lunedì 22 dicembre 2008

* 7 - EVOLUZIONE *

Settimo ed ultimo post tematico sull'evoluzione.
Con quest'ultima serie di diapositive si conclude un ciclo di post dedicati alla descrizione ed esemplificazione dell'evoluzionismo con un occhio di riguardo al Neodarwinismo.
Dopo aver introdotto, descritto, provato e studiato l'argomento, concludiamo descrivendo i meccanismi di micro e macroevoluzione approfondendo il discorso legato alla speciazione. Alcuni schemi descrittivi ed un esempio di evoluzione trasversale che si discosta radicalmente dagli esempi di segito riportati.

MICROEVOLUZIONE: processo evolutivo che comporta piccoli cambiamenti delle frequenze geniche all'interno delle popolazioni, la differenziazione di queste in varietà e la formazione di nuove specie.

MACROEVOLUZIONE: evoluzione che porta a importanti cambiamenti strutturali e che si compie in lunghi periodi di tempo. Processo di formazione di taxa superiori alle specie (generi, famiglie e ordini di esseri viventi.

SPECIAZIONE il processo evolutivo per cui, da una specie originaria derivano due o più specie diverse.

• GRADUALE:

ALLOPATRICA(Le popolazioni vivono in territori distanti)

vicarianza (separazione geografica dovuta a eventi geologici)

migrazione (separazione geografica è dovuta ad eventi climatici)

dispersione (separazione geografica è dovuta a migrazione, trasporto passivo fortuito)

PARAPATRICA(le popolazioni vivono in territori contigui).

L’ostacolo al flusso genico è determinato da fattori ambientali.

SIMPATRICA (le popolazioni si trovano sullo stesso territorio).

L’ ostacolo al flusso genico è determinato da caratteristiche morfologiche, etologiche, o funzionali.

• IMPROVVISA: L’ ostacolo al flusso genico è determinato da una improvvisa mutazione genomica (poliploidismo)

Può succedere però anche che lo spostamento di geni sia assolutamente trasversale e fuori dagli schemi proposti...

giovedì 18 dicembre 2008

* 6 - EVOLUZIONE *

Rieccoci, ricordo sempre per i nuovi interessati di procedere alla consultazione dei post evoluzionistici dal primo, il più basso, al più recente, il più alto...proprio come nello studio stratigrafico.
Con la teoria ormai ampiamente provata, il dibattito deve necessariamente spostarsi verso i meccanismi mediante i quali le transizioni tra specie avvengono. In relazione a questo argomento, due sono le principali correnti di pensiero esistenti: il gradualismo filetico darwiniano e (neodarwiniano) e gli equilibri punteggiati...

...dobbiamo credere delle specie non un cambiamento graduale o una degenerazione derivante dalle circostanze: se una specie si trasforma invero in un’altra dev’essere per saltum - oppure la specie potrebbe perire.C. Darwin (par. 130 Taccuino rosso)

pochi sono a conoscenza del fatto che agli arbori dei suoi studi evoluzionistici, prima di addentrarsi nella scrittura de "L'origine della specie" e convincersi del gradualismo, Darwin sosteneva il concetto di evoluzione per saltum, una anticipazione precoce degli equilibri punteggiati.

La teoria degli EQUILIBRI PUNTEGGIATI concettualmente rientra nella teoria dell'evoluzione per selezione naturale, formulando un nuovo modello di speciazione.
Il termine equilibri punteggiati compare nel 1972 all’interno del saggio “Punctuated Equilibria: An alternative to Phyletic Gradualism”, scritto a due mani da Stephen Jay Gould e Niles Eldredge.


La teoria di Gould e Eldredge si contrappone radicalmente al gradualismo filetico in questi termini:

  • Le nuove specie sorgono in seguito a una scissione della linea evolutiva
  • Le nuove specie si sviluppano rapidamente;
  • All'origine della nuova specie si trova una piccola sottopopolazione della forma ancestrale;
  • La nuova specie si origina in una parte piccolissima dell'ambito di distribuzione geografica della specie ancestrale, in un'area isolata alla periferia di questo ambito (Eldredge, Gould,1972);

Il neodarwinismo sostiene invece che:

  • Le nuove specie si originano dalla trasformazione di una popolazione antenata nelle sue discendenti modificate.
  • Questa trasformazione è lenta e graduale.
  • La trasformazione avviene quando una popolazione è isolata dal punto di vista riproduttivo.
  • La trasformazione ha luogo in tutto l'ambito di distribuzione della popolazione antenata, o almeno in gran parte di esso.


Il record fossile ben rappresenta il concetto di Gould, tanto da ritenere che "La biostratigrafia si basa sulle stasi evolutive, cioè i periodi in cui una specie, dopo essere comparsa, permane fino all’estinzione" (S. J. Gould, 2002 “La struttura della teoria dell’evoluzione”)
In alcuni casi però, dove il record stratigrafico e paleontologico sono molto continui e completi, il gradualismo filetico risulta comprovato:

Probabilmente i due meccanismi sono entrambi validi, Gould e Eldredge infatti non a caso definiscono gli equilibri punteggiati un'alternativa al gradualismo. L'evoluzione avviene a diverse velocità in funzione della casualità di manifestazione degli eventi climatici o ambientali. Il record fossile, sfortunatamente, non sempre è sufficiente a dimostrarlo. Ma questo, Darwin, già lo sapeva.

venerdì 12 dicembre 2008

* 5 - EVOLUZIONE *

Quinto post a tema, revisione storica completata e discussione scientifica già apliamente inoltrata. Si discute di una teoria scientifica, ci rifacciamo di conseguenza alla definizione stessa: teoria (dal greco theorein, composto da thea, "spettacolo" e horao, "osservo", ovvero "guardare uno spettacolo") è un modello o un insieme di modelli che spiegano i dati osservativi a disposizione, e che offrono predizioni che possono essere verificate. Nella scienza, una teoria non può essere mai completamente provata, perché non è possibile assumere che conosciamo tutto ciò che c'è da conoscere (compresi eventuali elementi che potrebbero screditare la teoria). Invece, le teorie che spiegano le osservazioni vengono accettate finché un'altra osservazione non è in disaccordo con esse. In tal caso, la teoria incriminata viene eliminata del tutto oppure, se possibile, cambiata leggermente per poter comprendere l'osservazione (Wikipedia).

A suo tempo Darwin impostò gran parte del proprio lavoro sull'osservazione e la ricerca delle prove alla veridicità della sua teoria. Nell'Origine della specie elenca una serie di elementi comprovanti come le testimonianze fossili, le omologie, gli organi rudimentali, le prove embriologiche e le prove biogeografiche. A quest'elenco le moderne scienze aggiungono le similitudini tra le proteine, le prove genetiche e numerose altre scoperte che potremmo far rientrare nelle categorie appena elencate. Di seguito alcune di queste prove...

Le scoperte paleontologiche si sono aggiunte numerose negli anni alle osservazioni di Darwin. L'incremento del record paleontologico, migliori metodi analitici e maggiori conoscenze di anatomia comparata, unite all'apporto offerto, per le specie fossili più recenti, dalla genetica, hanno fatto abbandonare l'idea dell'anello di congiunzione come della singola specie in grado di dimostrare l'innegabile passaggio tra due classi bensì hanno contribuito a delineare una transizione più complessa da un gruppo all'altro, non attraverso una singola specie, ma attraverso sequenze o "cespugli" di specie che gradualmente con velocità variabile hanno determinato i vari passaggi. Come già Darwin sosteneva allora, il record fossile è assolutamente insufficiente...

Proteine ed acidi nucleici si assomigliano in tutti gli organismi. Una moderna osservazione di omologie che testimonia l'origine comune delle forme di vita da un organismo precursore ancestrale.

