sabato 8 novembre 2014

NIPPONITES (Troco and Persico, 2014)


Nipponites è un genere di molluschi cefalopodi appartenente al gruppo delle ammoniti. Visse nel cretaceo superiore (circa 70 milioni di anni fa); i suoi resti sono stati trovati in Giappone e negli Stati Uniti. La forma della conchiglia di queste ammoniti era decisamente bizzarra: a prima vista, le spire svolte si intersecavano disordinatamente formando un groviglio altamente irregolare. A un esame più attento però, si riconosce un disegno preciso di elementi che continuano a ripetersi: in sostanza, la conchiglia era costituita da un reticolo tridimensionale a forma di U. 
Sulla conchiglia era presente una complessa sutura, ma le coste erano semplici. Una delle specie più note è Nipponites mirabilis del Giappone, dal diametro di circa 6 centimetri.

Come molte altre ammoniti svolte, si pensa che la Nipponites fosse un animale dallo stile di vita planctonico: probabilmente si faceva trasportare dalle correnti e si muoveva verticalmente seguendo le acque calde del Cretaceo superiore. Si nutriva di piccoli organismi catturati mediante i tentacoli che sporgevano dalla conchiglia.
La Nipponites rappresenta una delle forme più estreme nella storia evolutiva delle ammoniti, e non a caso è apparsa nella documentazione fossile soltanto nel corso del Cretaceo superiore. Probabilmente si è sviluppata da forme avvolte a spirale ad elica come Bostrychoceras e Turrilites
Delle Nipponites si sa relativamente poco. Tutto ciò che è riassunto nei paragrafi sopra riportati è frutto di limitati ritrovamenti giapponesi e statunitensi. Ricostruire un paleoambiente con queste ammoniti in vita è stata quindi una sfida che paleontologo e paleoillustratore hanno voluto affrontare per misurarsi e perché no, divertirsi con un soggetto che in generale non ha mai attratto particolare attenzione.
La sfida si è concretizzata definitivamente dopo una visita all’Atelier Troco, presso Cividale del Friuli, dove una bozza del dipinto era già accantonata in attesa di essere completata tra i diversi e più disparati soggetti artistici. Sintomo di una curiosità innata da parte dell’artista, verso soggetti problematici ma stimolanti.
Troco è un paleoillustratore naturalista. Un pittore capace e consapevole che solo l’attualismo può essere la chiave per rendere il dipinto di specie estinte un’ipotesi plausibile e naturalisticamente armonica. Mai un soggetto scontato, e mai un esemplare rappresentato in posizione da modello per cartolina.
Se le Nipponites erano planctoniche e se l’ipotesi di trasporto passivo mediante correnti marine è corretta allora poteva succedere che queste, viventi in colonie planctoniche, potessero spiaggiare a causa di imponenti mareggiate su qualche spiaggia perduta nel Cretacico superiore tra le coste del “paleoGiappone” o del “paleoTexas”, dove gli strati sedimentari testimoniano ancora oggi gli antichi trascorsi di questi strani molluschi.
Supponendo quindi per reali tutte le ipotesi e le considerazioni precedentemente riportate,Troco ed io abbiamo immaginato una spiaggia cosparsa di questi particolari molluschi.
Una analogia non trascurabile esiste, a mio giudizio, tra la forma generalmente “globosa” (seppur generata da un tubo ad U più volte ripiegato) delle Nipponites e quella sferica o pseudosferica delle coccosfere di Haptophyceae, alghe unicellulari, dal corpo globoso, caratterizzate da una copertura di placche calcaree.
Uno degli scopi di questa copertura “sferica” delle alghe calcaree, è quello di agevolare il trasporto planctonico ad opera delle correnti marine. Non una forma idrodinamica, bensì una forma galleggiante, che oppone resistenza, adatta ad essere facilmente trasportata.
La galleggiabilità delle coccosfere è data dalle ridotte dimensioni della cellula, e dalla morfologia dei singoli coccoliti, cioè le placche che ricoprono il corpo cellulare, spesso caratterizzata da eliche e prominenze.


