lunedì 10 dicembre 2007

GIORNO 75

Sono seduto al solito posto, come ogni mattino dopo colazione. Un posto riservato informalmente nel rispetto di abitudini che qui diventano spesso maniacali. Ogni persona allo stesso posto ogni giorno, agli stessi orari, con lo stesso lavoro… Leggo per prima cosa le email, come sempre, provando l’emozione che generalmente si prova prima di scartare un qualsiasi regalo.
Da qualche giorno il sole è più caldo, la bufera della scorsa settimana è per ora soltanto un ricordo e l’aumento di temperatura ha sciolto tutta la neve trasformando le strade in ruscelli fangosi. McMurdo è un luogo strano, asfittico per certi versi ma confortevole e pratico per altri. Permanenze prolungate fanno regredire la mente e ci si rende conto delle stranezze delle persone che qui vivono quasi stabilmente con eccessi nel vestire o nei modi di fare che diventano indispensabili per riuscire a distinguersi dal resto dell’omogenea comunità. La base è caratterizzata da assenza totale di qualsiasi valore estetico. Ci si deve rifugiare nell’ambiente esterno per comprendere effettivamente il luogo che ci ospita.
Oggi è un giorno speciale, quello della partenza. Mi ritrovo nel giorno desiderato per mesi, e come al solito la contentezza per il ritorno tende a far riconsiderare in meglio la missione appena conclusa. Per la prima volta mi guardo dietro cercando di tirare le somme di un bilancio di oltre due mesi d’intenso lavoro con poco svago, molte difficoltà ma anche qualche soddisfazione. Lascio l’Antartide stanco ma con la consapevolezza di aver dato il massimo per raggiungere gli obiettivi proposti.
Mentre rivedo le numerose immagini scattate, emerge una certa malinconia che son certo si farà sempre più grande man mano che trascorreranno gli anni. Mi mancheranno in particolare gli amici, le persone con le quali ho preso più contatti e con le quali si è instaurato un rapporto quasi famigliare.
Col groppo in gola per la consapevolezza che sarà probabilmente l’ultima volta nella vita che vedrò questo luogo, gli animali che lo abitano, gli orizzonti piattissimi, il mare cristallizzato, il blu intenso del cielo, il sole che non tramonta mai, le montagne altissime innevate e le valli secche mi accingo ad effettuare gli ultimi preparativi, con il normale timore per il ritorno alla normalità ed il piacevole pensiero di riabbracciate la mia compagna nella nostra casa.

domenica 9 dicembre 2007

COME E’ PICCOLO IL MONDO…

Qualche giorno fa, ricontrollando la posta del Museo di San Daniele Po, tra le centinaia di porcherie pubblicitarie e finti annunci, un’email ha attratto la mia attenzione facendola risparmiare dalla cancellazione definitiva. Il mittente, un signore di Buenos Aires, Aureliano Galli, che ricercando notizie in rete sul suo paese natale, San Daniele Ripa Po ha trovato il sito del museo e l’anellomancante. Un contributo quello di internet che ha permesso a due persone così lontane dalla propria piccola realtà cremonese di incontrarsi e di conoscersi avvicinandosi virtualmente. Sono sufficienti le poche righe di seguito per far capire il vero significato e la vera utilità di un blog, un luogo virtuale che compare con un click e che collega le parti più remote del pianeta permettendo a chi vuole di partire o semplicemente di ritornare a casa…
Internet è in assoluto la più grande fonte di comunicazione, conoscenza e democrazia che sia mai esistita. Chiunque può dire, fare, cercare e trovare anche avendo a disposizione pochi mezzi; un sistema che ha contribuito certamente a velocizzare l’evoluzione tecnologica e culturale dell’uomo almeno quando fecero l’invenzione del fuoco o quella della ruota…
Con ogni probabilità il Sig. Aureliano ritornerà a visitare San Daniele durante le vacanze di Natale dopo ben 57 anni di lontananza. Sono certo che le sue esperienze saranno fonte di arricchimento per il paese che si adopererà per diventare un gradito ricordo per il ritorno in Argentina.
Condividere le proprie esperienze, i propri pensieri o le proprie idee non è tempo perso, è un modo per ampliare i propri orizzonti e le proprie conoscenze con la certezza che in qualche parte del mondo c’è sempre una persona pronta ed interessata ad ascoltare, leggere e capire…

EMAIL:
19-11-2007
Questo email e per ringraziare a tutti voi per lo sforzo di creare un museo di San Daniele, e anche inviare un rappresentante alla Antartica.. Auguri. Mi sento orgoglioso di avere nato a SAN DANIELE RIPA PO..
Saluti a tutti voi da Buenos Aires,

Aureliano Galli

08-12-2007
Salve Aureliano, la ringrazio per i complimenti. Le scrivo dall'Antartide, da dove partirò entro pochi giorni per ritornare all'amato San Daniele Po. Da quanto tempo vive in argentina? Ha ancora parenti a San Daniele?
A presto
Davide Persico
08-12-2007
Sre. Davide Persico Auguri per lei che nel posto più bello del mondo.... Vi dico che sono partito da San Daniele da 57 anni... e adesso per fortuna ritorno a visitare il mio caro paese il 21 di dicembre fino al 20 gennaio.. sono contentissimo, a San Daniele non o piu parenti, ma si.. spero.. amici, i parenti sono a Cremona e dintorni, ho una cugina che è giornalista a Cremona si chiama Silvia Galli, avremo qualche intreviste di sicuro.. vi saluto tanto e spero conoscerlo, arrivederci a San Daniele..!!!!!!
Aureliano Galli

09-12-2007
Salve, Signor Aureliano, sarò molto felice di conoscerla, poi mi dirà come e quando incontrarci a San Daniele Po. Le lascio anche il mio numero di telefono, mi ha fatto molto piacere ricevere le sue lettere specialmente per il fatto di trovarmi in un posto così lontano. Allora arrivederci a presto!!
Davide


NAVIGATE GENTE, NAVIGATE...

mercoledì 5 dicembre 2007

LA STORIA NELLA ROCCIA...

Non ho una grande esperienza geologica, nel senso che in genere la mia partecipazione a progetti scientifici consiste in analisi di laboratorio, pertanto le poche esperienze sul campo derivano da iniziative personali o da sporadiche escursioni legate comunque alla paleontologia. Anche questa volta, infatti, il field trip cioè l’escursione geologica, non è direttamente collegata al progetto di ricerca ma rappresenta, oltre che un ottimo compendio di geologia antartica, uno degli itinerari più ambiti per qualsiasi appassionato di Scienze della Terra. Le Dry Valley o valli secche, sono lunghe valli localizzate nella catena Transantartica tra le cime coperte dalla calotta polare permanente e la linea di costa dove inizia il ghiaccio marino, enormi canali che scorrono tra vette altissime fino al mare incanalando i fortissimi venti catabatici. Per questo motivo le valli risultano interamente prive di ghiaccio e neve, con sedimenti e rocce in bellavista, aspetto questo ultimo che le rende ai geologi appetibili quanto il formaggio per i topi… Siam partiti in otto, alle 7.45 del mattino, per recarci all’eliporto dove era programmato un volo specifico per il gruppo. Abbigliamento pesante, zaini con ogni tipo d’attrezzatura di sicurezza e per la tutela del sito nonchè borse di salvataggio sull’elicottero. Ogni precauzione in questi casi non è mai troppa, facile risulta infatti rimaner bloccati nella valle dalle condizioni meteorologiche con la necessità di ricerca di un riparo. Per fortuna non è andata così, la giornata era “calda”, assolata e piacevole, con pochissimo vento ed una luce brillante capace di ravvivare oltre il reale i colori delle rocce. L’elicottero neozelandese sfreccia con noi a bordo tra le vette che sovrastano le valli, meta Wright Valley, dove poi percorreremo un itinerario a piedi costeggiando il lago Vanda per raggiungere un rifugio al quale fare appoggio in vista di una campionatura paleontologica in un deposito sedimentario marino pliocenico….in soldoni, a cercar conchiglie fossili. L’elicottero è atterrato su una cima pianeggiante che sovrasta la valle col lago Vanda alle spalle ed uno scenario di fronte capace di lasciar chiunque senza fiato. Il paradiso del geologo: strati sedimentari con intercalati strati vulcanici, sequenze stratificate ordinate, segni d’erosione, trasporto eolico, trasporto fluviale, il tutto esposto, evidente e raggiungibile, senza copertura nevosa e senza un filo di vegetali a disturbare. Un deserto, secco, col lago azzurro ghiacciato alla base in una distesa di ciottoli lucidi e brillanti completamente levigati dall’azione continua del vento.
Ogni roccia è lucida e smerigliata, un appassionato di geologia non può fare altro che trasgredire i regolamenti (tutela del sito) riempiendosi le tasche di questi ventifatti fino a scoppiare per poi fingersi agli occhi della guida leggero e innocente… Breve tappa ad ammirare il panorama incredibile con le nozioni della guida e poi ripartenza per raggiungere il fondo valle ed iniziare un itinerario a piedi tra giganti di roccia all’interno di un corso fluviale, secco naturalmente. L’elicottero ci lascia al rifugio Vanda trasferendo le borse di salvataggio nella meta della nostra escursione, ci recupererà solo nel pomeriggio a circa 8 km di distanza, in prossimità di alcuni depositi marini contenenti conchiglie fossili che dovremo campionare per una comparazione con quanto rinvenuto nelle carote. Si rimane incantati di fronte a tanta bellezza, stratificazioni colorate di rosso intenso incrociano pareti gialle ocra e massicci strati neri generati da infiltrazioni di magma bollente che erosero e spostarono gli strati preesistenti. Un intrico di colori dal rosa al giallo, dal rosso al nero che mischiandosi nei detriti a fondo valle generano un grigio rosato costituito da ciottoli di ogni genere e dimensione, accomunati da una lucidatura eolica superficiale in grado di rendere prezioso agli occhi anche il più insignificante sasso fluviale. Ciottoli caduti dalle vette, trasformati in perle dal vento e trasportati a valle nell’attesa di finire prima o poi in mare. La probabilità che uno di essi finisca sepolto da centinaia di metri di sedimenti infondo al mare e che tra milioni di anni venga campionato mediante un cilindro di tubi lungo chilometri ma largo pochi centimetri è pressoché nulla, ma come ANDRILL ha dimostrato, nulla è impossibile. I ciottoli rinvenuti nelle carote provengono proprio da questi luoghi, tenendoli in mano ed imparando a leggerne la storia, si arriva alla loro origine, ai tempi ed agli eventi che li hanno erosi, trasportati e sedimentati. Ogni ciottolo è una capsula a tempo, un indizio di cosa, come e quando un evento climatico o geologico sia accaduto, una storia racchiusa in un oggetto apparentemente insignificante che rispecchia le infinite ambizioni scientifiche di prevedere cosa ci accadrà e le ancor più flebili idee su come prevenirlo o affrontarlo.