Omologhi si definiscono due organi che presentano la medesima origine embriologica. L'omologia di conseguenza è la somiglianza dovuta all' eredità e deriva da un antenato che possiede quel determinato carattere. Di conseguenza le omologie riflettono la storia genealogica e, se correttamente identificate, permettono di organizzare le specie in alberi evolutivi. Il concetto non va confuso con analogia che definisce tali due organi che esplicano medesima funzione ma presentano una differente origine embriologica.

Questi organi, residui dei nostri progenitori, sono rappresentati da strutture prive di alcuna funzione e risultano perfettamente omologhi con le stesse strutture normalmente sviluppate e funzionanti presenti in gruppi affini. Ad esempio il Boa ed il pitone, quantunque non presentino arti posteriori, hanno, seppur fortemente ridotti, un femore e le ossa del bacino. Gli animali ipogei hanno generalmente occhi ridotti e assenti, forme vestigiali un tempo funzionali negli antenati che vivevano all’aperto. Anche le balene presentano rudimenti di bacino. Nell'uomo si riconoscono come organi vestigiali l'appendice dell'intestino, i terzi molari (denti del giudizio) ed il coccige.

La distribuzione geografica di molte specie testimonia indubbiamente processi geologici trascorsi che hanno portato antiche popolazioni di specie ad isolarsi e ad evolversi separatamente, dando origine a nuove specie e spesso anche ad endemismi. Un esempio classico sono le due faune caratteristiche della Nuova Guinea e del Borneo, suddivise da un braccio di mare riconosciuto oggi nella linea di Wallace, in memoria dello scopritore.

Indagini farmacologiche, biochimiche ed ecologiche testimoniano una progressiva resistenza degli organismi agli antibiotici, ai pesticidi ed agli antiparassitari. Un'evoluzione delle specie spinta dalla mannaia di una selezione naturale di cui l'uomo risulta artefice.

martedì 9 dicembre 2008

* 4 - EVOLUZIONE *

Lo schema è quello classico, le giraffe a lungo collo che prevalgono su quelle col collo corto. Un vantaggio acquisito con l’uso o la selezione indiretta degli individui più adatti?
E’ il dilemma che si interpone tra il pensiero lamarckiano e quello darwiniano, un solco sempre più profondo scavato da Darwin, Wallace e sostenuto da Huxley come illuminazione darwiniana…
Ma il motore di questa selezione indiretta quale è? Come si compie? Quali fattori intervengono?
Questo post, il quarto della serie, vuol essere la risposta ad alcuni di questi quesiti…

(continuo a ricordare che i post vanno letti e consultati dal più antico (più basso) al più recente (più alto), come per gli strati delle rocce, o nello studio dei fossili: in ordine stratigrafico)

Lamarck vs. Darwin-Wallace: collezionando coleotteri Darwin e Wallace comprendono il concetto di diversità intraspecifica, cioè l’insieme di differenze che caratterizzano gli individui di una specie.

Sia Darwin sia Wallace furono molto influenzati dalla lettura del «Saggio sui principi della popolazione» dell’economista inglese T. R. Malthus, il quale sosteneva che le popolazioni si accrescono con un ritmo molto maggiore di quello con il quale aumentano le risorse alimentari e questo fatto obbliga gli individui ad una continua lotta per l’esistenza.
Darwin (ma anche Wallace) capì che a causa della lotta per l’esistenza si realizza un processo di selezione naturale che permette la sopravvivenza unicamente degli individui meglio adattati alle diverse e particolari condizioni ambientali.
La natura seleziona gli individui dotati di caratteri vantaggiosi mentre elimina gli altri. Attraverso la riproduzione, le modificazioni vantaggiose si trasmettano da una generazione all’altra e quindi gradualmente gli organismi si differenziano in gruppi sempre più diversi fino a diventare specie distinte.

Nasce un nuovo concetto:
la selezione naturale

L’espressione selezione naturale è usata da Darwin come una metafora a indicare diversi meccanismi tutti orientati a far si che i caratteri che influiscono positivamente sul numero di discendenti (fitness) abbiano un effetto autorinforzante.

Il meccanismo della selezione naturale secondo Darwin può essere spiegato da:
Sovraproduzione. Gli organismi producono una prole troppo numerosa rispetto alle risorse disponibili per garantirne la sopravvivenza; solo pochi individui sopravvivono fino alla maturità sessuale.
Variabilità. In ogni popolazione esiste una variabilità tra caratteri portati da individui diversi e i vari caratteri che determinano le differenze tra i singoli individui sono ereditabili. Alcuni di questi caratteri migliorano la probabilità di sopravvivenza degli individui che li possiedono.

NEODARWINISMO: “La selezione naturale agisce come la principale (se non l’unica) forza creativa nel dare origine a novità di tipo evolutivo”.

Altro pensiero economico che ben rappresenta aspetti di dinamiche ecologiche…
Il risultato migliore si ottiene quando ogni componente del gruppo fa ciò che è meglio per sé e per il gruppo, secondo la teoria delle dinamiche dominanti" John Nash.

giovedì 4 dicembre 2008

* 3 - EVOLUZIONE *

Un primo passo verso la comprensione della teoria deve necessariamente passare attraverso la revisione storica dei passaggi graduali che hanno portato, studiosi ed appassionati, a costruire le basi per il grande balzo darwiniano. Non un’isolata intuizione quindi, bensì un meditato e complesso atto di genialità poggiante su solidi ma intricati fondamenti…

(ricordo sempre che i post vanno letti e consultati dal più antico (più basso) al più recente (più alto), come per gli strati delle rocce, o nello studio dei fossili: in ordine stratigrafico)

  • Fissismo: prima del XVIII secolo dominava la concezione del mondo come entità immutata fin dalla sua creazione;
  • Si trova un primo abbozzo dell’idea di evoluzione in alcuni filosofi greci, in particolare Xenofane, Empedocle e Aristotele. Aristotele nel suo "Scala Naturae" aveva espresso il concetto di un progressivo perfezionamento delle cose viventi, dalla materia inanimata alle piante, quindi agli animali e infine all’Uomo. Tuttavia i Greci non arrivarono a sviluppare una teoria evolutiva su basi scientifiche.
  • Galileo, studiò i fossili affermando che si trattava di resti di organismi e non di scherzi della natura.
  • nel ‘700 il naturalista svedese Carlo Linneo affermava che le specie esistenti erano da sempre e per sempre quelle create per progetto divino (fissismo).
  • James Hutton sviluppò nel 1795 la teoria dell'uniformatorismo, teoria secondo la quale i processi geologici hanno agito nel passato con le stesse modalità con cui agiscono oggi.
  • Il biologo francese Georges-Louis Leclerc, Conte di Buffon, verso la metà del '700 affermava che le specie possono essere cambiate dal momento della loro creazione. Buffon inoltre ragionava su varie ipotesi riguardo alle cause e ai meccanismi dei cambiamenti: influenza dell'ambiente, migrazioni, isolamento geografico, lotta per l'esistenza.
  • Erasmo Darwin (nonno di Charles) verso la fine del '700 formulava l'ipotesi di un possibile progenitore comune basandosi su osservazioni effettuate sullo sviluppo embrionale degli animali, sulla selezione operata da allevatori e coltivatori e sulla presenza di organi oggi inutili che secondo lo scienziato sarebbero stati funzionali negli antenati degli attuali animali.







lunedì 1 dicembre 2008

* 2 - EVOLUZIONE *

Ok Amici, ci siamo. Da oggi inizia la serie di post evoluzionistici la cui sequenza costituirà un compendio storico-scientifico sulla teoria dell'evoluzione come espressa dal Neodarwinismo.
In aiuto ai meno esperti si comunica che i post vanno letti e consultati dal più antico (più basso) al più recente (più alto), come per gli strati delle rocce, o nello studio dei fossili: in ordine stratigrafico.
Ciò che vedremo al termine dell'ultimo post saranno i risultati di un lungo periodo di riflessione e documentazione, le fasi finali di un processo ben visibile nelle specie moderne per esempio, apici dei rami di un infinito albero che sprofonda le proprie radici nel remoto passato....

