lunedì 22 gennaio 2007

VISIONE EVOLUZIONISTICA

Intuizioni geniali prima ed elaborate riconferme successivamente hanno dimostrato quanto un ambiente stressante sottoponga gli organismi viventi ad una forte pressione selettiva.
Repentini cambiamenti costringono gli organismi minori a ricombinare il loro patrimonio genetico attraverso inusuali metodi riproduttivi e gli organismi superiori ad affrontare strategie di sopravvivenza biologica che hanno come base l’eredità del patrimonio genetico più adatto alle nuove condizioni ambientali.
Vivo da mesi una fase di stress psicologico determinata da motivi intimamente connessi, primo tra tutti un radicale cambiamento di vita dovuto all’improvvisa mancanza della persona più cara e per secondo la partecipazione ad una missione scientifica tanto straordinaria quanto inusuale. Questa situazione di inattesa instabilità, correlata a nuove esperienze e nuove abitudini, ha causato variazioni comportamentali che facilmente riconosco negli equilibri biologici che amo osservare in natura. Stress come motore dell’evoluzione, non miglioramento ma processo evolutivo di cambiamento, generato dell’ambiente su uno o più individui. Microevoluzione in terminologia scientifica è riferito ad una specie, non ad un individuo, una situazione comunque che attraverso parallelismi può essere assimilata.
La base biologica dell’evoluzione è la popolazione di individui di una singola specie, un complesso meccanismo generalista che comunque è composto dai membri del gruppo. Da questo punto di vista faccio parte di una popolazione ma la visione individualista che si percepisce dall'interno, evidenzia soltanto i problemi personali (che poi sono la consuetudine in tutti i membri del gruppo) che pongono me e la gente che mi circonda in una situazione anomala perché inconsueta, tale da indurre cambiamenti comportamentali assimilabili a piccoli graduali passaggi responsabili nel tempo di cambiamenti. Non continuità di eventi, ma di evoluzione biologica (ed etologica), riconoscibile come un gradualismo filetico contrapposto a salti improvvisi, rapidi e isolati postulati da Gould negli equilibri punteggiati.
Un’analisi quest’ultima che evidenzia la soluzione al problema biologico fondamentale non come la discriminazione tra una teoria piuttosto che l’altra, ma un mix generato dall’integrazione di entrambe, in un complesso di processi intermedi contraddistinti talora da continuità e talora da discontinuità. Gradini distinti e improvvisi ed un gradualismo visibile solo con un’analisi profonda, che risalta soltanto interpretando le mille sfaccettature e microcambiamenti del complesso sistema vitale di un organismo, considerando un passaggio ogni stadio caratterizzato da piccole variazioni biologiche ed etologiche, assente nei poveri resti fossili, in una filogenesi che macroscopicamente sembra spezzata da evidenti differenze ma che in realtà è una sottile linea assimilabile alla flebile ricombinata doppia elica che garantisce continuità eterna.

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