lunedì 3 dicembre 2007

E’ L’ORA DELLA RICREAZIONE


E’ il 4 dicembre 2007, ci si avvicina a grandi passi alla partenza che sarà, salvo imprevisti meteorologici il giorno 11 dicembre. Salvo imprevisti appunto, quelli che per giorni hanno ritardato l’arrivo delle carote in base e che ora fanno rimandare giorno dopo giorno l’escursione in elicottero nelle valli secche, un itinerario geo-paleontologico che pochi al mondo hanno la fortuna di vedere e che, pur essendo ad un tiro di schioppo, per questi imprevisti si rischia di saltare.

La domenica è strascorsa spensierata e piacevole, in parte presso Scott Base ed in parte a McMurdo.
Era organizzato per i membri del turno di notte un pranzo alla base neozelandese con escursione ricreativa tra le creste di pressione che si trovano proprio di fronte alla stessa.
Un pranzo piacevole, ben cucinato e una buona compagnia hanno contraddistinto l’attesa per l’escursione. La piattaforma di Ross, il ghiaccio marino di fronte a Scott Base si increspa a seguito dell’incessante pressione legata all’avanzata della lingua di ghiaccio. Verso la costa, dove l’attrito con la roccia diventa consistente, il ghiaccio si corruga in pieghe fino a frantumarsi. Le lastre di ghiaccio antico così si innalzano verticali dal piatto della banchisa mettendo in luce cristallini colori: dal trasparente, al bianco intenso, dall’azzurro al verde. Uno scenario unico che, una luce accecante, colori intensi e silenzio assoluto, trasformano in una passeggiata rilassante e piacevole. Dai crepacci emergono ogni tanto risalite d’acqua smeraldina che aggiungono pennellate di diversa tonalità al già incantevole quadro, ospitando talvolta pacifiche foche di weddell che riparate da ogni vista si crogiolano al sole portandosi a presso i cuccioli. La loro presenza è spesso segnalata da skua in permanente attesa di qualche disattenzione delle madri.
Un luogo dove basta una diversa posizione del sole, qualche nuvola in più, un soffio di vento per modificare colori, odori e caratteristiche, come in un effimero scenario in cui ogni particolare risulta mutevole ed ogni piccola variazione comporta una trasformazione consistente conferendo appunto un aspetto diverso ogni giorno. Geometrie tridimensionali, forme arrotondate dal vento, strati di differente colore, ghiaccio azzurro vetroso, neve compattata in blocchi, stalattiti di ghiaccio e cielo blu che il contrasto con i chiari colori rende anche più intenso fanno di questo posto un luogo unico ed un ricordo indelebile paragonabile al mondo soltanto con con l’Artide, ma con caratteristiche naturalistiche assolutamente uniche.


venerdì 30 novembre 2007

COME UN CACO A SETTEMBRE...

Millecentotrentotto metri e cinquantaquattro centimetri, lunghissimo da scrivere, ancora di più da tagliare. E’ la profondità raggiunta sotto il fondo del mare dal drill, cioè i metri di carota estratti nel corso della missione on-ice ANDRILL SMS.
La perforazione si è conclusa oggi, venerdi 30 novembre 2007 alle ore 8.00 del mattino. Il morale del gruppo è buono, anche se problemi relativi alla datazione delle rocce, lasciano in un’incertezza che accompagna i lavori fin dal primo giorno. Pochi fossili indicativi e pochi livelli vulcanici rendono le analisi stratigrafiche particolarmente complesse ed incerte.
La conclusione di un lungo periodo di fatica contribuisce però a stemperare gli animi rendendo questi ultimi giorni più piacevoli. L’attesa per la partenza comincia inoltre a farcire d’allegria e buon umore i partecipanti ormai ridotti a controfigure delle persone giunte due mesi fa a McMurdo. Da tempo si litiga per banalità come un turno di lavoro in più, gli orari sballati di qualcuno, il mancato mantenimento dei ruoli, il furto di una salsiccia dalla scorta del cibo ecc ecc. Come mi etichettò un mio caro amico durante una personale videoconferenza…. siamo come i cachi a settembre: maturi e in procinto di scoppiare. Speriamo che il C17 riporti presto la normalità.

mercoledì 28 novembre 2007

ANTARTIDE: 20 MLN DI ANNI FA CLIMA MOLTO PIU' MITE

ANSA: 28-11-2007 10:36
ROMA - Era un clima molto piu' mite, quello che l'Antartide aveva intorno a 20 milioni di anni fa, e un aspetto simile a quello della punta meridionale del Sud America. Poi e' avvenuto un raffreddamento progressivo che ha trasformato il continente nell'immensa distesa ghiacciata che conosciamo oggi. E' la storia che hanno cominciato a raccontare, e della quale promettono di rivelare i segreti, i sedimenti e i fossili prelevati dal mare di Ross, nell'ambito progetto internazionale Andrill (Antarctic geological drilling). Andrill e' uno dei progetti organizzati per l'Anno polare internazionale e al quale l'Italia partecipa con il Programma nazionale di ricerche in Antartide (Pnra). I risultati ''superano ogni aspettativa'', dicono i responsabili del progetto, l'italiano Fabio Florindo, dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), e lo statunitense David Harwood, dell'Universita' del Nebraska-Lincoln. La perforazione sara' completata il 29 novembre, quando si raggiungera' la profondita' di 1.150 metri. Nel primo anno del progetto si era raggiunta la profondita' di 1.285 metri. ''Il materiale che abbiamo raccolto e' fenomenale'', dice Harwood. E' gia' chiaro che nella carota di sedimenti prelevata, nella quale e' stato possibile recuperare ben il 98% del materiale, e' gia' chiaro che la quantita' di sedimenti e' cosi' vasta che la sua analisi richiedera' molto tempo. Programmi come questi, rilevano i responsabili del progetto, ''sono estremamente importanti soprattutto per le incertezze sul comportamento futuro delle calotte polari dell'Antartide in questa fase di riscaldamento globale''. La grande quantita' di dati raccolti con il progetto Andrill permettera', aggiungono, di ''capire la dinamica delle antiche calotte polari e del ghiaccio marino stagionale e per la verifica dei modelli matematici sull'evoluzione del clima a scala planetaria''. Uno degli obiettivi principali della perforazione era lo studio di un intervallo di tempo compreso tra 17 a 14 milioni di anni fa, quando il sistema climatico globale ha avuto una transizione fondamentale passando da una fase calda nota come ''warm climate optimum'' all'inizio di un progressivo raffreddamento che ha portato alla formazione di una copertura glaciale quasi permanente nell'Antartide orientale. ''I sedimenti che risalgono a questo periodo potranno raccontare una storia molto importante'', dice Florindo. Il Miocene intermedio (circa 12 milioni di anni fa) e' stato a lungo considerato come uno degli intervalli di tempo fondamentali nella formazione della calotta antartica. E' allora che e' avvenuto il passaggio da un clima caldo, presente circa 17 milioni di anni fa, a un clima piu' freddo, 14 milioni di anni fa, e la comparsa del ghiaccio. Un primo esame di fossili e sedimenti suggerisce che il clima caldo ha avuto una durata superiore a quella ipotizzata finora, e la zona sud-occidentale dell'Antartide aveva condizioni simili a quelle che sono presenti oggi nella parte piu' meridionale del Sud America, nel Sud Est della Nuova Zelanda e nell'Alaska meridionale.