Nel caso delle Nipponites, le dimensioni sono molto differenti, seppur contenute, e la galleggiabilità è favorita, oltre che da queste, anche dall’azione di spostamento gas-acqua esercitata dal cefalopode per privilegiare gli spostamenti batimetrici. Non una motilità orizzontale volontaria, la morfologia non lo consentiva, ma una risultante globulare che ricorda da vicino la forma terziaria delle proteine, oltre ad un peso specifico variabile utile per migrare batimentricamente.
Il trasporto passivo e la scarsa motilità volontaria, suggeriscono una dieta di tipo planctonico, fatta di piccoli organismi, viventi nella colonna d’acqua, trasportati anch’essi passivamente o comunque motili ma subordinati all’energia delle correnti.
Oggi non esistono cefalopodi con questo stile di vita, se non i nautilus che comunque manifestano una motilità volontaria certamente maggiore alle Nipponites. Animali con questo stile di vita potremmo identificarli nel gruppo di alcuni celenterati marini come la caravella portoghese (Physalia physalis Linnaeus, 1758), un sifonoforo costituito dall’aggregazione di 4 diversi organismi (zooidi) talmente integrati da dipendere l’uno dall’altro per sopravvivere. Non è poi così sbagliato quindi considerare la caravella portoghese un organismo.
Munita di un organo galleggiante, questa specie, viene trasportata passivamente dalle correnti marine, affondando una chioma di tentacoli riccioluti urticanti, utili per predare.
A questa specie ci si è ispirati per rappresentare le sconosciute parti molli delle Nipponitescui è stato lasciato, nel dipinto, un colore evocativo tendente al rosa e all’azzurro.


L’aspetto generale però non può essere altro che quello dei cefalopodi. Ecco quindi che un corpo sormontato da due occhi specializzati, si proietta in una chioma di tentacoli prensili ma più passivi di quelli dei parenti prossimi. Come strutture specializzate, per regressione, ad appendici per la cattura planctonica, pur in assenza di cellule urticanti.
Le ammoniti spiaggiate, pertanto, sono rappresentate con parti molli molto afflosciate, alla stregua delle caravelle portoghesi che spesso si osservano attualmente in abbondanza tra i ciottoli delle spiagge liguri.


Le dimensioni delle Nipponites erano ridotte, circa 6 cm di diametro. Nel dipinto si è resa necessaria una associazione con organismi estinti ma con discendenti attuali come il limulo.
La specie coeva alle Nipponites, rinvenuta in medesime formazioni geologiche del Texas (USA) è la Crenatolimulus paluxyensis, di cui viene di seguito riportata una immagine, che aveva dimensioni di circa 15, 16 cm.


Crenatolimulus paluxyensis


A questa specie, sono state associate anche valve di veneride, tipici bivalvi del cretaceo superiore, che presentano innumerevoli analoghi attuali che abbondano sulle spiagge marine sabbiose come quelle dell’Adriatico, per esempio.



Il quadro finale quindi è una spiaggia localizzata nei pressi di una foce fluviale, dopo un evento di tempesta, caratterizzata da numerose Nipponites spiaggiate di recente, su di un sedimento sabbioso-limoso, con ciottoli sparsi, e valve di veneridi, con un Limulo ancora in vita come si rinviene abitualmente nelle lagune salmastre della Florida soggette a mareggiate.



Come per gli antichi pescatori le meraviglie del mare si preannunciavano frammentarie sulle spiagge rinnovando lo stupore ma aumentando il mistero delle acque, così noi, scandagliando metaforicamente spazio e tempo attraverso le formazioni geologiche marine del Cretacico superiore, abbiamo tentato di resuscitarne frammento di antica memoria. 

References


FELDMANN, R., SCHWEITZER, C., DATTILO, B., & FARLOW, J. (2011). Remarkable preservation of a new genus and species of limuline horseshoe crab from the Cretaceous of Texas, USA Palaeontology, 54 (6), 1337-1346 DOI: 10.1111/j.1475-4983.2011.01103.x

Klinger, H. C. 1980. Speculations on Buoyancy Control and Ecology in some Heteromorph Ammonites, p. 337-355. In House, M. R. and Senior, J. R. (eds.), The Ammonoidea. Systematics Association Special Volume 18. Academic Press, London, UK.

Scott, Gayle, 1940, Cephalopods from the Cretaceous Trinity Group of the south-central United States: The Univ. of Texas Publ. 3945, pp. 969-1125, figs. 138-179, pls. 55-68.

Westermann G. E. G. 1996. Ammonoid life and habit, 607-707. In Landman N. H., Tanabe K., Davis R. A. (eds.), Ammonoid Paleobiology, Topics in Geobiology Volume 13. Plenum Press, New York, USA.

http://www.nhm.ac.uk/research-curation/about-science/staff-directory/earth-sciences/j-young/index.html

http://www.wired.com/2011/11/in-evolutions-race-horseshoe-crabs-took-a-slower-pace/

2 commenti:

  1. ottimo esempio di collaborazione

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  2. Un capolavoro. L'arte malinconica di una storia antica ma mescolata al tepore dei giorni nostri.
    Un suono fra le righe di canto silenzioso, che sa di buono. G

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