"NEODARWINISMO: STORIA DELL'EVOLUZIONE DI UNA TEORIA"
Premessa
  • TEORIA (dal greco "theorein", "guardare“) è un modello o un insieme di modelli che spiegano i dati osservativi a disposizione, e che offrono predizioni che possono essere verificate.
  • IPOTESI (supposizione in greco antico) è una spiegazione proposta per un dato fenomeno, non ancora dimostrata da prove.
La Teoria dell’evoluzione e’ la teoria più importante in campo biologico; essa costituisce il fondamento della moderna biologia e anche numerose altre discipline ne sono fortemente influenzate. L'evoluzione biologica si fonda sul principio della "discendenza con modificazione" che prevede la possibilità che intervengano cambiamenti nelle caratteristiche delle popolazioni quando il materiale genetico viene trasmesso da una generazione all'altra. Tutte le specie derivano da un progenitore ancestrale comune.

Lo sapevate che...l’uomo presenta il 98% dei propri geni in comune con lo scimpanzè e circa il 40% con la banana.

Le specie sono le unità naturali ordinate dai tassonomisti.
Ai tempi di Linneo la specie era intesa come un gruppo d'individui simili separati da tutti gli altri da una netta discontinuità morfologica*. Specie biologica (concetto indotto dall’affermarsi della teoria dell’evoluzione e dalla scoperta di sp. simili): comunità riproduttiva costituita dall'insieme di organismi interfecondi e in grado di dare origine a prole fertile. In questa definizione il carattere discriminante non è l'aspetto, ma l'isolamento riproduttivo.
Esistono inevitabili casi problematici nei quali la definizione di specie trova difficoltà di espressione: organismi a riproduzione asessuale, organismi nei quali la compatibilità è variabile nel tempo e nello spazio; popolazioni allopatriche cioè geograficamente isolate tra loro, per le quali non esiste, in condizioni normali, alcuna possibile verifica di compatibilità riproduttiva ed in fine gli organismi estinti.


* Oggi il concetto linneiano rientra nella definizione di SPECIE PALEONTOLOGICA.

venerdì 28 novembre 2008

* 1 - EVOLUZIONE *

L'anello mancante è ormai uno stabile tramite scientifico nel quale leggere, documentarsi, informarsi o curiosare. Da molto tempo ormai l'interesse mio personale per l'evoluzionismo ha portato lo stesso blog ad evolversi in una precisa direzione indirizzato dagli argomenti richiesti dagli utenti, dalle chiavi di ricerca più frequentemente impiegate per trovare argomenti nel sito o semplicemente dai consensi manifestati nei messaggi. Sottoposto a questa rigida azione selettiva, l'anello mancante è cambiato fino a specializzarsi sulla pubblicazione di articoli intrisi dell'argomento più ricercato.
Per questo, i prossimi post saranno tutti improntati all'inquadramento dell'argomento "evoluzione", cercando, nel loro complesso, di costituire un quadro esaustivo dello stesso argomento ad uso di appassionati o di chi, semplicemente trova queste informazioni utili o interessanti.
Un sunto di quanto nei prossimi mesi verrà presentato in conferenze, lezioni scolastiche, incontri culturali e dibattiti.


Evolution is
the mechanism
producing the
diversity of life.

(Hanson et al., 1999; Science)



giovedì 13 novembre 2008

« ... venne allora che il corpo straziato e l'anima ferita sanguinarono l'uno nell'altra »

Tutto sommato un blog potrebbe essere paragonato ad una capsula a tempo, uno di quegli aggeggi che conservano per le future generazioni informazioni, immagini, ricordi, cose vissute o esistite delle quali, al momento dell'apertura della scatola, non esiste più testimonianza alcuna e le uniche tracce di queste potrebbero essere proprio alcuni file dimenticati in rete. 

Detto questo non voglio commentare, insinuare, incolpare, punire o additare... forse sarebbe ipocrita, forse no, credo soltanto che vedere una balena viva sia un'esperienza onirica che a mia figlia o ai suoi figli dovrebbe assolutamente esser garantito provare, almeno una volta nella vita. Con tristissima lungimiranza, credo sia comunque il caso di  conservare.




giovedì 6 novembre 2008

MA NON SAREBBE PIU' DIGNITOSO OCCUPARSI D'ALTRO?


«Cardinale Schönborn: nessuna incompatibilità tra evoluzione e creazione - Questioni al centro della Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze - ROMA, lunedì, 3 novembre 2008 (ZENIT.org).

Tra la teoria scientifica dell'evoluzione e l'affermazione cristiana della creazione non esiste incompatibilità. Lo ha affermato venerdì scorso il Cardinale Christoph Schönborn, Arcivescovo di Vienna (Austria), durante la Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze, che si concluderà questo martedì a Roma. Il porporato, ricorda l'emittente pontificia, ha spiegato che non esiste contrapposizione tra l'evoluzionismo e il credere nella Creazione, quanto un conflitto tra due concezioni diverse dell'uomo e della sua razionalità, tra la visione cristiana e un razionalismo che pretende di ridurre l'uomo alla sua dimensione biologica. Citando diversi interventi del Cardinale Ratzinger prima e dopo la sua elezione a Papa, il Cardinale Schönborn ha spiegato che "ci sono tante prove scientifiche in favore di un'evoluzione". Ad ogni modo, ha precisato, pur arricchendo la nostra conoscenza della vita, questa teoria non risponde al grande quesito filosofico: "Da dove viene tutto e come il tutto prende un cammino che arriva finalmente all'uomo?". Per questo, si tratta di scoprire "che c'è un'idea che mi precede", che non siamo frutto del caos, ma "siamo pensati", "voluti" e amati da Dio. La nostra grande missione è allora "scoprire questo senso, viverlo e dare così un nuovo elemento alla grande armonia cosmica pensata dal Creatore".

***

L’incredulità s’insinuò in me lentamente, ma alla fine fu totale. Il ritmo fu così lento che non sentii alcun dolore e da allora non ho mai dubitato, nemmeno per un momento, della correttezza della mia conclusione. In realtà non riesco nemmeno a vedere come ci si possa augurare che il Cristianesimo sia vero; perché in tal caso le parole testuali della Bibbia sembrerebbero attestare che gli atei – inclusi mio padre, mio fratello e quasi tutti i miei migliori amici – saranno eternamente puniti. E questa è una dottrina esecrabile.
(C. Darwin, Autobiografia)

martedì 21 ottobre 2008

MUSEO DI SAN DANIELE PO: INIZIO MANIFESTAZIONI PER IL DARWIN DAY

Il Museo Naturalistico Paleontologico di San Daniele Po è da anni impegnato nell’esporre e descrivere le scienze naturali in funzione della teoria dell’evoluzione delle specie.

In un collaudato percorso didattico-espositivo, trova quest’anno dimora un’esposizione temporanea nata allo scopo di celebrare l’anniversario dei 10 anni di attività del Museo e i 200 anni dalla nascita del grande naturalista inglese Charles Robert Darwin.

DENTRO L’EVOLUZIONE

è la prima esposizione temporanea di reperti naturalistici, realizzata in tempi di profondi dibattiti ideologici, creata per dimostrare l’esistenza dell’evoluzione e la correttezza di una teoria che dal 1859 ha radicalmente cambiato il concetto di vita sul nostro pianeta.