giovedì 22 novembre 2007

FINALMENTE SI E’ ROTTO IL GHIACCIO

Scrutavo la banchisa di fronte alla base da diversi giorni, da quando gli skua iniziarono ad arrivare preludendo alla bella stagione. Nessuna macchia scura sul ghiaccio, nessuna bandierina nera che preannunciasse qualche crepaccio, nulla che potesse far pensare all’arrivo imminente di qualche foca. Poi arriva l’ora del meeting mattutino, il caso vuole che un arrivo anticipato mi spingesse ad ammirare il panorama del mare di Ross, di fronte al rifugio di Scott. Localizzata non lontano, tra una mela e un pistel bully, eccola crogiolarsi al sole con uno splendido manto scuro solo parzialmente picchiettato di macchie chiare. Si rotola quasi immobile, indisturbata da qualche ora. La osservo col cannocchiale, cercando di ipotizzare la via più breve e sicura per raggiungerla. Poco di lato ecco le bandierine scure che segnalano, come confermato poi durante l’avvicinamento, un foro artificiale nel ghiaccio, l’apertura dalla quale la foca di Weddel è fuoriuscita qualche tempo fa. Mi avvicino con un collega, facendo attenzione a mantenere sul ghiaccio le strade battute dagli automezzi cingolati per non incappare in fratture nascoste. Raggiungiamo l’animale da dietro, tossisco per farmi sentire e per non spaventarlo, poi lo aggiro lentamente mostrandomi. A quel punto divarica prontamente occhi e narici, osservando sorpreso ma non particolarmente spaventato. Cerco di avvicinarmi parlandogli piano, quasi per rassicurarlo non col significato delle parole ma con suoni tranquilli. Scatto a raffica decine d’immagini mentre si muove goffamente senza spostarsi o spaventarsi, sapendo che soltanto pochi scatti riserveranno quelle espressioni che impreziosiscono una fotografia naturalistica. Rimaniamo qualche minuto in stretta vicinanza, riesco a spingermi fino ad un metro dopo aver appurato l’estrema e pacifica tranquillità della foca. Circa un’ora per raggiungerla, fotografarla e tornare, nell’eccitazione di un incontro tanto inconsueto e la frenesia di vedere subito il risultato della “caccia”. Molte immagini scattate, tutte buone, ma soltanto poche in grado di far sobbalzare l’osservatore. Un’esperienza apparentemente da poco, vissuta in modo unico, in un continente che non ha affini dove la natura è talmente diversa e restia a mostrarsi tanto da concentrare su di essa ogni tipo d’attenzione.

mercoledì 21 novembre 2007

GRANDE GINO!!!!

Da qualche tempo tra i partecipanti di ANDRILL si è aperto un concorso fotografico suddiviso in 12 categorie con scopo finale la creazione di un calendario. Nella categoria "life at Crary Lab" ha trionfato questa mia foto, il soggetto è Gino, il pesce adottato dagli italiani e fotografato tempo fa nell'acquario. Che centra un pesce con la "vita al Crary Lab"? Provate voi a passare una vita intera in questo luogo.....grazie Gino!!!

lunedì 19 novembre 2007

INCONTRO RAVVICINATO

Dopo oltre un mese di duro lavoro interrotto a sprazzi dalle condizioni meteo avverse, il gruppo del turno di notte ha potuto riposarsi con un giorno di vacanza che a causa del mio ruolo, è slittato al giorno dopo. In previsione c’era una visita al Drill site, nulla di che, ma comunque un’utile esperienza ed il pretesto per la ricerca, seppur remota, di qualche incontro ravvicinato con la fauna locale. Partiamo in quattro con un pickup cingolato uscendo dalla base ed aggirando l’enorme aeroporto collocato di fronte a McMurdo. La strada passa intorno alla pista aggirandola a distanza di sicurezza, dividendosi poi in diverse direzioni.
Raggiunto lo svincolo imbocchiamo la via che conduce al sito localizzato a circa 40 chilometri, verso il margine dell’ice shelf, dove ghiaccio ed acqua si scambiano i ruoli. Il viaggio è monotono e noioso, un’infinita distesa bianca percorsa con un mezzo lento, costeggiata da una parte dall’Isola di Ross, e dall’altra dai ghiacciai dalla catena transantartica. Due americani, io ed un tedesco, tutti quanti in gita premio per il lavoro svolto. L’umore è alle stelle ma il divertimento scarseggia. Dopo circa un’ora di viaggio mi accorgo che ognuno è estremamente impegnato a scrutare l’orizzonte in cerca di qualche movimento ma a parte uno skua in lontananza che vola radente al ghiaccio, non si intravede nulla altro. Poi di botto, osservando la strada costeggiata di bandierine rosse, poco lontano si scorge una piccola macchia nera, l'interesse si rivolge alla ricerca di scaramantiche ipotesi sulla natura dell’oggetto: rottame abbandonato? Bandierina strappata dal vento?...... Mentre ci avviciniamo il puntino sembra muoversi strisciando sul ghiaccio e alla distanza di circa 200 metri, udito il suono del motore si solleva in postura eretta rivelando la propria identità e scatenando l’entusiasmo comune. Stop immediato all’automezzo ed i quattro contenuti ricercatori si trasformano in un attimo in turisti assatanati in cerca di foto ricordo. Mi avvicino lentamente a piedi, mentre il pinguino di Adèlie si da alla fuga in parte correndo e in parte scivolando sulla pancia. Fermandosi e voltandosi si immobilizza come ad osservarmi. Nella mente soltanto lui ed il desiderato scatto antartico. Alla mio avvicinamento comincia ad urlare a squarciagola, per calmarlo provo improvvisando a fischiettare e magicamente la sua paura sembra placarsi. Si ferma e si tranquillizza consentendomi un ulteriore avvicinamento. La sequenza fotografica racconta da sé il resto, scatto dopo scatto si riconoscono i differenti movimenti tipici della specie, ali rivolte all’indietro, la testa contorta di lato, i passi rapidi e precari.. insomma, un’emozione davvero forte che in un attimo riesce ad isolare la mente rendendola partecipe soltanto dell’esperienza in corso. Il resto del viaggio si è poi svolto tra i piacevoli ricordi dell’esperienza da poco vissuta concludendosi con una visita al sito tra descrizioni tecniche e la continua ricerca di scatti importanti nell’ottica della preparazione di esposizioni post missione.
Incontri di questo genere, sono per un naturalista un arricchimento indescrivibile, esperienze che si radicano nella mente generando chiari ricordi e preziosi racconti.


sabato 17 novembre 2007

IN THE EYES OF SKUA

Stava in agguato da qualche ora in attesa di qualche sventurato che uscisse dalla mensa con un pasto. Mi sono avvicinato per scattargli qualche immagine e mi sono accorto che i suoi occhi riflettevano la mia.

mercoledì 14 novembre 2007

IL VIAGGIO PROCEDE INCESSANTE

Finalmente è l’estate. Dopo un tormentato ottobre il bel tempo ha preso il sopravvento consentendo un completo e continuo svolgimento dei lavori. Paradossalmente le condizioni meteo favorevoli hanno surclassato tutti di lavoro, limitando il tempo libero per le uscite. Già in programma però vi sono alcune escursioni nelle Dry Valleys, le valli secche incastrate nei monti transantartici, caratterizzate da assenza di ghiaccio per il microclima particolare ed al vento forte.
Mentre scrivo il drilling ha raggiunto la profondità di 780 metri sotto il livello del mare, raggiungendo un intervallo temporale corrispondente al Miocene medio/inferiore.
Le giornate a McMurdo sono scandite da un ritmo frenetico e monotono. Sveglia alle 20.00, inizio del turno di lavoro alle 22.00, pranzo a mezzanotte e di nuovo al lavoro fino alle 5, 6 del mattino. La giornata si interrompe alle 10.00 con la conclusione del meeting giornaliero durante il quale vengono presentati al gruppo i risultati raggiunti nelle diverse discipline. L’attesa per i riscontri climatici comincia a farsi sentire. Paleontologi, sedimentologi geochimici e magnetostratigrafi stanno dando il massimo allo scopo di ottenere riscontri utili per dimostrare ciò che successe al nostro pianeta proprio nel Miocene medio. La speranza ma anche l’obiettivo primario di ANDRILL SMS, è proprio quella di indagare le variazioni climatiche occorse in questo intervallo, sapendo a priori che il nostro pianeta, in questa fase, è passato da una condizione climatica “calda” ad una condizione termoregolata dalla formazione ed evoluzione delle calotte polari. Queste indagini, serviranno in futuro per meglio comprendere gli effetti del riscaldamento globale sul nostro pianeta.
Intanto monotonia, fatica e routine, sono rallegrati da imprevisti estemporanei come una trasferta improvvisa a Scott Base o l’arrivo in base di alcuni esemplari di skua. Ogni piccolo evento comunque viene vissuto come un’opportunità per apprendere, scattare fotografie, scrivere appunti, tutto nell’ottica di costituire un bagaglio di ricordi ed esperienze da condividere con chi interessato.

mercoledì 7 novembre 2007

CONDITION 1

Questa notte siamo stati investiti da una tempesta antartica vera, di quelle che non si scordano più.
A mezzanotte McMurdo in CONDITION 1, vale a dire ognuno stia dove si trova senza uscire per nessun motivo; vento fortissimo, visibilità ridottissima e temperatura -50°C. Credo comunque che la foto renda abbastanza l'idea.

martedì 6 novembre 2007

SOSPESI NEL TEMPO...

