venerdì 23 marzo 2012

Mesozoico marino

Paleoricostruzione di un'ammonite (Scaphites sp.) by Troco

La scafite (gen. Scaphites) era un mollusco cefalopode, appartenente al gruppo delle ammoniti, con conchiglia svolta. Visse tra il Cretaceo inferiore e quello superiore (tra 110 e 94 milioni di anni fa). I suoi resti si rinvengono in gran parte del mondo, ma in particolare in Europa (Inghilterra, Francia) e in Nordamerica.
L’aspetto di questa ammonite era decisamente curioso: la conchiglia era infatti parzialmente svolta, con una parte anteriore a forma di U. Lunga circa 5 centimetri, la conchiglia della scafite era spessa e rigonfia, dotata di una simmetria particolare. La forma generale è detta scafitoide (proprio dal nome di questo animale), e presentava i primi giri a spira strettamente ombelicata; i successivi giri, invece, erano svolti in un bastone leggermente ricurvo e, alla fine, si ripiegavano verso il punto di partenza.
L’ornamentazione di questa ammonite era costituita da coste fascicolate lisce o con nodi; la regione del bastone presenta un’ornamentazione meno fitta. La testa dell’animale, probabilmente, sporgeva dalla conchiglia con una notevole angolatura.
Come altre ammoniti del Cretaceo, la scafite presentava una forma regressiva, sia per quanto riguarda la despiralizzazione sia per le suture semplificate. A causa della forma particolare della conchiglia, sembra che questa ammonite non fosse in grado di esercitare un nuoto attivo: probabilmente riempiva d’acqua le varie camere per scendere o salire lungo la colonna d’acqua, conducendo un tipo di vita planctonico.
Nella ricostruzione sopra riportata io e Troco abbiamo proposto invece una soluzione bentonica, caratterizzata da uno stile di caccia "passivo", mimetico, con accorgimenti anatomici ispirati alle seppie ed in particolare a questa specie curiosa, capace di "camminare" sul fondo:

giovedì 8 marzo 2012

Moderna arcaicità...

Dividere i sapiens in “arcaici” e “moderni” riflette un modo gerarchico di pensare la variabilità umana.

Da sempre vige la convinzione diffusa che la suddivisione del Paleolitico in inferiore, medio e superiore, eseguita essenzialmente attraverso le industrie litiche, rifletta anche importanti differenze evolutive nella specie umana, in particolare tra i sapiens “moderni” e gli “arcaici”.

In realtà molti degli attrezzi del Paleolitico inferiore e medio trovati in Europa e altrove variano all’interno di una ristretta gamma di forme semplici, tanto che scheggiatori dei giorni nostri riescono, con attrezzature e motivazioni adeguate, a riprodurne copie in pochi minuti, a volte addirittura in pochi secondi.

Un’analisi dettagliata dei manufatti litici, secondo lo schema di Clark, che riguarda la variabilità tecnologica suddividendola in cinque categorie, permette di vedere che non vi è un costante accumulo di nuove tecnologie dei nuclei a partire dalla prima apparizione della nostra specie, né qualcosa che assomigli a una “rivoluzione” come quella tanto citata paleolitica. Si vede invece uno schema persistente di ampia variabilità tecnologica.

Attività opportunistiche e circoscritte di lavorazione di sassi e di ciottoli di fiume da parte di esseri umani dei giorni nostri danno spesso origine a utensili ottenuti per scheggiatura da Homo habilis o da Homo erectus. Questa somiglianza però, che si vede appieno anche nei manufatti in foto solo in apparenza paleolitici (in realtà provengono da un sito dell’Età del Bronzo), riflette solamente la natura delle strategie di fabbricazione degli utensili, delle tecniche e delle materie prime, non l’uguaglianza, in termini evolutivi, di coloro che li hanno fabbricati. La documentazione archeologica quindi è piena di possibili risultati ingannevolmente negativi sulla modernità comportamentale umana nel corso della preistoria.

L’ipotesi che vi siano stati esseri umani di aspetto moderno ma dalle capacità comportamentali significativamente diverse dalle nostre non è sostenuto né da principi di uniformità, né dalla teoria dell’evoluzione, né dalla documentazione archeologica. Non ci sono, in giro per il mondo, popolazioni di H. sapiens le cui capacità di variazione comportamentale siano soggette a vincoli biologici. E nemmeno ci sono ragioni per pensare che siano esistiti in passato H. sapiens arcaici dal punto di vista comportamentale.

Bisogna smettere di guardare agli artefatti come espressione di un qualche stato evolutivo e cominciare a vederli come prodotti secondari di una strategia comportamentale.

(Modified after Shea J., Le Scienze, Marzo 2012)