La mostra verrà inaugurata Domenica 9 Novembre 2008 alle ore 16.00 presso il Museo Nat. Paleontologico e rimarrà aperta fino a domenica 1 marzo 2009

mercoledì 1 ottobre 2008

ECONOMIA ed EVOLUZIONE

La crisi finanziaria* che sta attanagliando l’economia mondiale si sta rivelando per quella che è: una dilagante ed epidemica condizione di fallimento per banche internazionali, immagini riflesse di economie scapestrate basate su scelte politiche lontane dai pareri di esperti e tecnici.

Le banche che per prime hanno tracollato sono state i colossi statunitensi, seguite, o meglio, che stanno trascinando con sè, i più importanti banchi di credito internazionale.

In italia il tracollo sembra iniziato soltanto per un istituto bancario, il più internazionale a detta degli esperti, cioè quello che risente maggiormente della crisi in quanto operante soprattutto su scala intercontinentale.

Un meteorite cade improvvisamente, seppur con qualche avvisaglia, nel cuore dell’economia americana, scatenando un’onda d’urto ed effetti che si propagano velocemente, come in un effetto domino, sui grandi colossi europei ed asiatici.

Il più tragico e temuto effetto della globalizzazione si sta manifestando, con istituti bancari che si radicano sull’intero pianeta raggiungendo una sorta di specializzazione caratterizzata da medesime morfologie, stessa nicchia ecologica, stessa fonte di approvvigionamento; organismi incapaci di sostenere il possente cambiamento del clima economico e politico mondiale.

Malthus (1766-1834) nel suo saggio più famoso, sosteneva che l'incremento demografico avrebbe spinto a coltivare terre sempre meno fertili con conseguente penuria di generi di sussistenza per giungere all'arresto dello sviluppo economico, poiché la popolazione tenderebbe a crescere in progressione geometrica, quindi più velocemente della disponibilità d’alimenti, che crescono invece in progressione aritmetica, teoria questa che sarà poi ripresa da altri economisti per teorizzare l’esaurimento del carbone prima, e del petrolio dopo… In questi anni l’economia ha consumato molto di più di quanto avesse a disposizione, il risultato è oggi un tracollo al quale probabilmente resisteranno i piccoli istituti bancari, coloro i quali si avvalgono delle economie nazionali e del radicamento sul territorio, che non azzardano in borsa ma che si limitano ad investimenti garantiti o comunque stabili. Organismi di nicchia, non ancora specialisti in grado di sopravvivere ad un evento d’estinzione di massa, capaci in futuro, di dare origine a qualche radiazione adattativa destinata inevitabilmente alla specializzazione cioè alla vulnerabilità. A meno che... lo stato evolutivo raggiunto finora sia talmente consono da resistente al susseguirsi di mutamenti futuri e tale da generare una perdurante stasi o comunque sottostare ad un’evoluzione molto lenta sopportando i mutamenti ambientali. Darwin definì questa condizione: fossili viventi.

*scusate le imprecisioni della terminologia economica ma la metafora si presta.

mercoledì 10 settembre 2008

Studio paleoecologico smaschera presunto colpevole...


Nel lontano 1925 venne pubblicato su Nature un lavoro del professor Raymond Dart, dell’Università di Johannesburg: si riferiva alla scoperta di un anno prima, in una cava di calcare presso Taung, in Sudafrica, di un cranio che venne attribuito dallo scienziato ad un individuo infantile antropoide. Al momento il mondo accademico non fece troppo caso a questo annuncio, convinto com'era che gli antenati di Homo sapiens andassero cercati in Europa.
Solamente dopo 20 anni i paleoantropologi dettero finalmente ragione a Dart. Si trattava infatti del primo reperto di Australopithecus africanus, un bimbo di circa 3 anni vissuto due milioni di anni fa, di cui si conservano la faccia, parte del cranio, una mandibola completa ed il calco del cervello.

Lee Berger e' un paleoantropologo della Johannesburg's University of Witwatersrand particolarmente interessato da più di dieci anni allo studio di questo importante fossile: le sue conclusioni arrivano finalmente a dimostrare che il Bambino di Taung morì a causa delle ferite riportate dopo un attacco portatogli da un grosso uccello predatore, probabilmente un'aquila.
In un recente studio condotto da ricercatori della Ohio State University, venivano infatti descritte con precisione le modalità con cui aquile moderne dell'Africa occidentale attaccano e predano piccole scimmie: dopo essere piombati sulla preda ed aver perforato il cranio di questa con l'artiglio del primo dito, questi rapaci restano sospesi nell'aria mentre la loro vittima muore, prima di accanirsi di nuovo sul cranio di essa con becco e artigli. L'analisi di migliaia di resti di scimmia ha dato un quadro piuttosto preciso dei danni che si possono ritrovare sulle vittime di questi attacchi. Ebbene, Berger ha subito collegato questo studio al suo reperto, per il quale non era ancora riuscito a dimostrare la causa di morte, e alla luce delle nuove conoscenze, sul cranio del Bambino di Taung, in particolare nella zona ossea dietro alle orbite, sono apparse chiaramente le tracce tipiche dell'attacco descritte nel lavoro dei ricercatori della Ohio State University.

Il lavoro di Berger, pubblicato sull'American Journal of Physical Anthropology, sembra dunque risolvere il mistero della morte del Bambino di Taung: fu un grosso rapace ad uccidere il piccolo ominide, e non un predatore terrestre, quale il leopardo o la tigre dai denti a sciabola.

By Pikaia, 2006



mercoledì 27 agosto 2008

LA SCOPERTA DELL'ACQUA CALDA...

Armi al livello di quelle del Sapiens il Neanderthal non era "inferiore"
Le due specie vissero contemporaneamente in Europa circa 30mila anni fa ma il neanderthalensis scomparve all'improvviso: resta il mistero sulle cause

