domenica 19 dicembre 2010

Toccata e fuga al Museo di Storia Naturale di Verona...


... al quale siamo andati, con un'intera commissione di studio, per cercare spunti espositivi da utilizzare nella riqualifica del Museo di San Daniele Po.
Il Museo di Verona è costituito da una collezione ricchissima, variegata, contraddistinta da eccellenti esemplari amalgamati nella norma espositiva scientifica.
Un percorso espositivo obbligato che, dal passato eocenico di Bolca, attraversa sezioni di mineralogia, zoologia, evoluzione, biodiversità ed entomologia, passando attraverso un gabinetto naturalistico, fossili di mammiferi quaternari fino alla preistoria della bassa lessinia. Una sezione quest’ultima, a dir vero, ingiustamente trascurata. Certamente il Museo di Verona rappresenta un excursus naturalistico coinvolgente palesemente trasversale rispetto alle tempistiche di intervento museografico.
Dalla “cattedrale di Bolca” in cui la straordinaria quantità di esemplari e la smisurata varietà di specie fossili lasciano il visitatore avvolto a meditare sull’immane catastrofe che causò l’estinzione dell’ecosistema tropicale conservato sulle nostre alpi 40.000.000 di anni fa, si procede nel percorso attraverso collezioni fissate in modo serioso e severo dallo stile rigoroso degli anni 70. Si procede poi attraverso un tripudio di modernità nella sala della biodiversità e dell’evoluzione, ricadendo in un meraviglioso “Gabinetto delle curiosità” sapientemente realizzato nella sala del Museo dedicata alla collezione naturalistica del Sig. Zangheri. Mobili creati su misura dal falegname del naturalista, oggi sapientemente restaurati, contengono un’ammirevole colleziona naturalistica che da sola vale l’intera visita museale.
Diorami, ricostruzioni, animali impagliati o conservati in alcol, costituiscono, con la corposa collezione paleontologica, un museo capace di coinvolgere il visitatore, lasciando in eredità ad esso spunti di indagine e di interesse.
La carenza di tecnologia, non sempre un male nei musei naturalistici, rappresenta in questo caso un’evidente lacuna derivante da un certo disinteresse della città, per il museo, dagli anni ’70 agli anni 2000.
Un vero peccato perchè da buon museo con notevole collezione, diverrebbe con pochi ma oculati investimenti, una vera e propria eccellenza museologica italiana.
La fama mondiale della collezione di Bolca è certamente il volano sul quale imperniare quella che potrebbe essere una fruttuosa riqualifica ed un ottimo investimento turistico per la città.


lunedì 13 dicembre 2010

Ritornare dall'Antartide e ritrovarsi Neanderthal

è, questo mio libro, un'idea nata all'improvviso, come una fiammella scatenata da braci che latenti sono rimaste molto tempo quiete sotto la cenere. Due missioni scientifiche in Antartide, il naturalista che indaga e che scopre l'ambiente polare per circa 6 mesi e poi il ritorno, nel caos della nostra società, dopo costrizioni estreme e l'acquisizione di nuove abitudini. Il ritorno alla normalità caratterizzato da una fuga continua, ogni news un nuovo problema; riorganizzare la vita? Uno stress dal quale fuggire, il cellulare come una pistola pronta a sparare ad ogni squillo. Perchè tutto questo? Pechè l'Antartide è unico. Il silenzio e gli spazi infiniti insegnano ad ascoltare i ritmi della natura: il sole che oscilla all'orizzonte, il ghiaccio che si fonde per qualche ora e poi risolidifica, i pinguini che arrivano a dicembre, lo skua che atterra in base all'ora di pranzo. Si impara ad ascoltare la natura e si comprende di esserne intima parte. Lo skua arriva perchè tu sei lì ad offrirgli il cibo, il sole ruota indicandoti lo scandire del tempo, l'ambiente che cambia, i pinguini che si spostano quando la temperatura s'innalza, sono segnali che si comprendono e che significano per l'uomo ciò che all'uomo serve, che serve ad andare avanti, a sopravvivere. Ma questo non è il motivo per il quale si manifestano.
L'uomo che impara a procacciarsi in cibo, a fare provviste, a migrare, a trovare un riparo, l'uomo che incontra propri simili, che conosce nuovi individui, che acquisisce nuove culture, nuove tradizioni, che si sposta dalle montagne alla pianura perchè il clima glielo impone, lui che segue i mutamenti ambientali perchè parte integrante di un ecosistema, non spettatore superpartes, ma tassello di quello splendido, meccanico, mosaico che è la natura.
Una natura che non è il risultato di un progetto, ma il frutto di un'evoluzione della vita, della sua complessa interazione col pianeta Terra che, nel corso di 4 miliardi e mezzo di anni di storia è infinitamente mutato ma che l'uomo, autocelebrandosi suo malgrado, considera, pur essendone ospite da poco meno di 2milioni di anni, creato a propria disposizione.
Una visione antropocentrica, superficiale, vecchia quanto la nostra specie, che un'ora trascorsa in cima al monte Discovery affacciati sulla baia di McMurdo, o sul crinale dell'Appennino assieme a Pàus, può aiutare a comprendere e.... superare.

"Ritornare dall'Antartide e ritrovarsi Neanderthal"
Davide Persico, 2010. (
16€)
Ed. Il Simposio delle Muse - Crema (CR)
www.ilsimposiodellemuse.com

lunedì 6 dicembre 2010

PIOGGIA DI SASSI


Provare ad immaginare di volgere gli occhi al cielo e di vedere una "stella cadente".
Dopo aver espresso il desiderio, provate a ragionare su che cosa sia, da dove arriva e dove potrebbe essere andata a finire.
Spesso, i corpi che entrano nella nostra atmosfera perchè attratti dal campo gravitazionale terrestre, specialmente i più piccoli, non riescono a raggiungere il suolo perchè "bruciati" dalla nostra atmosfera.
E di loro non rimane traccia? Rimane.
Rimangono milioni di tracce che in minuscoli frammenti cadono continuamente come un'invisibile nevicata sopra le nostre teste. Queste "tracce" vengono chiamate MICROMETEORITI.
Ne volete una prova? Cerchiamole ragionando.
Le meteoriti sono principalmente ferrose, quindi un ottimo strumento per recuperarle potrebbe essere un magnete.
Ora, si potrebbe andare in giro tutto il giorno tentando con la nostra calamita, oppure pensare a luoghi dove questi microcorpi potrebbero concentrarsi, individuando nei pozzetti degli scarichi dei pluviali dei tetti, ad esempio, un ottimo bacino di raccolta.
Avvolgere la vostra calamita in un sacchetto, cercate un pozzetto nel quale infilarla, estraete la calamita rivoltando il sacchetto sul materiale raccolto, quindi lavatelo in un recipiente e fatelo asciugare facendo evaporare l'acqua.
Ponete il vostro sedimento sotto una buona lente o meglio un microscopio e come per magia, decine di sferule di ferro, brillanti come perle nere, si staglieranno sotto i vostri occhi come in un piccolo microscopico firmamento fatto in casa.
Centinaia di migliaia di micrometeoriti cadono ogni giorno, si tratta solo di ingegnarsi nel trovare strumenti adatti per trovarle.
Spero che il messaggio vi sia arrivato amici,
Buona ricerca a tutti.