La sonda retrocede nel tempo. Sporadici frammenti di organismi sconosciuti comunicano alcune imprecise informazioni sul tempo in cui hanno vissuto, poi la roccia, quella stratificata e diversificata sotto il fondo del mare sorprende tutti quanti. Trecento metri di solidi conglomerati e diamictiti ed all’improvviso dal pozzo una risalita per diverse decine di metri d’acqua e sabbia che blocca i meccanismi di perforazione costringendo ad un imprevisto blocco dei lavori. Stop meditativo e poi la decisione: ritiro immediato delle aste di perforazione ed iniezione di cemento a presa rapida per consolidare uno strato che si pensava solido e roccioso ma che inaspettatamente ha mostrato la propria fluida natura. Si ristudia il profilo sismico utilizzato per prevedere quali strati si sarebbero incontrati durante la perforazione, sembra che un segnale simile a ciò che si è appena incontrato, si ripresenterà a 650 metri, la speranza è che la struttura resista e che si possa continuare a perforare, magari anche consolidando saltuariamente. Una discontinuità di lavoro che produce nervosismi, si cercano pertanto alternative per riempire la giornata. Per la prima volta, un mio turno libero coincide con una splendida nottata di sole, decido pertanto di avventurarmi nei dintorni della base per cercare qualche scatto suggestivo o comunque per trascorrere qualche ora in modo diverso. C’è il vento, la temperatura quindi dovrebbe essere bassa, ma contenuta. Indosso tutta l’attrezzatura a disposizione: pile, pantaloni, sovrapantaloni antivento, scarponi, piumino antivento, copricapo in pile antivento, occhiali da sole fascianti, cappuccio antivento, sottoguanti e guanti. Ridicolezza è la prima sensazione che si prova dopo essersi addobbati in questo modo, in realtà basta tirare il maniglione dell’ultima porta ermetica per capire che a volte tutto non è mai abbastanza. Mi avventuro fuori dalla base, sempre su terraferma per non incappare nelle fastidiose richieste di permessi radio. Obiettivo Scott Hut, il rifugio in legno che Scott ed il suo equipaggio, nei primi anni del 1900 costruirono ed utilizzarono come riparo durante la loro spedizione antartica. Una baracca in legno confortevole, ben realizzata e altrettanto curata dagli Stati Uniti che la utilizzano come museo permanente. Si costeggia un crinale di roccia nera, la stessa lava di cui è interamente composta l’Isola di Ross, dove si trova McMurdo.

Assolutamente nulla di interessante per un paleontologo, tranne qualche sporadico frammento di ossa dovuto a pasti furtivi di Skua ai danni di qualche sventurato uscito con cibo dalla mensa o resti rarissimi di animali antartici. Un oggetto mi colpisce, poco lontano dal rifugio, 4 centimetri di frammento osseo, sicuramente una costola, probabilmente di foca, con evidenti incisioni da lama di coltello. Probabilmente resti di pasto della sventurata spedizione inglese. Il vento, che durante l’allontanamento dalla base spira alle spalle, al rifugio cambia direzione non essendo più costretto dalle pareti rocciose ma libero sul ghiaccio marino. Di fronte a me, a circa 2 chilometri l’aeroporto, uno dei tre di McMurdo. Oltre questo, 80 chilometri di ghiaccio piatto reso color oro dal sole basso delle 4.00 del mattino. Il vento bianco sul ghiaccio marino dà un’idea spettrale, come un gioco di fantasmi che rapidissimi si rincorrono per scomparire qualche istante dopo. Tutto intorno è il nulla, la base dorme e l’unico rumore è quello fortissimo del vento.

Resisto per circa 15 minuti intorno al rifugio, il tempo di scattare qualche immagine e di vedere le batterie delle due macchine fotografiche esaurirsi a causa del freddo e del secco in pochi minuti. Mi avvio al ritorno, rendendomi conto dopo qualche minuto che sarà più faticoso del previsto. La strada è in salita ed il vento, ora frontale, fortissimo. Lo sforzo costringe a respirare con la bocca ed istantaneamente l’umidità emessa congela sul viso, rendendo pressoché inutili gli occhiali. Una breve sosta dietro ad un riparo per consolidare meglio il parca intorno al viso e poi via alla faticosa risalita verso la base. Impiego circa 35 minuti a tornare da dove ero agevolmente partito. All’arrivo gli occhi sono contornati da perline di ghiaccio ed il parca sul viso interamente rivestito da uno strato bianco generato dal freddo e dalla respirazione. La temperatura era di circa -40 gradi, un valore inimmaginabile che suggerirebbe di starsene al riparo, ma l’Antartide invoglia a vedere, conoscere, comprendere e curiosare…Una temperatura che con il materiale a disposizione è gestibile ma che l’assenza di allenamento sconsiglia di affrontare. Lo sforzo fisico normale risulta in queste condizioni quintuplicato, si fatica a respirare, le dita si indolenziscono e il viso perde progressivamente sensibilità. Rientrato tolgo tutta l’attrezzatura e con il ritorno alla temperatura normale, strani indolenzimenti al viso suggeriscono maggiori controlli. Principio di congelamento mi dicono alcuni veterani, superficiale e comune, capita sempre quando si esce in queste condizioni. Vedrai che tra qualche ora passerà. Generalmente la parte del corpo colpita dapprima diventa bianca, poi perde progressivamente sensibilità, fino al punto in cui, l’ustione non viene recepita dal sistema nervoso in quanto localmente insensibile. Il ritorno alla temperatura normale causa poi arrossamento, gonfiore e aumento del dolore. In questo caso nulla di grave, solo una piccola area sulla gota destra, proprio la parte esposta al vento, un segnale comunque che in queste condizioni si deve sempre prestare la massima attenzione. Ogni esperienza in luoghi del genere è sempre un’avventura, un arricchimento interiore da riportare a casa e condivide con gli amici o gli interessati, proprio come lo spirito operativo di un museo suggerisce, proprio come da qualche tempo l’anellomancante cerca di fare.

domenica 4 novembre 2007

L'EVOLUZIONE DELL'UOMO? QUESTIONE DI VEDUTE

Questo post "speciale" vuole essere un omaggio al Museo Naturalistico Paleontologico di San Daniele Po che da pochi mesi ha ottenuto il riconoscimento regionale ed il 10 dicembre riceverà durante una cerimonia ufficiale una targa di riconoscimento in merito. L'occasione è inoltre il modo per augurare buona fortuna a tutti i ragazzi impegnati nella realizzazione ed inaugurazione della mostra temporanea sull'evoluzione dell'uomo. Impossibilitato a presenziare riporto il testo del mio intervento introduttivo proposto all'inaugurazione con un filmato da McMurdo.

Un in bocca al lupo ragazzi, fate vedere di cosa siam capaci!