LONDRA - Non fu il divario tecnologico e d'intelligenza con l'Homo sapiens a far estinguere Homo neanderthalensis. E' questo il risultato di una ricerca di un gruppo di scienziati inglesi e americani che hanno studiato gli utensili di cui erano in possesso le due specie e che ha dimostrato che essi erano efficienti, dal punto di vista delle possibilità e dell'efficienza di utilizzo, allo stesso modo.
Il nuovo studio, quindi, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Human Evolution, smentisce categoricamente quanto, per circa 60 anni, ha sostenuto la maggior parte dei paleoantropologi e cioè che l'Homo Sapiens ebbe la meglio sul Neanderthal perché mise a punto strumenti tecnologici di qualità superiore.
La ricerca del team di ricercatori dell'Università di Exeter, dell'Università della Southern Methodist, dell'Università dello Stato del Texas e la Think Computer Corporation, è consistita nello studio al computer e nella riproduzione reale di strumenti che utilizzavano le due specie per poi metterli a confronto. Gli studiosi, in particolare, hanno ricreato gli arnesi in pietra a forma di lama, usati sia dai neanderthal che dai sapiens, e quelli a forma di scaglia allungata, che erano utensili, sempre di pietra, più stretti e allungati rispetto ai precedenti e utilizzati solo sai sapiens. Questi ultimi vennero prodotti dai sapiens per la prima volta durante la loro colonizzazione europea, una volta lasciata l'Africa, circa 40.000 anni fa. La loro introduzione nella vita di tutti i giorni è sempre stata pensata, da parte dei paleoantropologi, come un vero e proprio salto tecnologico, frutto di una maggiore intelligenza, che avrebbe aiutato più di ogni altra cosa a sopraffare il suo cugino dell'Età della Pietra. Con tali strumenti infatti, avrebbe cacciato con maggiore facilità e avrebbe prodotto altri strumenti con maggiore facilità e qualità migliore.
Per verificare questo assunto, i ricercatori anglo-americani hanno confrontato la semplicità d'uso degli strumenti prodotti, la loro capacità di taglio, la resistenza nell'uso nel tempo e quanto duravano. Spiega Metin Eren, dell'Università di Exeter: "Lo studio ha dimostrato che tra i diversi utensili utilizzati non vi sono differenze statisticamente importanti nella loro efficienza. Anzi, in alcune situazioni l'uso degli utensili a forma di lama era superiore a quelli a forma di scaglia".
Questa scoperta riapre il dibattito sulla scomparsa del Neanderthal. Per capire il problema va detto che sempre più prove dimostrerebbero Homo sapiens e Neanderthal sono due specie ben diverse (l'ultima in ordine di tempo è la dimostrazione certa al 99 per cento che esiste una differenza nel DNA a provare che le due specie non si sono mai incrociate): sembra infatti, che il Neanderthal evolvette direttamente in Europa, mentre l'Homo sapiens arrivò dall'Africa tra 50 e 40.000 anni fa. Il primo poi, scomparve circa 28.000 anni fa, suggerendo l'ipotesi che in 10.000 anni il sapiens prese il sopravvento sul suo cugino.
Al riguardo, si è suggerita, ad esempio, una maggiore bravura del sapiens nella caccia che avrebbe via via impedito al Neanderthal di procurarsi cibo, ma ora lo studio sull'efficienza dei mezzi a disposizione fa crollare tale ipotesi, si è parlato poi di una maggiore capacità di comunicazione del Sapiens, ma anche questa ipotesi non è suffragata da prove concrete, infine si è detto che il Neanderthal soccombette per la sua minore intelligenza, ma l'ultima ricerca smentisce anche questa ipotesi.
Ma se gli utensili a scaglia non hanno apportato alcun miglioramento nella vita tecnologica dei sapiens, perché allora li hanno mantenuti? "Risponde Eren: "Essi potrebbero avere avuto un significato più profondo che non quello di essere nuovi strumenti tecnologici. Colonizzare un continente non è facile e deve essere stato ancor più difficile farlo durante un'era glaciale, come si trovò a farlo l'Homo sapiens. Forse quel nuovo mezzo tecnologico poteva avere un significato simbolico più importante del suo stesso uso, avrebbe, cioè, fatto da "collante" tra i diversi gruppi sociali che si sarebbero sentiti superiori ai loro cugini".
Tutto questo non contribuisce comunque a far capire perché il Neanderthal si estinse.

Studiare un organismo fuori dal proprio contesto ecologico corrisponde ad una superficialità analitica che non necessita commento alcuno...inoltre, ad esempio,...


...la tecnica "Levallois" rappresenta una sintesi di semplicità, metodo ed efficienza, dimostrazione lampante che la complessità del manufatto non sempre risponde ad una esigenza pratica. Spesso nella semplicità di uno strumento si racchiudono efficienza e versatlità senza paragoni.

mercoledì 16 luglio 2008

Rinvenimento di resti fossili di Emys orbicularis (Linnaeus, 1758) in un clasto di torba del fiume Po: indagine paleoambientale

Il fortunoso rinvenimento di resti ossei fossilizzati di un esemplare di Emys orbicularis in età riproduttiva, su una barra di meandro del Po ha permesso di affrontare una discussione legata alla facies sedimentaria coinvolta nella produzione di strati torbosi ed alla dinamica fluviale che può aver portato frammenti di questi strati antichi su formazioni sedimentarie recenti.
La presenza di esemplari in vita di E. orbicularis sul territorio italiano, ed in particolare nella provincia di Cremona, rappresenta un utile strumento di comparazione per ricostruzioni paleoambientali. Diversi sono i siti segnalati in provincia nei quali sono stati eseguiti studi ed avvistamenti di popolazioni di Emys (GHEZZI, 2005). Alcuni di questi siti, in particolare quelli dove l’intervento antropico risulta ancora limitato, garantiscono un utile scorcio di ambiente paludoso “primordiale”, caratterizzato da rigogliosa vegetazione arborea con associazioni faunistiche costituite oltre che da E. orbicularis, da rettili, anfibi, pesci, insetti, micromammferi ed uccelli. In generale un ambiente con acque stagnanti, ricco di vegetazione, con fondale fangoso o anche pozze d'acqua stagionali, come confermato dal ritrovamento nella matrice torbosa analizzata, di resti frammentari ed integri di conchiglie appartenenti al genere Planorbis.
Attualmente E. orbicularis presenta in Italia una distribuzione disomogenea, sintomo della dipendenza da habitat sempre più coinvolti nelle attività antropiche, che favorisce la permanenza di numerose sottospecie (13 finora riconosciute).
Purtroppo i resti ossei rinvenuti non rappresentano uno strumento utile né per effettuare determinazioni relative alla sottospecie d’appartenenza né tanto meno al sesso dell’individuo. Risultano infatti caratteri morfologici distintivi le dimensioni ed il peso, le differenze di pigmentazione, una certa concavità del piastrone nei maschi adulti ed una maggior lunghezza della coda, associata al maggiore spessore e allo spostamento dell’apertura cloacale all’indietro, dovuto alla presenza del pene (LANZA, 1983, MENASSÈ, 1993; ARNOLD, 2004).
Una stima dell’età del fossile risulta complessa vista l’assenza di contesto stratigrafico del clasto torboso di rinvenimento. Una soluzione legata ad analisi radiometriche sul carbonio dei vegetali carbonificati della matrice potrebbe garantire l’attribuzione di un’età, sempre che i resti in esame siano più giovani di 5730 anni, valore limite del tempo di dimezzamento del 14C.
Il Genere Emys in base ai reperti fossili trovati in più località dell'Europa Centrale, risalirebbe al Pliocene (10 Milioni circa di anni fa), ma la maggior parte dei generi attuali degli Emididi era già comparsa nell'Oligocene (30 milioni circa di anni fa) sia nel Nuovo che nel Vecchio Mondo. Il caso del fossile in esame invece riguarda certamente resti olocenici, datazione che potrebbe essere ulteriormente affinata mediante indagine dell’associazione paleobotanica o radiometrica sui resti vegetali inclusi.


martedì 8 luglio 2008

QUAL E' IL SOMARO?

Notizie ANSA dal G8

Trovato l'accordo sul clima: le otto potenze mondiali si impegnano a dimezzare le emissioni di gas responsabili dell'effetto serra entro il 2050, nel frattempo è indispensabile aumentare la produzione di petrolio per contenere i costi dell'economia.




