sola, imponesse un attimo di meditazione.

venerdì 12 ottobre 2007

UNA NEWS IMPORTANTE... (ma non troppo?)

Il comitato norvegese a Oslo ha scelto l'ex vice presidente Usa e l'organizzazione dell'Onu tra 181 candidati, decidendo così di dividere in due il premio da 1,5 milioni di dollari. Fonte ANSA

L'Ipcc, Intergovernmental panel on climate change, è il comitato scientifico formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite, la World Meteorological Organization (Wmo) e l'United Nations Environment Programme (Unep) allo scopo di studiare il riscaldamento globale. I rapporti periodici diffusi dall'Ipcc sono alla base di accordi mondiali quali la convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) e il protocollo di Kyoto che la attua. Il comitato è organizzato in tre gruppi di lavoro: il primo incaricato di valutare gli aspetti scientifici dei fenomeni; il secondo le conseguenze del cambiamento climatico e le possibilità di adattamento; il terzo analizza le soluzioni per limitare le emissioni di gas serra.
Con il Comitato Intergovernativo ONU collabora anche il progetto ANDRILL.


LE ATTIVITA' CON CRONACA DI CREMONA? Congelate....
Approfitto di questo importantissimo annuncio per comunicare ai numerosi utenti la mancata collaborazione tra THE MISSING LINK... e Cronaca di Cremona. Le motivazioni richieste sul disinteresse del quotidiano per le informazioni "in diretta" sull'unica missiona scientifica italiana dell'Anno Polare Internazionale 2007/2008, a tutt'oggi continuano a non pervenire.

mercoledì 10 ottobre 2007

ATTIVITA' "CONGELATE"

Sono trascorsi ormai diversi giorni dall’arrivo a McMurdo. Il sole cristallino riflesso dal ghiaccio è da qualche giorno soltanto un ricordo poiché una tormenta attanaglia la base sbiancando l’orizzonte e limitando fortemente la visibilità. White out viene definito il fenomeno, quando nubi a terra e polvere di ghiaccio nascondono ogni cosa creando una fitta ed impenetrabile cortina. Durante questo fenomeno la temperatura si abbassa a - 30/-40°C ed ogni attività esterna viene bloccata, sorte toccata anche agli arrivi di nuovo personale direttamente da Christchurch. La maggior parte del gruppo di ricerca sarebbe dovuta arrivare l'8 ottobre, ma prima un guasto al C17, poi le avverse condizioni metereologiche hanno obbligato ad un cambio di programma. ANDRILL si sta organizzando. Dei due pozzi inizialmente previsti si è optato per uno solo, di 1000 metri, posto nel mezzo della distanza prevista tra i due iniziali. Una scelta questa, dettata dalla necessità di ottimizzare i tempi in previsione di un’eventuale fine anticipata dei lavori per le condizioni del ghiaccio stagionale. Il sito dista dalla base circa 40 chilometri, due ore con mezzi cingolati o 5 minuti in elicottero. Anche in questo caso i programmi iniziali sono stati cambiati allo scopo di velocizzate le operazioni migliorando la sicurezza. Nessuno infatti, a parte i piloti, effettuerà le trasferte notturne dalla base al sito per prelevare le carote estratte (campioni di roccia estratti dal pozzo). Il lavoro della mia squadra di Curator pertanto si limiterà ad un prelievo dei campioni dall’eliporto e della loro gestione e preparazione fino al passaggio alle analisi successive. Mentre sto scrivendo il Drill Site è in fase di installazione, il sea riser (camicia di tubi protettiva delle aste di perforazione) è giunto alla profondità marina di circa 200 metri, e dovrebbe raggiungere il fondo del mare domani mattina (450 metri circa). Una volta calato il sea riser verranno incolonnate le aste, che scorrendo nella camicia arriveranno al fondo per iniziarne la perforazione. Il sea riser verrà poi fissato al fondo con cemento istantaneo iniettato dall’alto. Lo spessore del ghiaccio sotto il drill è di 8 metri, 2 oltre il previsto, ma circa 80 metri in meno dello scorso anno. Otto metri è uno spessore che consente di operare in tutta sicurezza, ma una eventuale diminuzione potrebbe costringere i tecnici ad adottare una tecnica di alleggerimento già utilizzata in un progetto pilota della fine degli anni ‘90: Cape Roberts (vedi schema allegato). Si tratta dell’istallazione di palloni di galleggiamento, applicati al sea riser, che vanno a sostenere la struttura alleggerendone il carico. La previsione di lavoro indica che per l’11 o forse il 12 di ottobre dovrebbero venir estratte le prime carote, così che per quella data tutto il team dovrà essere operativo. Gli italiani che partecipano al progetto sono in tutto 8, provenienti da diversi centri di ricerca ed università: Franco Talarico, Sonia Sandroni, Simona Pierdominici, Eleonora Strada, Paola Delcarlo, Marco Taviani, il sottoscritto e Fabio Florindo. Quest’ultimo, capo progetto con l’americano David Hardwood, ma per ora bloccato in Italia per motivi personali. In questi giorni l’attesa è ovviata da numerosi corsi organizzativi, dall’allestimento dei laboratori e dal tempo libero per attività collaterali, prima tra tutte la comunicazione con i propri cari.