"L’evoluzione dell’uomo è da sempre considerato un argomento scottante in quanto l’uomo, difficilmente riesce a riconoscere se stesso come animale.
Tecnologia, benessere, moda, medicina e scienza in generale, spesso mascherano le reali motivazioni biologiche di determinati comportamenti umani, rendendo ancor più incomprensibili, per esempio, alcuni atteggiamenti di massa riconducibili alle dinamiche ecologiche di popolazione degli altri esseri viventi. Ci si sbigottisce davanti alla tendenza di alcuni a tradire, alla propensione ad arricchirsi, alla competizione sul lavoro, all’esibizionismo ecc, senza pensare che magari questi siano atteggiamenti finalizzati all’unico scopo biologico di ogni specie: il trasferimento del proprio patrimonio genetico per il raggiungimento della maggiore fitness.
Per fitness in ecologia, si intende la misura del successo riproduttivo di un individuo nella popolazione ed è rappresentata dal numero di nipoti di un individuo che raggiungono la maturità sessuale. Nell’uomo, la dinamica di popolazione è esattamente come per le altre specie ma è nascosta da fattori socio-culturali.
L’uomo è un animale. La sua evoluzione non differisce minimamente (in termini di svolgimento) da quella di altri organismi. La nostra specie non è più evoluta di uno squalo, di una formica, di una giraffa di uno chimpanzeè o di un batterio, perché è contemporanea ad essi e perché evoluzione non significa miglioramento, ma semplicemente cambiamento. Tutti gli organismi viventi attuali sono il risultato di milioni di anni di evoluzione; essi sopravvivono, competono e si riproducono con strategie diverse ma con le stesse finalità, tramandare nel tempo la propria specie.
Questo “cinico” pensiero biologico che è comune, pur con qualche sfumatura a chiunque si occupi di evoluzionismo, è invece estraneo alla maggior parte delle persone che considerano l’uomo come colui che ha saputo evolversi (intenso come migliorarsi) e distinguersi a tal punto da sottomettere l’intero pianeta. Non è un’ideologia moderna, come potrebbe apparire ma è anche questa, paradossalmente, il risultato di un lungo percorso evolutivo e socioculturale che affonda le proprie radici fin nella preistoria.
Nell’ottocento, quando in Europa iniziarono ad emergere i primi fossili di uomo preistorico, questo contesto socio-culturale, creazionista, per la prima volta venne messo in dubbio, creando non poco scompiglio. L’evoluzione della paleontologia con le nuove scoperte, impose alla società di affrontare il problema della ricostruzione dell’uomo preistorico, problema che venne affrontato da prima in modo timido e nascosto e poi sempre più allo scoperto.
I fossili iniziarono a imporre l’idea di una nostra derivazione da un antenato comune alle scimmie, Charles Darwin, uno dei primi sostenitori di questa teoria venne spesso ripreso e raffigurato ironicamente con le sembianze di uno scimmione fino a quando alcuni scienziati, tra cui Raymond Dart, scoprirono in diverse parti del mondo alcuni dei presunti anelli di congiunzione tra la scimmia primordiale e l’uomo. Risultava ormai complicato sostenere tesi opposte negando evidenze sempre più palesi. Il bambino di Taung (Australopitecus africanus), fu la piccola peste che scombussolò i piani scientifici. Piccolo ma furioso venne catapultato da Dart sullo scenario scientifico mondiale, inorridendo la scuola antropologica anglosassone ed imponendo maggiori ricerche per smentire la scellerata ipotesi. Nuove ed improvvisate ricerche fecero comparire così l’uomo di Piltdown, il nostro vero antenato: inglese, primitivo ma già intelligente con aspetto simile ad una scimmia ma con un cervello grande quanto quello umano ed in grado di dare agli scienziati elementi utili per poter affermare la nostra derivazione dalle scimmie, ma da scimmie nobili ed intelligenti!
Questa scoperta fece calare una cupa ombra sul Bambino di Taung e sugli altri ritrovamenti africani, fino al momento in cui, strumenti scientifici opportuni appurarono che l’uomo di piltdown altro non era che una menzogna scientifica creata da alcuni ricercatori inglesi per sottrarre a Dart e all’Australopiteco africano la scena internazionale.
Tutte queste vicende, unite ad ideologie politiche, a credo religioso ed a contesti scientifici a volte azzardati o errati, contribuirono a creare ricostruzioni grafiche spesso erronee o meglio, figlie del loro tempo.
L’esperimento proposto con questa mostra è quello di tentare di ottenere i medesimi risultati dell’’800 in chiave moderna. Per farlo si è scelta la collaborazione con le scuole. Si sono impartite lezioni in museo fornendo limitate (ma non errate) informazioni scientifiche, paragonabili a quelle disponibili nell’800. Si è chiesto successivamente agli studenti di realizzare dei disegni dell’uomo preistorico. Il risultato è stato sorprendente, numerosi sono i punti di contatto tra le stampe antiche e i disegni dei ragazzi. Stessi caratteri visibili, stessi strumenti, stessi contesti ambientali, insomma una dimostrazione di quanto più che le informazioni paleontologiche, nel complesso abbiano giocato un ruolo chiave i contesti sociali nei quali erano o sono inseriti i disegnatori.
Allo stesso modo, ma con modalità opposte si sono forniti tutti i dettagli e le informazioni utili ad una giovane disegnatrice, Deborah Dilda, per cercare di ricavare alcune ricostruzioni moderne che mettessero in evidenza le ultime scoperte scientifiche e le influenze esterne di altro carattere.
Nel complesso la mostra, che a breve sarà un libro senza pretese editoriali, diverrà supporto espositivo per la sezione di paleontologia umana del museo, nonché base di sviluppo per progetti futuri con le scuole.
Con questo concludo, assicurandovi che l’evoluzione delle rappresentazioni della figura umana e dei suoi predecessori non è finita, continue scoperte miglioreranno l’aspetto dei nostri antenati rendendolo sempre più attendibile e veritiero, e quindi fuori dalla nostra logica sociale. Basta ricordare per esempio alcuni risultati scientifici di un recente studio italo-spagnolo che ha permesso di definire geneticamente che l’uomo di Neanderthal aveva probabilmente i capelli rossi e la pelle chiara, testimoniando una convergenza evolutiva con la nostra specie, essendo entrambe vissute nello stesso luogo e con medesimo clima: l’ambiente freddo europeo; come ci ricordano indirettamente, e questa volta senza inganni paleontologici, le popolazioni anglosassoni".

giovedì 1 novembre 2007

SUPER NEWS!!!

Fedeli internauti non mancate di acquistare dal 5 novembre il numero 22 del bimestrale scientifico Darwin: contiene un articolo del Dr. Fabio Florindo (Capo progetto italiano ANDRILL SMS) sulla ricerca geologica antartica per la comprensione dei cambiamenti climatici globali.
Le foto contenute sono un mio contributo all'articolo, le stesse pubblicate lo scorso anno su: www.anellomancante.blogspot.com!!!!

sabato 27 ottobre 2007

LA NOTTE DELLE STREGHE...

E’ il 27 ottobre, a McMurdo si festeggia Halloween, in un’atmosfera che sfiora il grottesco. Condizioni estreme, vento forte, una coltre di nubi grigie sta per investire la base scavalcando Observation Hill, la montagnola vulcanica che sovrasta la base e che porta alla sommità la spettrale croce commemorativa di Scott e della malcapitata spedizione antartica. Questa notte non si lavora, per lo meno la mia squadra che in perfetta sincronia con le operazioni al drill site ha terminato i lavori in attesa della manutenzione e dei cambiamenti di lunedì. Si riprenderà a perforare dai 220 metri cui si è giunti qualche giorno fa, con carote più piccole in diametro che ci accompagneranno fino a metà novembre, quando un ultimo cambio concluderà le operazioni di ANDRILL SMS on-ice. Un mese di tempo quindi a partire da oggi, dalla notte delle streghe dove con rito pagano si rievocano l’orrido e la morte e ci si esibisce con costumi improvvisati e sgualciti, dando all’Antartide una atmosfera ancor più malinconica e di lontananza. Più dello scorso anno si ha l’impressione di vivere in un mimetico avamposto militare. Scopro solo ora che la Rayton, la società americana che gestisce la base con efficienza militare rappresenta negli Stati Uniti il settore privato dell’esercito, la società della sicurezza, quella che produce i missili patriot e che provvede a “ricostruire” le aree bisognose, quelle distrutte dalla guerra. L’Iraq per esempio. Alla luce di queste conoscenze ci si convince della realtà del grottesco, in cui un esercito con una mano invade e distrugge e con l’altra offre sostegno e ricostruisce, una sanguinosa farsa, motore di spaventosi giri economici. McMurdo è l’aspetto pacifico di questa “società” dove logistica, organizzazione e sicurezza sono gestiti quasi maniacalmente dando una parvenza di efficienza quasi eccessiva. Un luogo tutto sommato non bello, esteticamente un gran cantiere, fili elettrici che penzolano ovunque, materiali riciclati per le costruzioni, dove l’importanza è l’efficienza e non l’aspetto estetico. L’interno degli edifici invece è tutto un altro pianeta. Ordine e pulizia rappresentano la normalità, e la tecnologia non manca. C’è la consapevolezza di vivere in un ambiente estremo ma anche quella di avere mezzi e tecnologie per superare ogni difficoltà. La base è innevata di polvere bianca, ghiaccio asciutto che sembra finto, al tatto polveroso, che calpestato produce un suono simile a quello ottenuto strofinando due pezzi di polistirolo. Provo ad uscire, annoiato dalla nottata in piedi, a cercare qualche immagine da riportare nelle presentazioni post missione ma il vento ed il freddo consistente mi costringono dopo quindici minuti ad una frettolosa rientrata nel Crary Lab, il luogo dove si svolgono tutte le operazioni di ANDRILL, a parte il drill site (luogo di estrazione). E’ l’inizio di novembre, nessun animale si è ancora intravisto nei pressi della base, nessuna foca, nessuno skua ne tanto meno i pinguini che comunque, sembrano aver fatto visita al drill site. L’intenzione di una passeggiata notturna in cerca di scatti suggestivi è quindi saltata a causa maltempo a contrassegnare un mese non certo favorevole dal punto di vista climatico, bufera per diversi giorni, condizione 2 in base, vento sempre presente e soprattutto picchi di temperatura anche di -50°. Speriamo che questo secondo mese di permanenza offra, oltre alla spaventosa mole di lavoro, anche qualche opportunità ricreativa interessante.