lunedì 7 luglio 2008

OGM: ORGANISMI GENTILMENTE MALTRATTATI

La caratteristica principale e unica delle sementi modificate è di essere coperte da brevetto. Dovrebbe far riflettere chiunque il fatto che gli Ogm furono varati negli USA (1980), e poi in Europa (1998), insieme ad incredibili nuove leggi brevettuali che, per la prima volta nella storia, consentivano di privatizzare il “bene comune” più prezioso: la materia vivente del pianeta.
Da quel momento è bastato introdurre un gene estraneo in una pianta perché l’intera pianta diventasse proprietà privata, come fosse un’invenzione umana e non un elemento della natura.
Scriveva The Guardian nell’ottobre del ’97: “Con rapidità sorprendente un gruppetto di imprese sta cercando di prendere il controllo di produzione e commercializzazione della merce più importante del mondo: il cibo”.
Negli ultimi venti anni il binomio modifica genetica e brevetto (i cui diritti si riscuotono ad ogni ciclo riproduttivo o risemina) è stato per le aziende biotech, insieme all’acquisto delle aziende sementiere, non strumento di maggiore benessere per agricoltori o cittadini, ma strumento di una guerra economica, sotterranea e di conquista, o, se vogliamo, di una nuova forma di colonizzazione a cui siamo tutti esposti.
Ciò spiega perché ogni strategia sia stata usata per imporci il cibo transgenico:
- nonostante gli Ogm abbiano fino ad oggi tradito tutte le promesse su produttività, sostenibilità, capacità di “sfamare il mondo”
- nonostante si siano rivelati assai dannosi per l’ambiente, la salute, la sovranità alimentare che sola garantisce la sicurezza alimentare, la libertà di scelta alimentare, la biodiversità e la tutela dei diritti umani
- nonostante siano stati quasi sempre catastrofici per l’economia dei paesi poveri (vedi Argentina e India)
- nonostante siano una minaccia per i paesi che come il nostro puntano sui prodotti di qualità
- nonostante si siano rivelati un cattivo investimento anche per i paesi produttori.
Charles Benbrook, già direttore Agricoltura della “Academy of Science” statunitense, ha spiegato in occasione di un convegno a Roma alla Camera dei Deputati, il 18/05/03, che gli studi fatti su 8.200 siti sperimentali universitari degli USA dimostrano che gli Ogm non producono di più, ma dal 7 al 10% in meno, mentre inquinano 4 volte di più. Oggi l’imponente studio di Friends of the Earth, “Who benefits from GM crops: the rise in pesticide use” conferma questi dati e li peggiora (l’uso del glifosato, sostanza cancerogena, è aumentato in USA di 15 volte in 11 anni). Il direttore della Soil Association britannica, P. Melchett, dice “i prodotti con i quali le compagnie biotech dicono di poter “sfamare il mondo” non hanno mai recato un aumento di produzione complessivo, ma al contrario una riduzione”.
Fonte:Comitato Scientifico EQUIVITA

martedì 24 giugno 2008

NANNOFOSSILI: scoperta nuova specie vissuta tra 40 e 35 Milioni di anni fa.

A new Eocene Chiasmolithus species: hypothetical reconstruction of its phyletic lineage
Davide Persico*, Giuliana Villa
Dipartimento di Scienze della Terra, Università degli Studi di Parma, Viale GP Usberti, 157A, 43100 Parma, Italy;
*davide.persico@unipr.it
Chiasmolithus is abundant in Southern Ocean Ocean Drilling Program Sites 738, 689 and 748, and consequently provides an opportunity to study, in detail, evolutionary lineages and investigate the biostratigraphic distributions of some of the species. In particular, in the Middle to Late Eocene, a new species, Chiasmolithus eoaltus, has been recognised and distinguished from C. altus. Quantitative analysis highlights a gap between the last occurrence of C. eoaltus in the Upper Eocene and the first occurrence of C. altus in the Lower Oligocene. The morphological similarity is probably the result of convergent evolution. Additionally, the evolutionary process that has marked the phylogenesis of Chiasmolithus species during the Middle Eocene to Late Oligocene was investigated. Biostratigraphic and morphometric data permit reconstruction of a hypothetical phylogenetic tree, delineated by speciation events: we hypothesise that Chiasmolithus solitus gave rise to C. oamaruensis and C. eoaltus between 40.69 and 38.34Ma (Reticulofenestra reticulata Nannofossil Zone), followed by the evolution of C. altus from C. oamaruensis between 33.97 and 32.49Ma (Blackites spinosus Nannofossil Zone).
A correlation between palaeoclimatic interpretations and the Chiasmolithus evolutionary tree underline that sea-surface temperature changes played a key role in the nannofossil evolutionary process, and suggest that phyletic gradualism, a recognised theoretical approach of evolutionary process, resulted from intraspecific variability subordinated to natural selection. This study represents, beyond the description of a new nannofossil species, confirmation of the neo-Darwinian concept of phyletic gradualism.

martedì 27 maggio 2008

TRANQUILLO, IN OGNI CASO ARRIVEREMO AL MARE...

Incessante pazienza ed inesauribile continuità, persistenza infinita e pace interiore profuse dalla certezza del risultato. Questa è la sensazione trasmessa dal fiume in piena, una piena primaverile, tranquilla e pacifica, rinfrescata dalla persistente pioggia di diversi giorni; rigogliosa arteria di barocca vegetazione. Una rigonfia serpe verde, sazia e pigra, ostinatamente convinta di raggiungere il mare. Entriamo in due nel fiume, dalla lanca della Motta, stagno tranquillo generalmente sovrastato dall’alto pontile. Ma oggi è diverso. Uno specchio color bottiglia riflesso di verdi alberi e cielo imbronciato; il pelo dell’acqua come orizzonte tra due mondi, un limite che ci apprestiamo delicatamente a solcare.
I kayak scivolano muti increspando la superficie cristallina dalla riva fittamente vegetata, un breve passaggio e poi il richiamo del fiume.
Lo intravedo all’orizzonte passare noncurante della vicina quiete, con un rombo sommesso avvertimento dell’infinita potenza. Gonfio d’acqua, marcato di schiuma, amalgama il verde dello stagno col proprio torbido colore bruno. Ci avventuriamo rasente la sponda interna del grande meandro, memoria di primordiali abitati, dove la corrente è ancora clemente e le carpe si insinuano nella riva a raccogliere il dono della piena. Sfruttiamo le correnti del giro di meandro per entrare nella vecchia lanca, indelebile ricordo di infanzie trascorse a pescare. Lanca "della grossa riva alta", oggi soltanto lieve depressione golenale insinuata tra boschetti di salici. L’inatteso ingresso primaverile del fiume sembra rianimarla e con essa il nostro entusiasmo. La percorriamo interamente attraverso uno stretto canale tra l’erba alta, riparo d’emergenza di invertebrati in fuga dalla piena. Le carpe indaffarate tra l’erba mostrano sgargianti rosse pinne dorsali e possenti code. Si snoda in uno scenario selvaggio la lanca, tra salici rigogliosi, prati polifiti ed essenze naturali. La percorriamo per intero, in silenzio, tra voli di germani, aironi allarmati, chiocciole disperate ed il verde intenso dell’intorno...
Ci apprestiamo inebriati a riprendere il fiume quando anche il cielo comincia a tracimare imponendo un tempestivo ritorno. La corrente in mezzo al fiume è veloce spinta verso il ritorno, tra sferzanti gruccioni colorati ed un cuore colmo di pace e di natura da raccontare.

