domenica 25 maggio 2014

PASSAPORTA TORRENTE ENZA

Non sarebbe incredibile scendere da un ponte per fare  un salto indietro nel tempo? fino in un'altra Epoca magari? Bè esiste un luogo dove tutto questo è possibile. 
Come attraverso una passaporta, scendendo dal ponte che attraversa il Torrente Enza, a San Polo, si passa dall'"antropocene" al Pleistocene, dagli autotreni rumorosi che solcano la strada ad un letto marino di oltre 2 milioni d'anni fa. 
Scendendo per una capezzagna e inoltrandosi nel greto del fiume, si incontra il parente giovane di un paleofiume che erose strati rocciosi di origine marina, ricchi di fossili e di meraviglie geologiche... 
Ma andiamo per ordine, cioè per ordine stratigrafico...
A valle della cascata artificiale, immediatamente sotto il ponte di San Polo, scendendo alcuni terrazzi, è possibile poggiare i piedi su di un vero fondo marino, azzurro come il mare, ma fatto d'argilla. E' la formazione delle Argille azzurre Plio-Pleistoceniche.



Strati ordinati di argille, ricche di molluschi, crostacei, echinidi e squali, si trovano inclinati e immergenti verso la pianura a ricordare il prolungato sollevamento della catena appenninica. 


Questi strati, cosparsi a perdita d'occhio di fossili marini, risultano attraversati, in maniera discordante da "tubi" rocciosi che paiono scolpiti: sono i resti di camini metanogenici, vie di fuga di gas mesozoici che hanno trovato, sul fondo del mare, un rigurgito di libertà invadendo l'atmosfera dalle profondità preistoriche.


Le Argille azzurre sono sedimenti intertidali (piana di marea), la cui origine viene determinata grazie anche alla presenza di molluschi sospensivori, come il genere Turritella ad esempio.
La giacitura inclinata fa si che spostandoci da sud a nord, secondo la direzione di corrente dell'Enza, lasciandoci alle spalle il ponte, si attraversino strati di diversa natura che diventano sempre più recenti man mano, fino a concludersi con un taglio netto nell'"antropocene", la nostra epoca.


Percorse le superfici di erosione delle argille azzurre ci imbattiamo in strati con bioturbazioni superficiali, lasciate da organismi limivori. Le tracce, incavate negli strati, indicano che gli stessi sono diritti. La conformazione rodolitica dimostra la loro origine, antica deposizione calcarea ad opera di alghe rosse, ricchissimi in resti di molluschi lamellibranchi.



Riprendono di seguito strati ad Argille azzurre che si protraggono fino ad un limite litologico caratterizzato dalla comparsa di strati arenacei con superficie basale irregolare poggiante sull'argilla che sta sotto: sono arenarie generate dall'azione erosiva e trattiva del moto ondoso. Queste ondulazioni sono denominate ripple ed altro non sono che le creste di sabbia che calpestiamo abitualmente al mare in acqua bassa.



Aumenta in questi strati la concentrazione di lignite, residui vegetali carbonificati che si concentrano in straterelli improvvisi nell'arenaria: le tempestiti, residui sedimentari stratificati da antiche tempeste e mareggiate, capaci di accumulare sulla spiaggia marina imponenti quantità di frustuli, legni, frutti ed altri resti vegetali che il tempo e la carenza di ossigeno hanno progressivamente trasformato in carbone (fossilizzazione per carbonificazione).


Fa capolino da questi strati un bivalve molto importante e facilmente identificabile, l'Artica islandica, la cui diffusione nel Mediterraneo, 1,8 milioni di anni fa, contribuì a definire il passaggio tra due epoche: il pliocene ed il pleistocene. Oggi, questo fenomeno circoscritto non è più considerato caposaldo, pertanto un altro fenomeno di carattere globale, l'intensificazione della glaciazione nell'emisfero nord, ristabilisce il passaggio plio-pleistocene a 2,5 milioni di anni fa, alla base del piano Gelasiano.


Qualche passo più avanti verso nord, riprendono monotone sopra le arenarie, di nuovo le Argille azzurre che si interrompono pochi passi dopo a contatto con la formazione delle Sabbie Gialle.


Tutto ciò che è stato descritto sotto le sabbie gialle fa parte della formazione delle "Argille azzurre" e rappresenta, sedimentologicamente, un evento di trasgressione marina, cioè un periodo di innalzamento del livello del mare.


Le sabbie gialle sono invece il prodotto di una regressione, cioè di un abbassamento del livello del mare e, viste in sezione verticale, mostrano nel loro spessore una sedimentazione incrociata, gli "Hummochy". Queste figure sedimentarie sono laminazioni prodotte da correnti ondulatorie tipiche del moto ondoso. Una trincea scavata in una spiaggia sabbiosa attuale mostra gli stessi "disegni" deposizionali.




Intercalate in questi strati vi sono livelli lignitici, le tempestiti.




Il nostro cammino procede e siamo ormai sopra (stratigraficamente) agli strati a sabbie gialle e, convinti di esserci lasciati le argille azzurre dietro, ci ritroviamo in una nuova breve trasgressione marina, caratterizzata da strati di argille azzurre ricche in fossili.


Qualche metro e improvvisi compaiono strati di ciottoli, conglomerati intercalati alle sabbie gialle, che costituiscono il prodotto del trasporto di un antico fiume che sfociava proprio in mezzo a queste spiagge, con un delta capace di trasportare ciottoli di grandi dimensioni.



Questi strati di sabbie gialle con intercalazioni stratificate di ciottoli fluviali sono sovrastati da altre argille grigie questa volta apparentemente prive di fossili. Un'indagine più oculata però dimostra la presenza di legni carbonificati e fragili gusci di molluschi terrestri. Queste argille, diverse dalle precedenti, rappresentano il prodotto sedimentario di un ambiente paludoso, ricco di vegetali acquatici e di gasteropodi e bivalvi dulciacquicoli: siamo ora quindi in un ambiente sedimentario continentale.
Oltre questi strati argillosi bancate potenti di ciottoli disposti in modo caotico comunicano una facies di fan-delta, cioè di un ambiente sedimentario caratteristico di delta fluviale, il paleoEnza che sfociava in mare trasportando ingenti quantità di ciottoli.


Percorriamo con attenzione questi conglomerati fino ad uno strato di materiale fine, ordinato e lineare, il primo paleosuolo, una superficie emersa di qualche centinaio di migliaia di anni fa. Sopra di questo altri conglomerati deltizi e strati argillosi paludosi ripetuti in sequenza più volte. Abituati ormai al nostro percorso preistorico d'improvviso veniamo interrotti da un consistente strato di ghiaia dello stesso tipo di quello che abbiamo disceso sotto il ponte circa 500 metri a monte del torrente. Siamo tornati nell'antropocene, nella consuetudine di un ambiente alluvionale di pianura che inizialmente ci aveva accolti e che gentilmente si lasciò attraversare come una passaporta avventurosa.


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