lunedì 22 ottobre 2007

CONDITION 2


Il calendario di volo degli elicotteri scandisce i tempi di lavoro determinando la quantità di carote che giornalmente giungono in base. Oggi è domenica, o lunedì…Vivere la notte a cavallo delle giornate per giunta con luce continua, non aiuta di certo ad orientarsi nel tempo. Sta di fatto che la domenica gli elicotteri non volano, quindi l’appuntamento serale con la quotidiana dose di carote è saltato. Si lavoricchia nei laboratori tirando mattina, comunicando a casa o rifugiandosi in qualche occasionale hobby appositamente portato per lo scopo.
Mentre scrivo, da ore, una nevicata tranquilla avvolge la base dando un sentore natalizio che da anni non respiravo. Parlando tra italiani, il veterano di turno mette in guardia: “In Antartide è normale che dopo una bella e consistente nevicata, si alzi un vento infernale che spazza via tutto bloccando ogni attività. Se l’intensità la si può immaginare, non si può certo prevedere la durata, qualche ora o qualche giorno”. Il vento è iniziato.
La visibilità è inferiore ai 10 metri, il vento ulula e soffia senza una vera ne stabile direzione con un’intensità che giuro di non aver mai visto. La polvere bianca sfreccia davanti agli occhi impedendo ogni tipo di orientamento. La bufera è impressionante, in un attimo le condizioni meteo sono mutate facendo ritornare alla mente i preziosi insegnamenti del corso d’addestramento o le spaventose condizioni cui sono stati sottoposti i grandi esploratori polari.
Da uno studio una radio gracchia un messaggio per gli operatori attivi di notte: “Condition 2, McMurdo in Condition 2”. Significa vento, scarsa visibilità e consiglia di evitare qualsiasi uscita.
In queste condizioni nessun elicottero potrà mai alzarsi dal suolo, questo potrebbe portare ad uno stop forzato dei lavori con un accumulo di materiale estratto nel drill site, sperando che il campo non corra pericolo di sgombro improvviso. Certo in base ci si sente al sicuro ma in questo caso per esempio, nessuno può lasciare un edificio per passare in un altro. Pur con queste condizioni di protezione però la sensazione generale è di rapimento, come in balia di eventi naturali che si tende generalmente a sottovalutare ma che in realtà sono sempre in agguato.
Scarico la tensione scrivendo e percorrendo di continuo i corridoi del Crary lab, un edificio labirintico a tre piani non sovrapposti, come una scala, l’ultimo dei quali è una biblioteca enorme con vetrate molto grandi affacciate sul Mare di Ross. Da qui lo spettacolo è disarmante. La catena di montagne che fronteggia la base è invisibile, il vento sfilaccia le bandiere della sede della National Science Foundation dando una sensazione di imminente pericolo. La temperatura esterna si è abbassata di almeno 30 gradi, portandosi a -50 dai -15 di qualche ora fa.
Attendiamo tutti quanti un po’ in apprensione ed in silenzio, quasi a contemplare, sottomessi, che l’Antartide interrompa il proprio sfogo di rabbia.
Mentre pubblico il post sono già trascorsi due giorni di tormenta...

sabato 20 ottobre 2007

UNO, DUE, TRE METRI...



15 ottobre 2007. Ho dormito forzatamente l’intero pomeriggio, in attesa della carota che secondo previsione arriverà verso le 22.00.

Da diversi giorni un virus influenzale mina la mia salute, nulla di grave sia chiaro, ma il malessere non consente certo di svolgere al meglio il proprio lavoro. Il mio primo virus polare, la mia prima visita medica antartica, esperienze delle quali avrei fatto volentieri a meno ma che il caso ha voluto si compissero. L’obiettivo da diversi giorni era giungere in forma al momento dell’arrivo dal Drill site, con l’elicottero, della prima scatola di alluminio contenente i cilindri di roccia. Tre metri soltanto, pochi per gli esigenti ricercatori, giusti per la mia squadra che inesperta si presta ad imparare il nuovo lavoro. Tre metri rappresentano quindi un’ottima palestra per i ragazzi.
Arriva la chiamata in laboratorio, l’elicottero sta atterrando in attesa dei curator col pickup a prelevare il carico. Partiamo in due, i due capi squadra, Simon Nielsen, palesemente emozionato ed io. Gli altri che dovrebbero attendere in laboratorio non resistono e si danno alla rincorsa di qualche immagine raggiungendo l’eliporto a piedi. C’è trepidazione, pur non riservando al momento alcun lavoro, la maggior parte dei ricercatori sono qui, affamati di notizie, in attesa di qualcosa di importante che però viene immediatamente trasportato nel laboratorio di taglio e registrazione. Qualche curioso riesce ad infilarsi nel laboratorio per qualche foto e dopo breve tempo una piccola e vociante folla cerca di farsi largo. Interrompo il lavoro appena iniziato di riordino dei campioni per chiedere gentilmente lo sgombero della stanza, lasciando i curatori ai propri ruoli. Nessuna recriminazione, ognuno abbandona lo spazio occupato sottostando a ruoli e gerarchie imposte dall’organizzazione del progetto.
Iniziamo a riorganizzare la sequenza stratigrafica, tre metri di carote, una decina di sacchetti contenenti frammenti di altre carote non estratte intere. Impieghiamo un po’ di tempo a capire l’ordine dei campioni ma poi la matassa viene facilmente sbrogliata, ed allora a registrazione ultimata si passa al taglio.
Con metodologia e lentezza quasi estenuanti si impartiscono i necessari insegnamenti ai colleghi mentre ci si avvia al completamento del lavoro che ha reso le carote presentabili al gruppo dei sedimentologi in ansiosa attesa.
Vedere le litologie o le caratteristiche di strati di roccia giacenti sotto il fondo del mare dal milioni di anni, e dopo aver trascorso ben 4 anni a progettare ed ipotizzare, è in assoluto la primaria necessità di un ricercatore.
Per dirla tutta non ero emozionato. Il lavoro che mi attende lo conosco, conosco anche eventuali caratteristiche delle rocce, e sembra che l’esperianza dello scorso anno abbia un po’ snaturato l’idea di Antartide e di avventura che riportai con me nei ricordi della passata missione. Concretezza, e maggiore responsabilità sono le parole d’ordine di quest’anno.
Mentre scrivo le carote sono già sotto indagine sedimentologica. Sonia Sandroni, appositamente risvegliata dal torpore televisivo, sta lavorando con gli altri del gruppo al completamento della descrizione dei tre metri di carota che poi verrà presentata ai ricercatori del turno giornaliero. La giornata si concluderà alle 10.00 di domattina e a parte uno stop forzato di 3 ore del pomeriggio, rappresenta una delle più lunghe mai trascorse in Antartide.

mercoledì 17 ottobre 2007

IERI, L'ANTARTIDE

Non perdete tempo a chiedetevi se l'immagine sia vera o se sia stato utilizzato un fotoritocco...chiedete soltanto alla vostra mente se riesce a concepire un luogo dove la mezzanotte si presenta purporea e sfavillante, riflessa da un tutt'uno indefinito composto da cielo, mare e ghiaccio.

domenica 14 ottobre 2007

COSE DELL’ALTRO MONDO…

La missione ANDRILL SMS è ufficialmente iniziata da oltre 10 giorni, e non senza qualche intoppo. Ai problemi tecnici legati ai voli per il raggiungimento della Nuova Zelanda, si è aggiunta la più importante e, speriamo, reversibile mancanza del co-chief (capo progetto) italiano, il Dr. Fabio Florindo dell’Istituto di Geofisica e Vulcanologia di Roma. In sua mancanza è il veterano di maggior esperienza a farne le veci, incarico preso responsabilmente dal Professor Franco Talarico dell’Università di Siena.
Lunedì 8 ottobre, in seguito ad una riunione con l’altro capo progetto ed il responsabile scientifico della missione, oltre che a informazioni incoraggianti giunte dal Drill Site, si è deciso di accompagnare il gruppo distaccato di tecnici e ricercatori che opererà sulle carote direttamente dopo l’estrazione al sito. Ottanta chilometri, tra andata e ritorno da percorrere con un pistel bully, cingolato molto versatile, a 8 posti, in grado, grazie all’ampia superficie di appoggio, di percorrere lunghe distanze su ghiaccio spesso anche 80 centimetri.