martedì 22 aprile 2008

L'evoluzione dell'uomo? Questione di vedute


L’evoluzione delle specie è un cambiamento, non necessariamente migliorativo, spinto dalla selezione naturale. La teoria dell’evoluzione venne presentata per la prima volta al pubblico nel 1859 mediante la pubblicazione del libro “Sull'origine delle specie per mezzo della selezione naturale o la preservazione delle razze favorite nella lotta per la vita” di Charles Darwin.
Si tratta indubbiamente dell’opera scientifica che ha radicalmente cambiato l’idea della vita sul nostro pianeta, per questo rappresenta facile terreno per interpretazioni e strumentalizzazioni.
La lotta all’evoluzionismo, effetto di coda dei movimenti proecclesiastici statunitensi, è uno degli elementi che hanno caratterizzato l’ultimo decennio di politica italiana. Dalle scuole all’università, dai più prestigiosi centri di ricerca alla piazza la parola d’ordine è stata bandire Darwin, bollando la sua teoria come superata e antiscientifica. Posizioni, quelle della politica, antistoriche e anticulturali a dir poco imbarazzanti, rimarcate inoltre dai recenti atti del convegno di Castel Gandolfo su fede e darwinismo (2006).
La caccia alle streghe si svolge particolarmente durante il biennio 2003-2004 e porta ad una revisione dei libri di Scienze e Storia imputati di favorire la propaganda di sinistra. Un’affermazione interessante considerando che l’URSS di Stalin fu l’unico regime a vietare l’evoluzionismo e che Marx considerava Darwin colpevole di una deviazione borghese e capitalista della scienza.
Nel 2004 vengono ridefiniti i programmi di scienze per le scuole secondarie di primo grado ed in breve Darwin scompare dai nuovi piani di studi ministeriali. Nel Decreto legislativo n. 59 del 19 febbraio 2004, allegato C, l’insegnamento dell’evoluzionismo viene omesso. Ne consegue una comunità scientifica in rivolta ed alcune interrogazioni parlamentari. Un timido susseguirsi di eventi che culmina nel Decreto legislativo del 17 ottobre 2005, col quale ricompaiono finalmente le indicazioni d’insegnamento dell’evoluzionismo per i programmi della terza media. Rimangono quindi ancora escluse le scuole dell’infanzia del primo ciclo, le elementari.
Oggi la teoria che sta alla base delle Scienze Naturali è raccontata nei libri di storia delle scuole primarie in un capitolo denominato “Miti e leggende”.
Fossili, selezione artificiale, gradualismo filetico, biodiversità, organi rudimentali sono soltanto alcune delle prove che Darwin utilizzò per confermare in teoria la sua ipotesi. Questi concetti, descritti nei musei di Storia Naturale, rappresentano però ancora un tabù e da più parti considerati verità scomode, concetti blasfemi o prese di posizione politiche, mentre il loro significato è puramente biologico.
Se consideriamo per esempio la nostra specie sotto questo punto di vista, ci si rende conto quanto l’uomo subisca inconsciamente i meccanismi evolutivi senza possibilità alcuna di governarli. Un’ammissione profondamente biologica è la chiave di comprensione del processo evoluzionistico, scientificamente descrivibile, ma biologicamente difficile da comprendere. Un’obiettiva visione evoluzionistica potrebbe esser raggiunta soltanto con la rimozione della visione antropocentrica che la nostra specie si porta incoscientemente a presso.
Un processo inevitabile quindi che in poco più di un secolo ha rapidamente spalancato le porte di un progresso di cui beneficiamo, ma che opportunamente rallentato può facilmente esser governato da pochi.
***
Domenica 18 Maggio 2008 ore 15.30
Presentazione ufficiale del volume
"L'origine dell'uomo? Questione di vedute"
Museo Naturalistico Paleontologico di
San Daniele Po (CR)

martedì 8 aprile 2008

RILANCIO DEL TURISMO FLUVIALE O ESALTAZIONE DELL’ESCURSIONISMO FOGNARIO?

Un intervento a malincuore, ma per rispetto di chi, richiamato da eccessivi annunci tutti natura e ambiente viene a visitare il nostro fiume, e si ritrova deluso e rammaricato per non essersi recato altrove. E’ un senso di pudore che mi spinge a scrivere queste righe, non una denuncia, ma la volontà di porre all’attenzione dell’opinione pubblica l’attuale stato di salute del fiume Po.
Stare all’aria aperta può essere un gradevole rimedio allo stress della frenesia quotidiana, ma la realtà spesso può essere anche peggio. Spiagge come discariche abusive dove ogni rifiuto urbano può essere facilmente ritrovato: pneumatici di ogni genere e taglia, plastica di ogni tipo, oggetti da arredo casa, giardino, elettrodomestici, assorbenti, parti di automobili, tegole, eternit, carcasse di animali ecc. Il tutto immerso in un fetore, quello dell’acqua, simile ad un mix di idrocarburi, vegetali in decomposizione e fanghiglia.
Amo il fiume più d’ogni altra cosa e rimpiango l’ambiente di 20 anni fa, situazione che mio padre già definiva fortemente compromessa. Ogni persona però dovrebbe sapere che questo non è più il nostro fiume.
Una cloaca con gravi problemi idrici, dove l’abbassamento delle acque non mette in luce altro che nascosti sfregi portati dall’uomo. Discariche che riemergono, abbassamento dell’alveo, impossibilità di transitare con grandi imbarcazioni, erosione indiscriminata, pesci ben diversi da quelli che eravamo abituati a pescare costituiscono un quadro ambientale necessariamente da risanare.
Quali rimedi allora? Incrementare il turismo fluviale come chiave di rilancio territoriale come si sta verificando?
Credo si sia prevaricato il buon senso.
Dati forniti lo scorso estate dall’Apat (Agenzia per la protezione dell'ambiente e i servizi tecnici) in relazione al triennio 2003-2005, mettono in luce quanto critica è la contaminazione da terbutilazina nel Po, (presente in 52,7% dei campioni analizzati). Il Po, complessivamente, contiene 31 pesticidi, tra cui l'ancora diffusa atrazina (vietata da 20 anni): residuo di una contaminazione storica imputabile al forte utilizzo fatto in passato e alla persistenza ambientale della sostanza.
Nessuno dovrebbe perder tempo, mettendo a rischio la propria salute, a visitare un ambiente tanto compromesso. Casi d’inquinamento del suolo, scarichi urbani non depurati, aziende che riversano indiscriminatamente o stoccano imprudentemente sostanze pericolose in un area inondabile, sono i nodi centrali sui quali agire. E’ necessaria una presa di coscienza comune, soprattutto da parte degli amministratori, perché s’intervenga tempestivamente. Rimedi ecologici in primis ed un’educazione ambientale che consenta di vivere in armonia con l’ambiente ritrovando consapevolezza in quei valori di tutela e valorizzazione ambientale indispensabili per una buona sopravvivenza.

martedì 18 marzo 2008

LUCY RACCONTA LE ORIGINI DELL'UOMO

Siamo umani, viviamo in un contesto sociale e culturale interamente artificiale perché da noi stessi creato. Risulta obiettivamente difficile uscire dagli schemi imposti da noi stessi per immaginare, pur con l’ausilio di un’avanzata tecnologia e di conoscenze sempre più profonde, quali erano gli aspetti, le necessità, i bisogni ma soprattutto gli obbiettivi della vita di individui nostri predecessori.
L’acquisizione di nuovi reperti e l’approfondimento scientifico porteranno ad un miglioramento continuo delle conoscenze come strumento unico per colmare le lacune ancora esistenti sul passato, ricostruendo la nostra storia biologica in modo obiettivo senza il disturbo di influenze sociali, religiose e culturali….influenze artificiali.
L’impegno profuso per raggiungere un obiettivo tanto complesso, si riscontra in un’esperienza con pochi precedenti: un coinvolgimento ed una collaborazione tra scuola e museo, tra didattica e scienze, uno stimolo per i ragazzi a partecipare in gruppo, creando, valutando e discutendo, intuendo come multidisciplinarità e compartecipazione, siano l’unico strumento utile per raggiungere un buon risultato, lo stesso risultato cui la scienza è giunta dopo infiniti secoli di lavoro.
Da "L'evoluzione dell'uomo? Questione di vedute...".


