domenica 21 ottobre 2012

"PALEONTOLOGIA URBANA"

Ricercare fossili è sempre emozionante.
L’adrenalina del momento del ritrovamento ripaga ampiamente le ore di interminabile ricerca. Quest'ultima però non deve necessariamente  concludersi con la raccolta del reperto naturalistico, essa può essere soddisfacente anche solo fotografando l’oggetto. Per non distruggere il patrimonio naturale, per non incappare in sanzioni o per tutelare l’ambiente, è possibile portarsi a casa gli spunti necessari per intraprendere una ricerca, o per ricordare l’attimo del ritrovamento.
Si potrebbero trasformare, infatti, queste escursioni di raccolta in “paleosafari” fotografici da svolgere non solo in montagna, in collina o sulle rive in erosione del mare o di un fiume, ma anche in città. Si, avete capito bene, proprio in città.


Oggi ad esempio, ho portato mia figlia a cercare fossili a Cremona, e nonostante ci si sia imbattuti nel bel mezzo dell’escursione, nell’acquisto forzato del palloncino di barbapapà e di un cono gelato bigusto, siamo riusciti comunque a fare interessanti scoperte paleontologiche.
Per queste uscite non c’è bisogno di un attrezzatura da sopravvivenza, basta partire muniti di scarpe comode, buona volontà, macchinetta fotografica e tanto, tanto spirito di osservazione.
La prima regola indispensabile per raggiungere il proprio obiettivo è certamente quella di saper distinguere le rocce sedimentarie (generalmente fossilifere) dalle rocce ignee e metamorfiche (mai fossilifere).
Le rocce sedimentarie sono generate dall'accumulo di sedimenti di varia origine, derivanti in gran parte dalla degradazione e dall'erosione di rocce preesistenti, che si sono depositati sulla superficie terrestre. Tra questi sedimenti, spesso, vi sono anche i resti di organismi che nel tempo si sono conservati come fossili. Un buon modo per discriminare se le rocce sono sedimentarie o meno è la presenza di cristalli: se sono presenti siamo di fronte a rocce ignee o metamorfiche, raramente sedimentarie. In pratica, se ci sono i cristalli non ci sono i fossili.
Fatta questa distinzione abbiamo già un buon margine di probabilità di tornare a casa con la scheda di memoria della macchina fotografica piena. Ma ritorniamo a noi...
I palazzi di Cremona offrono straordinari spunti di ricerca paleontologica grazie ai materiali lapidei che li compongono. Il porfido sulle strade del centro, i sassi delle strade antistanti il centro e le rocce che costituiscono o che rivestono i palazzi e, soprattutto, gli edifici storici.
Ci si può ad esempio facilmente imbattere, come del resto in gran parte delle piazze cittadine del nord Italia, nel “Marmo” rosso di Verona, quello che, proveniente dai Lessini e dal Monte Baldo, rende impossibile l’insuccesso dell’escursione.
Il marmo rosso di Verona è un calcare nodulare che, per quanto riguarda la classificazione dei materiali lapidei, rientra nel gruppo dei calcari lucidabili. Presenta al suo interno scheletri fossili di ammoniti e rostri di belemniti immersi in una matrice microsparitica formata da fecal pellets. Può essere estratto dalla formazione del Rosso Ammonitico Veronese o della Scaglia rossa, entrambi affioranti ed estratti nei Monti Lessini.
Così, per soddisfare la curiosità e la voglia di successo della pargoletta, durante l’escursione si è presa la sicura strada per il centro cittadino, quella che raggiunge Piazza del Comune, uno spazio urbano assai unitario e suggestivo che può vantare anche alcuni dei maggiori monumenti medievali italiani.
Questa piazza assolve alla doppia funzione di centro religioso e civile della città.
Il sapiente rapporto tra i toni rosso dei cotti e bianco/rosa dei marmi, il duecentesco Torrazzo con i suoi 111 metri, il portico del Bertazzola sovrastato dalla marmorea facciata del Duomo, il Battistero ottagonale e i duecenteschi edifici della Loggia dei Militi e del Palazzo Comunale fanno di questa piazza una delle più belle d'Italia.
Con tutte queste eccellenze, fatte di materiali prestigiosi, certamente doveva risultare un sito paleontologicamente fecondo. E infatti, non appena ci si affaccia sulla piazza, ecco le ammoniti e le belemniti che fanno capolino.
Si tratta di resti di Cefalopodi inclusi in calcare bianco, rosa o rosso che, attraverso una loro classificazione, possono raccontarci quando sono vissuti o da dove provengono.
Il primo ritrovamento, avvenuto all’angolo tra via Baldesio e Piazza del Comune è una belemnite in sezione che, come una freccia scagliata verso il cielo, si trova a mezza altezza di una colonna rivestita di marmo rosso proprio di fronte al negozio dell’Unicef.