La responsabilità del trasporto viene presa dal capo progetto italiano, il quale richiede un collaboratore per il ritorno, infatti le uscite con automezzi su ghiaccio devono essere effettuate sempre da persone che viaggiano almeno in coppia, per motivi di sicurezza. Decido di accettare l’offerta proposta in vista anche della necessità, da parte del ruolo da me rivestito, di conoscere le persone con le quali si dovrà più spesso collaborare.
Si parte alle 14.00 ora locale, la giornata è splendida con un sole brillante e in assenza di vento, nulla a che vedere con la terribile sera prima, in cui un vento fortissimo spazzava il ghiaccio marino sollevando una polvere finissima che azzerava la visibilità.
In casi del genere nessun automezzo viene autorizzato a lasciare il proprio posto, così si è deciso di partire soltanto dopo aver appurato che le condizioni meteo per le prossime ore erano sicure.
Partiamo in 7, due italiani, due colleghi statunitensi, un neozelandese ed una tedesca. Il viaggio è molto lungo, circa 2 ore per percorrere 40 chilometri su una strada tracciata circa un mese fa, quando la carovana di container ha attraversato la baia di McMurdo per trasportare il Drill site nel luogo prestabilito. Il ghiaccio marino è perennemente sferzato dal vento, eroso e modellato in forme aerodinamiche chiamate sastrugi che ne rendono la superficie frastagliata e tagliente. Il viaggio quindi, grazie ai cingoli, ai solchi della strada ed ai sastrugi è una vibrazione continua che lascia la tremarella anche dopo qualche ora dalla fine... Ma lo scenario è strabiliante.
Mentre scrivo queste poche righe riguardo le immagini scattate, fatico a convincermi che sia lo stesso mondo che tutti conosciamo. Il ghiaccio, bianco e polveroso è disturbato nella sua omogeneità da chiazze “sporche” di sedimento, polvere di rocce vulcaniche trasportata dal vento ed accumulata in banchi poi solidificati. In lontananza, sull’orizzonte, strane gibbosità emergono cristalline dalla superficie piatta. Lastre di ghiaccio vetrose, azzurre come il mare si sollevano a formare piccole dune cristalline fagliate longitudinalmente secondo la direzione di avanzamento dello stesso.
Viaggiamo ormai da ore sul mare, una lastra solida che rende difficoltosa la distinzione delle isole che costeggiamo. Black Island, White island, il Monte Erebus, la catena Transantartica con i ghiacciai che scendono dalle valli e che tutti insieme alimentano l’Ice shelf, cioè il ghiaccio marino. Tante colate fluide che si riuniscono in un unico bacino a scorrimento lento e che si espande fino a latitudini in cui la temperatura è tale da scioglierlo. Mi sono incantato guardando l’Erebus. Un vulcano alto oltre 3700 metri sormontato da una cappa di fumo giallastro che fuoriesce dal cratere. La montagna sembra galleggiare perché la base è nascosta da nuvole basse. Capisco perché alcune popolazioni venerano divinamente questi fenomeni naturali la cui bellezza non ha paragone alcuno.

Lasciato il personale al sito, e svolto il breve colloquio con i colleghi, ci rimettiamo subito in moto per tornare alla base, da ovest infatti, coltri di nubi basse avanzano preoccupanti. Partiamo comunque in tranquillità, scambiandoci informazioni scientifiche, esperienze personali, valutazioni geologiche e pettegolezzi divertenti, riosservando lo scenario da poco attraversato non mancando di chiederci se mai un giorno questi luoghi li potremo rivedere.
L’Antartide è un luogo prezioso, chi ha la fortuna di visitarlo raggiunge la consapevolezza di una ricchezza per l’umanità che non può essere paragonata ad alcun valore economico. Trovarsi soli, in piedi su una crosta di ghiaccio spessa molti metri, su un mare profondo anche mezzo chilometro e sotto un cielo blu cobalto lascia interdetta la mente, sembra far mancare ossigeno al cervello anestetizzandolo e costringendolo a rallentare, a tranquillizzarsi, come se la natura, da sola, imponesse un attimo di meditazione.

venerdì 12 ottobre 2007

UNA NEWS IMPORTANTE... (ma non troppo?)

Il comitato norvegese a Oslo ha scelto l'ex vice presidente Usa e l'organizzazione dell'Onu tra 181 candidati, decidendo così di dividere in due il premio da 1,5 milioni di dollari. Fonte ANSA

L'Ipcc, Intergovernmental panel on climate change, è il comitato scientifico formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite, la World Meteorological Organization (Wmo) e l'United Nations Environment Programme (Unep) allo scopo di studiare il riscaldamento globale. I rapporti periodici diffusi dall'Ipcc sono alla base di accordi mondiali quali la convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) e il protocollo di Kyoto che la attua. Il comitato è organizzato in tre gruppi di lavoro: il primo incaricato di valutare gli aspetti scientifici dei fenomeni; il secondo le conseguenze del cambiamento climatico e le possibilità di adattamento; il terzo analizza le soluzioni per limitare le emissioni di gas serra.
Con il Comitato Intergovernativo ONU collabora anche il progetto ANDRILL.


LE ATTIVITA' CON CRONACA DI CREMONA? Congelate....
Approfitto di questo importantissimo annuncio per comunicare ai numerosi utenti la mancata collaborazione tra THE MISSING LINK... e Cronaca di Cremona. Le motivazioni richieste sul disinteresse del quotidiano per le informazioni "in diretta" sull'unica missiona scientifica italiana dell'Anno Polare Internazionale 2007/2008, a tutt'oggi continuano a non pervenire.

mercoledì 10 ottobre 2007

ATTIVITA' "CONGELATE"

Sono trascorsi ormai diversi giorni dall’arrivo a McMurdo. Il sole cristallino riflesso dal ghiaccio è da qualche giorno soltanto un ricordo poiché una tormenta attanaglia la base sbiancando l’orizzonte e limitando fortemente la visibilità. White out viene definito il fenomeno, quando nubi a terra e polvere di ghiaccio nascondono ogni cosa creando una fitta ed impenetrabile cortina. Durante questo fenomeno la temperatura si abbassa a - 30/-40°C ed ogni attività esterna viene bloccata, sorte toccata anche agli arrivi di nuovo personale direttamente da Christchurch. La maggior parte del gruppo di ricerca sarebbe dovuta arrivare l'8 ottobre, ma prima un guasto al C17, poi le avverse condizioni metereologiche hanno obbligato ad un cambio di programma. ANDRILL si sta organizzando. Dei due pozzi inizialmente previsti si è optato per uno solo, di 1000 metri, posto nel mezzo della distanza prevista tra i due iniziali. Una scelta questa, dettata dalla necessità di ottimizzare i tempi in previsione di un’eventuale fine anticipata dei lavori per le condizioni del ghiaccio stagionale. Il sito dista dalla base circa 40 chilometri, due ore con mezzi cingolati o 5 minuti in elicottero. Anche in questo caso i programmi iniziali sono stati cambiati allo scopo di velocizzate le operazioni migliorando la sicurezza. Nessuno infatti, a parte i piloti, effettuerà le trasferte notturne dalla base al sito per prelevare le carote estratte (campioni di roccia estratti dal pozzo). Il lavoro della mia squadra di Curator pertanto si limiterà ad un prelievo dei campioni dall’eliporto e della loro gestione e preparazione fino al passaggio alle analisi successive. Mentre sto scrivendo il Drill Site è in fase di installazione, il sea riser (camicia di tubi protettiva delle aste di perforazione) è giunto alla profondità marina di circa 200 metri, e dovrebbe raggiungere il fondo del mare domani mattina (450 metri circa). Una volta calato il sea riser verranno incolonnate le aste, che scorrendo nella camicia arriveranno al fondo per iniziarne la perforazione. Il sea riser verrà poi fissato al fondo con cemento istantaneo iniettato dall’alto. Lo spessore del ghiaccio sotto il drill è di 8 metri, 2 oltre il previsto, ma circa 80 metri in meno dello scorso anno. Otto metri è uno spessore che consente di operare in tutta sicurezza, ma una eventuale diminuzione potrebbe costringere i tecnici ad adottare una tecnica di alleggerimento già utilizzata in un progetto pilota della fine degli anni ‘90: Cape Roberts (vedi schema allegato). Si tratta dell’istallazione di palloni di galleggiamento, applicati al sea riser, che vanno a sostenere la struttura alleggerendone il carico. La previsione di lavoro indica che per l’11 o forse il 12 di ottobre dovrebbero venir estratte le prime carote, così che per quella data tutto il team dovrà essere operativo. Gli italiani che partecipano al progetto sono in tutto 8, provenienti da diversi centri di ricerca ed università: Franco Talarico, Sonia Sandroni, Simona Pierdominici, Eleonora Strada, Paola Delcarlo, Marco Taviani, il sottoscritto e Fabio Florindo. Quest’ultimo, capo progetto con l’americano David Hardwood, ma per ora bloccato in Italia per motivi personali. In questi giorni l’attesa è ovviata da numerosi corsi organizzativi, dall’allestimento dei laboratori e dal tempo libero per attività collaterali, prima tra tutte la comunicazione con i propri cari.