Volume prodotto dal Museo Naturalistico Paleontologico e Scuole Primarie di San Daniele Po, presentazione ufficiale al pubblico Domenica 18 Maggio 2008 ore 15.30, Biblioteca Comunale Via Faverzani, 81 San Daniele Po (CR).

lunedì 10 marzo 2008

Irrefrenabile voglia di vivere…

Sembravano sopraffatte, condannate da un’asfittica sterilità improvvisamente giunta durante il sonno invernale.
Una difficile e debilitante vita in un terreno ghiaioso, sterile, compatto e polveroso e poi, improvvisa, una colata densa e viscosa d’asfalto caldo.
Il bitume rapidamente solidifica pressato da un rullo compressore con forza sovrumana, la stessa forza necessaria a chiunque, dal sottosuolo, volesse lacerare la superficie per ritornare a respirare.
Riuscireste voi a frantumare l’impenetrabile barriera per uscire a riveder il sole?
In tal caso, la vostra straordinaria forza sarebbe pari a quella di una gracile giunchiglia.

lunedì 18 febbraio 2008

II CAMBIAMENTI FAUNISTICI COME CHIAVE INTERPRETATIVA DELLE VARIAZIONI CLIMATICHE

Lo studio dell’evoluzione degli ecosistemi del passato costituisce la chiave interpretativa per prevedere gli effetti dei cambiamenti climatici in atto sul nostro pianeta.
Ad esempio, l’analisi dell’evoluzione delle associazioni a grandi mammiferi del nostro territorio, nel corso degli ultimi 3 milioni di anni, dimostra come i cambiamenti del sistema climatico siano il fattore determinante nell’innesco di rinnovi faunistici, favorendo fenomeni di dispersione, migrazione ed estinzione.
Tutti questi cambiamenti, rappresentano un elemento indispensabile all’evoluzione del sistema Terra; tuttavia, dal momento che gli organismi rispondono alle variazioni del clima principalmente con migrazioni e deformazioni dell’areale di diffusione, è ragionevole supporre che nel prossimo futuro il progressivo riscaldamento del pianeta, unito alla frammentazione degli ambienti ed alla pressione sugli ecosistemi naturali operata dall’uomo, produrrà una riduzione della biodiversità, in particolare nelle aree ad alta antropizzazione e a maggior grado di endemismo.
È ormai opinione ampiamente condivisa che le variazioni nel sistema climatico attualmente in atto, agendo sulla componente abiotica degli ecosistemi, provochino nel loro insieme profonde modificazioni negli ambienti naturali, destinate a portare alla scomparsa sia di singole specie sia di interi ecosistemi.
Vari dati confermano l’impatto ecologico che il riscaldamento climatico in atto ha su un’ampia gamma di ecosistemi, da quello terrestre polare al marino tropicale, a diversi livelli gerarchici di organizzazione, dalle specie alle comunità.
Nonostante a volte, esistano contrastanti ipotesi e difficoltà di individuazione di cause, modalità ed interrelazioni tra l’evoluzione biotica ed il clima, già in questo primo stadio di accelerazione del riscaldamento globale la riposta coerente di flora e fauna è chiaramente documentata dalle modificazioni della struttura ecologica in differenti comunità.
Indagini superficiali dell’ambiente che ci circonda, o la lettura di sporadiche notizie saltuariamente riportate sui quotidiani, mettono in luce questi aspetti come un quadro di indizi che gradualmente va delineandosi. Acqua alta a Venezia, fiumi in condizioni di progressiva siccità, espansione dei deserti, migratori che raggiungono in largo anticipo le proprie mete estive, dissesti idrogeologici, regressione dei ghiacciai alpini, specie migratorie che divengono stanziali, incremento di predatori e prede, ecc., sono soltanto alcuni dei sintomi di un cambiamento floro-faunistico riflesso da un mutamento climatico in atto.
La risposta dei viventi alle variazioni climatiche è regionalmente differente, ad esempio i ricambi di specie più importanti sono innescati da cambiamenti climatici globali di grande portata che, variando durata ed intensità delle fasi glaciali/interglaciali, modificano sensibilmente il sistema climatico del pianeta.
Nella nostra pianura è tutto sommato semplice imbattersi in resti fossili di mammiferi quaternari provenienti dai sedimenti del fiume Po. Resti di animali, in particolare grandi mammiferi, ascrivibili a tre grandi periodi climatici: il periodo interglaciale Riss-Wurm, il glaciale Wurm e l’interglaciale attuale. Le faune più antiche (circa 180.000 - 120.000 anni fa), sono caratteristiche di clima temperato caldo e paragonabili alle attuali faune a grandi mammiferi della savana africana. I principali taxa rinvenuti sono l’elefante, il rinoceronte e l’ ippopotamo . A questi si accompagnano Homo sapiens e Homo neanderthalensis.
Con l’avvento della glaciazione Wurm (120.000 - 16.000 anni fa), il forte abbassamento delle temperature portò consistenti variazioni faunistiche delle quali troviamo riscontro per esempio nella maggiore frequenza di resti fossili di cervo, Megacero o cervo gigante, alce e mammut.
Al termine dell’ultima glaciazione, col ritiro dei ghiacci, molte specie si sono estinte, molte altre invece, si sono rifugiate in alta quota dove costituiscono oggi la fauna alpina, un relitto di quella glaciale (es. cervo elafo, marmotta e orso bruno).
Le consistenti variazioni faunistiche precedentemente elencate testimoniano antiche e frequenti variazioni climatiche naturali, oggi molto ben conosciute e collocate in un più ampio contesto di mutazioni globali del nostro pianeta indagate attraverso progetti scientifici polari come EPICA o ANDRILL.
Secondo questi ultimi studi oltre cinquanta tra cicli glaciali ed interglaciali hanno caratterizzato l’evoluzione del nostro pianeta plasmando flora e fauna di ogni regione climatica.
Quasi ormai all’unisono la comunità scientifica internazionale concorda nel ritenere effettiva l’esistenza di un fenomeno di riscaldamento globale in atto, la cui comprensione è legata a studi attualistici sui mutamenti dei diversi aspetti e fattori che interagiscono nell’ambiente, ma anche allo studio e all’ interpretazione di dati provenienti dal passato. Record fossili e variazioni di concentrazione di anidride carbonica nelle bolle d’aria dei ghiacci polari sono alcuni tra i più importanti ambiti di ricerca e di studio per l’estrapolazione di variazioni climatiche del passato.
Comparazioni tra il riscaldamento globale in corso e variazioni climatiche avvenute nell’antichità, mostrano senza dubbio una maggiore velocità ed intensità del fenomeno in atto, facilmente correlabile con l’intensificazione delle attività antropiche post industriali.
E allora, quali scenari ci aspettano per il futuro?
I cambiamenti indotti nelle comunità biotiche dal riscaldamento globale probabilmente non eccedono le variazioni di struttura riconosciute nelle comunità a mammiferi negli ultimi tre milioni di anni. È necessario, tuttavia, tener presente che la possibilità delle specie terrestri attuali di reagire alle variazioni ambientali indotte dal cambio climatico migrando o modificando il proprio areale di distribuzione, sono quanto mai ridotte, soprattutto nei territori a più alta antropizzazione. Per l’Europa, ad esempio, è stato calcolato che la sopravvivenza dei mammiferi endemici, più specializzati e quindi più sensibili al mutare dei parametri ambientali, sarà fortemente e negativamente condizionata dal progressivo incremento delle temperature medie. Considerando le specie a maggiore valenza ecologica, nello scenario previsto dall’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change ) scomparirebbero tra il 5 e 9% dei mammiferi europei, mentre circa 70–78% delle specie sarebbe a serio rischio di estinzione. Inoltre, si prevede che nell’area mediterranea la ricchezza e la biodiversità si ridurranno in maniera drastica, proprio per l’elevata percentuale di endemismi che caratterizzano questa regione.
In sintesi, anche se le modificazioni del clima e delle faune costituiscono un elemento costante ed indispensabile all’evoluzione del sistema Terra, durante i prossimi lustri l’accelerazione del riscaldamento globale, specie se associata alle continue e multiformi pressioni antropiche sugli ecosistemi, potrà verosimilmente produrre effetti mai prima registrati nella storia delle comunità a mammiferi, almeno in tempi così rapidi.