venerdì 5 ottobre 2007

RITORNO

L’Antartide è rimasto, per tutto il tempo intercorso tra la fine della passata missione ed oggi, una memoria di ghiaccio, freddo, colori e libertà, che ritrova nel momento dell’arrivo, l’emozione in assoluto più indimenticabile. La sensazione della luce polare che penetra il ventre spalancato dell’immenso cargo è un istante che segna l’intera vita. La partenza da Christchurch è avvenuta in completa tranquillità. Sotto una fitta pioggerella primaverile, ricordo per i prossimi tre mesi, è partito il viaggio di circa 6 ore alla volta di McMurdo, la base americana che, appena uscita dalla morsa invernale, si appresta ad essere ripopolata. In questi momenti ogni dettaglio, oggetto, situazione, viso, anche il più sconosciuto, viene inconsapevolmente raccolto in un policromo e caotico mosaico che solo dopo giorni di ambientamento risulterà chiaro e delineato ricordo. Circa cento persone, per lo più sconosciute, ordinatamente sedute l’una di fianco all’altra nella stiva del C17 della US AIR FORCE, affannate a riempire il tempo per distrarre la mente dalla meta finale e per contenere la palpabile tensione. Visi stralunati dal lungo viaggio civile, gente che dorme, chi passeggia nervosamente, chi mangia, chi scrive, chi legge o ascolta musica, mentre da ore l’Oceano Meridionale scorre inesorabilmente sotto i piedi.

Rivivere un’esperienza del genere è privilegio di pochi, ma pochi forse sono consapevoli della fortuna che li ha investiti. Visi intenti nei propri pensieri, specchi di vite separate che si incrociano in questo luogo ed in questo istante, su un aereo come in un collo di bottiglia, in cui forzatamente queste persone convogliano, costrette per i prossimi mesi ad una convivenza che soltanto le immense distese bianche dell’Antartide possono alleviare. La nuova esperienza come incognita, inconsapevole cammino da percorrere, già tracciato nelle menti ma ancora invisibile, come una pellicola appena scattata che soltanto dopo un accurato sviluppo potrà mostrare i propri segreti risultati. Siamo in tre gli italiani in viaggio. Tre viaggiatori solitari che la burocrazia italiana ha mantenuto separati per farli ritrovare prima dell’ultimo volo, il vero viaggio, quello che dalla civiltà porta alla natura infinita. Credo che gli “effetti” dell’Antartide non si dissolveranno mai, in particolare vedendo le indelebili tracce di nervosismo e apprensione nelle rughe e negli occhi anche dei veterani. Leggendo di avventure polari, di spedizioni al limite e di ricerche scientifiche ci si rende conto, anche dopo aver vissuto periodi al polo, che l’Antartide per l’uomo è stato a lungo la sfida ma oggi rappresenta la meraviglia, lo stupore, il senso di pace e di protezione che in pochi attimi però può tramutarsi in subdolo tradimento. Abbaglia di bellezza ma in un attimo ti attanaglia come le fauci di un meschino e fuggitivo cane che, traditrici, perforano il guscio della pacifica tartaruga; lei che naturalmente riparata vive nell’inconsapevole idillio del “giardino incantato” dove bellezza e tranquillità sovrastano ogni cattivo pensiero ma che la lavativa superficialità di alcuni può facilmente sconvolgere. Attendiamo da diverse ore questo momento chiave, quello del piede sul ghiaccio, del freddo penetrare nelle ossa, del viso paralizzato dal vento. Il momento in cui il corpo soffre ma la sofferenza è sovrastata dal senso di libertà che prende il volo alla vista dell’infinito mare ghiacciato, dei colori frastornanti e del cielo blu intenso. Con l’arrivo, il primo traguardo è stato raggiunto. Il giorno 3 ottobre 2007 alle ore 15.00 locali, ha preso inizio la nuova avventura, quella stessa che lo scorso anno ha portato importanti risultati scientifici ed indelebili ricordi, e che quest’anno si ripropone, con intenti ancor più esaltanti ma con maggiori difficoltà, di andare scientificamente oltre, indagando alle origini della calotta polare. Sarà sicuramente un’esperienza intrisa di sensazioni ed immagini al limite della realtà che già trova riconferma in questa prima alba, in cui una piccola nuvola in cielo assume, al crepuscolo mattutino, i colori dell’arcobaleno, rimarcando prepotentemente le caratteristiche di un luogo in cui la parola “normale” proprio non trova spazio alcuno.

giovedì 4 ottobre 2007

LO SBARCO...

Salute a tutti fedeli internauti.
Finalmente lo sbarco è avvenuto, alle 15.00 di ieri, Mercoledi 3 ottobre 2007.
Con mia grande sorpresa il freddo pungente si è fatto poco sentire. Siamo atterrati in condizioni climatiche ottime, senza vento e sotto un ottimo sole, ad una temperatura di circa -15°C.
Cosa si prova in questi istanti? L'ho ripetuto molte volte alle conferenze svolte in giro per il nostro territorio. Questa volta, a parte le sensazioni legate al freddo ho deciso di mostrarvi direttamente cosa si vede e quale è lo scenario fantascientifico iniziale.
Un saluto a tutti quanti, in attesa dell'inizio dell'avventura in parallelo tra ANELLOMANCANTE e CRONACA DI CREMONA.

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