venerdì 5 ottobre 2007

RITORNO

L’Antartide è rimasto, per tutto il tempo intercorso tra la fine della passata missione ed oggi, una memoria di ghiaccio, freddo, colori e libertà, che ritrova nel momento dell’arrivo, l’emozione in assoluto più indimenticabile. La sensazione della luce polare che penetra il ventre spalancato dell’immenso cargo è un istante che segna l’intera vita. La partenza da Christchurch è avvenuta in completa tranquillità. Sotto una fitta pioggerella primaverile, ricordo per i prossimi tre mesi, è partito il viaggio di circa 6 ore alla volta di McMurdo, la base americana che, appena uscita dalla morsa invernale, si appresta ad essere ripopolata. In questi momenti ogni dettaglio, oggetto, situazione, viso, anche il più sconosciuto, viene inconsapevolmente raccolto in un policromo e caotico mosaico che solo dopo giorni di ambientamento risulterà chiaro e delineato ricordo. Circa cento persone, per lo più sconosciute, ordinatamente sedute l’una di fianco all’altra nella stiva del C17 della US AIR FORCE, affannate a riempire il tempo per distrarre la mente dalla meta finale e per contenere la palpabile tensione. Visi stralunati dal lungo viaggio civile, gente che dorme, chi passeggia nervosamente, chi mangia, chi scrive, chi legge o ascolta musica, mentre da ore l’Oceano Meridionale scorre inesorabilmente sotto i piedi.

Rivivere un’esperienza del genere è privilegio di pochi, ma pochi forse sono consapevoli della fortuna che li ha investiti. Visi intenti nei propri pensieri, specchi di vite separate che si incrociano in questo luogo ed in questo istante, su un aereo come in un collo di bottiglia, in cui forzatamente queste persone convogliano, costrette per i prossimi mesi ad una convivenza che soltanto le immense distese bianche dell’Antartide possono alleviare. La nuova esperienza come incognita, inconsapevole cammino da percorrere, già tracciato nelle menti ma ancora invisibile, come una pellicola appena scattata che soltanto dopo un accurato sviluppo potrà mostrare i propri segreti risultati. Siamo in tre gli italiani in viaggio. Tre viaggiatori solitari che la burocrazia italiana ha mantenuto separati per farli ritrovare prima dell’ultimo volo, il vero viaggio, quello che dalla civiltà porta alla natura infinita. Credo che gli “effetti” dell’Antartide non si dissolveranno mai, in particolare vedendo le indelebili tracce di nervosismo e apprensione nelle rughe e negli occhi anche dei veterani. Leggendo di avventure polari, di spedizioni al limite e di ricerche scientifiche ci si rende conto, anche dopo aver vissuto periodi al polo, che l’Antartide per l’uomo è stato a lungo la sfida ma oggi rappresenta la meraviglia, lo stupore, il senso di pace e di protezione che in pochi attimi però può tramutarsi in subdolo tradimento. Abbaglia di bellezza ma in un attimo ti attanaglia come le fauci di un meschino e fuggitivo cane che, traditrici, perforano il guscio della pacifica tartaruga; lei che naturalmente riparata vive nell’inconsapevole idillio del “giardino incantato” dove bellezza e tranquillità sovrastano ogni cattivo pensiero ma che la lavativa superficialità di alcuni può facilmente sconvolgere. Attendiamo da diverse ore questo momento chiave, quello del piede sul ghiaccio, del freddo penetrare nelle ossa, del viso paralizzato dal vento. Il momento in cui il corpo soffre ma la sofferenza è sovrastata dal senso di libertà che prende il volo alla vista dell’infinito mare ghiacciato, dei colori frastornanti e del cielo blu intenso. Con l’arrivo, il primo traguardo è stato raggiunto. Il giorno 3 ottobre 2007 alle ore 15.00 locali, ha preso inizio la nuova avventura, quella stessa che lo scorso anno ha portato importanti risultati scientifici ed indelebili ricordi, e che quest’anno si ripropone, con intenti ancor più esaltanti ma con maggiori difficoltà, di andare scientificamente oltre, indagando alle origini della calotta polare. Sarà sicuramente un’esperienza intrisa di sensazioni ed immagini al limite della realtà che già trova riconferma in questa prima alba, in cui una piccola nuvola in cielo assume, al crepuscolo mattutino, i colori dell’arcobaleno, rimarcando prepotentemente le caratteristiche di un luogo in cui la parola “normale” proprio non trova spazio alcuno.

giovedì 4 ottobre 2007

LO SBARCO...

Salute a tutti fedeli internauti.
Finalmente lo sbarco è avvenuto, alle 15.00 di ieri, Mercoledi 3 ottobre 2007.
Con mia grande sorpresa il freddo pungente si è fatto poco sentire. Siamo atterrati in condizioni climatiche ottime, senza vento e sotto un ottimo sole, ad una temperatura di circa -15°C.
Cosa si prova in questi istanti? L'ho ripetuto molte volte alle conferenze svolte in giro per il nostro territorio. Questa volta, a parte le sensazioni legate al freddo ho deciso di mostrarvi direttamente cosa si vede e quale è lo scenario fantascientifico iniziale.
Un saluto a tutti quanti, in attesa dell'inizio dell'avventura in parallelo tra ANELLOMANCANTE e CRONACA DI CREMONA.




lunedì 24 settembre 2007

UNA DOLCE PARTENZA...

Leccornia offerta dal mitico Panificio PFM Manini di San Daniele Po (CR)

Nella trepidazione per la partenza una dolce ed inaspettata parentesi.
Il mitico gruppo ha colpito anche stavolta sfoderando l'arma della sorpresa che in un batter d'occhio ha trasformato lo stress pre-partenza in un gradito ricordo da portare in Antartide.
C'è poco da fare, quando San Daniele ci si mette riesce ad affettare anche il continente più difficile del pianeta...
Onore e gloria ai mitici grigliatori, perchè le prossime salsicce possano essere consumate dopo il 13 dicembre (!) nella miglior allegria possibile.

giovedì 20 settembre 2007

“...perché la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia…”
Urlava ieri sera un piccolo uomo dal centro di un gigantesco anello strabordante di gente. Un brivido tutto da vivere sospeso tra fantasia e realtà, ad un passo dalla follia. Una partenza attesa, nella consapevolezza che la vita non è tale se non viene vissuta, che ogni rinuncia è una sconfitta che genera solo rammarico.
Ma la partenza non è mai cosa facile. E questa volta lo è ancor molto di più di altre perchè è l’allontanamento forzato da una splendida realtà…
Si riparte, il 28 settembre, verso sera, per un viaggio interminabile che farà sosta forzata il 30 a Christchurch, in Nuova Zelanda, per poi riprendere nella spartana rigidità di una traversata su mezzo militare fino a McMurdo.
Conosco ormai la trafila, controlli, verifiche, sveglia all’alba, sbarco, sicurezza, presentazioni ed inizio dell’avventura. Poco più di due mesi in un “isolamento” forzato, con un nutrito gruppo di persone, facce che diverranno in breve tempo una famiglia e che si accompagneranno l’un l’altra fino al momento dell’addio, quell’atteso ritorno sulla strada del quale si interpone soltanto un lungo, prolungato e minuzioso lavoro scientifico speratamene intriso di nuovi risultati.

martedì 29 maggio 2007

FA FREDDO...

...il blizzard comincia farsi sentire, secco, pungente, lieve ma già percepibile. Si partirà in ottobre, centinaia di impegni diversi si interpongono a quel momento, ma l'antartide ha la capacità di far gravitare su se stesso ogni pensiero. Le prime istruzioni dagli Stati Uniti cominciano a descrivere un ruolo che lo scorso anno era da gregario e che questa volta risulta sovraccarico di responsabilità. Non ci si sposterà più su cingoli, ogni notte la trasferta verrà effettuata in elicottero. Dalla base al Drill site oltre 150 km, un viaggio di circa 1 ora in elicottero per recuperare le carote e portarle in laboratorio.
Partiamo da Roma, dalla prossima settimana con la presentazione dei risultati della XXII spedizione antartica, numerosi progetti raccolti sotto un'unica missione. Partiamo dalla fine, dalle conclusioni raggiunte, alla presenza del Ministro e delle autorità scientifiche cui fa capo il nostro Programma Antartico Nazionale per cominciare a delineare quale scenario ci attende e quale Antartide ritroveremo quest'anno. Si partirà dalla notte che all'inizio di ottobre ancora ci allieterà con la sua pace, per poi procedere in una continuità di luce in grado di confondere le menti trasmettendo la magia unica di questo luogo...