sabato 18 aprile 2015

... E QUI CARTA CANTA!



Sembra di fluttuare in più dimensioni. 
Chi ha avuto la fortuna di vedere il film Interstellar avrà scorto, oltre alle sfaccettature della Teoria della relatività, un insieme si simbolismi finalizzati alla meditazione, alla comprensione di chi siamo, da dove veniamo e dove siamo diretti. Attraverso una libreria, quasi come fosse una tastiera per comunicare, un padre relegato dopo un incredibile viaggio interstellare in un’altra dimensione, si trova a dialogare con la figlia impartendole istruzioni fondamentali per la fuga da una Terra in declino, alla ricerca di nuovi mondi abitabili nello spazio. Così, ancora attraverso una libreria, “Carta canta” induce l’ascoltatore all’approfondimento culturale, scientifico, antropologico, geografico, letterario, di tradizioni e di ottima e multietnica musica.

(http://www.mepekebarba.it)

No, non è un disco qualunque quello dei Me Pek e Barba, è un opera d’autore eseguita in grande stile, con le qualità eccelse da cantautore che Sandro e Federico non devono ormai più dimostrare ad alcuno.
Apre le danze una melodia forte, dai toni zigani e balcanici che fosse stata scritta da Bregovic sarebbe oggi su tutte le radio in un tripudio di festa polistrumentale, etnica con forte connotazione letteraria. Dona l’apertura della canzone Paolo Rumiz, un sussulto di qualità che vien dopo la profonda prefazione di Erri de Luca ad impreziosire l’Opera. Alternanze di toni vocali e strumentali  raccontano di un viaggio verticale nell’Europa da San Pietroburgo a Istanbul, tra etnie ricche di tradizioni e terre da sempre cardine tra l’oriente e l'occidente. 
E’ il preludio ad un percorso che, una volta reso comprensibile dalle altre canzoni, continua ad essere geografico, ma spazia tra antiche civiltà, storie di personaggi o solo semplici persone, e donne preziose come gemme. Sono racconti genuini come le radici della Band, ancorate saldamente ad una terra piatta abitata da gente che non lo è. Sono le stesse radici locali raccontate da Giovannino Guareschi, quelle dei legni di Gino raccolti dalle piene del Grande fiume o quelle di gente incollata ed esultante davanti ad un televisore non proprio a colori del mondiale di Pablito Rossi.
Il folk si scatena con la voce magistrale del leader Pezzarossa contrastata, ma molto più spesso accompagnata ed arricchita, da interpretazioni melodiche di Michela Ollari, una voce vivace, brillante, carica di energia e sentimento che pochi cantanti possono vantare. 
Ma mentre l’album è un oggetto di rara raffinatezza grafica e musicale, l’interpretazione live della Band è qualcosa di molto più coinvolgente. E’ lo scatenarsi di un turbine di contenuti e suoni capace di contrastare la gravità, di catapultare dalla dimensione artistico letteraria a quella gioiosa delle amicizie, delle collaborazioni, dei sorrisi, della complicità, della crostata di prugne sfornata nel bel mezzo delle prove generali e della birra versata alla salute e a profusione. 

Carta canta è “solo” l’ultimo lavoro della Band di Roccabianca (PR). L’ultimo tassello di una discografia nata dalla golena del Po al ritiro della piena del duemila e poi evolutasi nel tempo. Un percorso influenzato da viaggi in pub Irlandesi, da letture impegnate, da temi selezionati e dalla rievocazione di tradizioni underground di cui la valle del Po è profondamente intrisa, ma che solo pochi raffinati osservatori (anche artisti) riescono a riportare alla luce dando occasione alla gente di passaggio di assaporarle, conoscerle, comprenderle e cantarle. 

Ma badate bene, non si immaginino questi artisti inavvicinabili in una asettica sala di incisioni. Si pensi piuttosto di trovarli questi ragazzi, in un giorno d'estate con i piedi sotto ad un tavolo di legno improvvisato in riva al fiume, all'ombra di un salice, ad affettare pane e salame, al ritmo del respiro di una fisarmonica, interpretando storie per gli amici o semplicemente per chi vuole ascoltare. Cantastorie.


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