Questa belemnite, probabilmente una Hibolites hastatus, dovrebbe essere vissuta nel Giurassico superiore (Oxfordiano, 158-161 Milioni di anni fa), divenendo parte di Cremona in tempi storici recenti, come testimonia la forma moderna della colonna.
Attraversando trasversalmente la piazza raggiungiamo il battistero. Seduti comodamente su una robusta panchina di roccia, probabilmente di Tonalite, si può ammirare una lastra rosa ruvida, alla base del Battistero, contenente ben tre fossili: una belemnite e due grosse ammoniti. In questo caso, il taglio in sezione verticale delle ammoniti ed obliquo della belemnite, non rende possibile una certa classificazione (forse gli occhi di un esperto del settore potrebbero venire in aiuto...), anche se per l’ammonite più grande si potrebbe azzardare una classificazion al genere Leptosphinctes, attribuendo la lastra contenente i tre fossili coevi al Dogger (161-176 Ma), l’epoca intermedia del Giurassico. E’ comunque certo che i fossili siano inclusi in una lastra (strato) di marmo rosso di Verona, la cui età può oscillare al massimo dal Titoniano al Baiociano, cioè da 145.5 a 170 Ma.


Percorsa la semicirconferenza del Battistero ritorniamo in piazza: d’obbligo è un ingresso in Duomo. Nella cattedrale si possono ritrovare infiniti spunti di ricerca ed indagine purtroppo spesso ostacolati da stormi di giapponesi in transito. Per questo motivo decidiamo di attraversale la cattedrale per uscire di lato, in via Boccaccino dove si rende obbligatoria una foto ricordo a cavallo del leone (anch’esso di marmo veronese). 


Da li siamo ritornati sui nostri passi incontrando, lungo il cammino che costeggia la  base del  Torrazzo, altre tre ammoniti di grandi dimensioni sulla parete della cattedrale.
In questi casi sarebbe opportuno portare un segnale identificativo dell’attività che si sta svolgendo, perché fotografare una parete spoglia, in mezzo ad una miriade di turisti intenti ad apprezzare le bellezze artistiche della cattedrale, si rischia di essere giudicati male... ma noi, incuranti dell’opinione pubblica e orgogliosi di vivere al di fuori della diffusa ignoranza geopaleontologica della massa, abbiamo proceduto imperterriti scattando le immagini proposte di seguito.


Tre ammoniti nel calcare rosso ed una in quello bianco, impossibili da classificare ma certamente affini agli esemplari precedentemente osservati. Assicurati dalla litologia, confidiamo di fotografare fossili di organismi vissuti nel medesimo intervallo di tempo riscontrato.
Questi abbondanti ritrovamenti sono avvenuti in sole due ore di “escursione”. Possiamo affermare quindi che nella città di Cremona, ma sono certo sia così in altre realtà metropolitane, la frequenza di resti paleontologici è talmente elevata da consentire agli appassionati di partire, attrezzati fino ai denti, verso spedizioni tutt’altro che pericolose ed estenuanti, capaci inoltre di coniugare la ricerca paleontologica con l’arte religiosa, quella monumentale, il tessuto urbano e, perché no, la cucina tradizionale. Cremona dimostra ad esempio che torrone, mostarda e marubini, ben si abbinano con le ammoniti Giurassiche.


Reference
  • Alberto Silotti, 1971. I fossili dei Lessini Ed Corev, Verona.
  • http://turismo.comune.cremona.it/it/pois/piazza-del-comune
  • http://it.wikipedia.org/wiki/Marmo_rosso_di_Verona

1 commento:

  1. "Possiamo affermare quindi che nella città di Cremona, ma sono certo sia così in altre realtà metropolitane, la frequenza di resti paleontologici è talmente elevata da consentire agli appassionati di partire, attrezzati fino ai denti"
    Idem per Bologna! Bel post

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