martedì 7 gennaio 2014

...COME UN SASSO LANCIATO NELLO STAGNO DELLA MENTE DI CHI ASCOLTA


Qualche tempo fa scrissi l’ultimo capitolo del mio terzo e travagliato libro "Storie da una scatola di sassi". Il volume è una sorta di storia della Terra, suddivisa in capitoli ispirati da otto sassi. 
L’ultimo capitolo, il più ragionato, è molto diverso dagli altri, seppur ispirato alla stessa maniera.
Tratta dell’Antropocene, dell’evoluzione tecnologica e di come questa stia influenzando o influenzerà la specie umana. Ho letto molto prima di scrivere questo capitolo e ricordo di aver avuto molti spunti extra dalle letture selezionate. Romanzi come “Le particelle elementari”, “La possibilità di un’isola”, “Io robot” e articoli su quotidiani di Galimberti e Veronesi, furono la base per trarre conclusioni e formulare ipotetici scenari verso i quali l’uomo stava rapidamente dirigendosi.
Dall’evoluzione tecnologica per ripristinare la “normale” vita umana a espedienti per “migliorare” le aspettative di vita e di successo ricordo di essere passato a nuove tecnologie scientifiche finalizzate a ricreare la vita, a programmarla e a “migliorare” la specie umana.
Tempo fa lessi un articolo in cui erano messe in relazione le onde elettromagnetiche dei cellulari e la trasformazione di alcune proteine nel cranio umano. Questo articolo metteva in luce, a detta degli autori finalmente, la dannosità degli apparecchi telefonici evidenziando un cambiamento fisiologico indotto da una reazione fisica. Ma anche il contenuto di una chiamata, oltre all'influenza indotta dall'apparecchio, può alterare la fisiologia? Ma cosa è la fisiologia? L’insieme delle reazioni chimico fisiche che avvengono in un organismo. Le reazioni che lo regolano, che intervengono nella realizzazione di particolari funzioni corporee. La felicità è uno stato fisiologico, l’umore, lo stato d’animo, il desiderio, sono regolati da sostanze come proteine, enzimi e ormoni e da correlate reazioni chimiche. 
Ragionando qualche tempo fa sul mio umore storto a seguito di un colloquio online mi sono chiesto quanto sia straordinaria la capacità di intervenire sulla fisiologia di una persona e sul suo comportamento individuale o del gruppo di cui fa parte, da parte dell’intervento di un’altra persona, da gruppi di individui o semplicemente da una macchina programmata, magari posti anche dall’altra parte del mondo. Dunque i social network possono essere un mezzo di alterazione psicofisica di un individuo? Una telefonata, da qualsiasi parte del mondo può cambiare ad una persona l'umore, le aspettative e i desideri. Allo stesso modo un dialogo in chat può agire intervenendo più o meno temporaneamente sulla psiche, sui sentimenti, procurando benessere o malessere o comunque cambiamenti umorali. In pratica ghiandole ormonali possono essere attivate a distanza attraverso parole digitate su di una tastiera, su di uno smartphone, o semplicemente udite da una altoparlante. Anche un’immagine, un poke, un’”adesivo” inducono un significato o un’interpretazione di esso con conseguenti influenze sulla mente. E’ il potere della comunicazione.
E’ un’illusione avere la tecnologia sotto controllo; è un’illusione avere la propria fisiologia sotto controllo. Più ci si contorna di mezzi di comunicazione e più ci si assoggetta a possibili influenze esterne, siano esse involontarie o volontariamente indotte. La diffusione di mezzi di comunicazione, di internet in particolare (senza dimenticare la televisione tanto importante nello svolgimento dell'ultimo ventennio italiano) possono, se abilmente utilizzate, influenzare le masse inducendo i singoli individui, il tutto in maniera pacifica, spesso piacevole e gratuita, a comportarsi in modi previsti. Spero di non essere frainteso, non sto parlando di complotti o di complottisti che mirano al controllo globale, sto semplicemente cercando di individuare spunti di ragionamento emersi ad esempio dopo aver sostenuto un dialogo imprevisto capace di rovinare un Natale in famiglia.
Ma se i social fossero nati con questo intento? E se internet fosse nata con questo preciso scopo coordinativo? Non penso che questi strumenti siano il male, anzi hanno certamente portato anche miglioramenti del modo di vivere, però...meditando...un dubbio a riguardo potrebbe anche sorgere...

2 commenti:

  1. Post che solleva questioni interessanti. Mi piacerebbe molto rispondere ai temi qui ricordati con un post di adeguata chiarezza sul mio blog, ma per mancanza di tempo limito a segnalare qualche spunto nella nota seguente.
    L'uso di meccanismi teletropi per modificare lo stato neurofisiologico degli individui (e modificarne il comportamento) è una costante dei rapporti inter- e intraspecifici, da D. dendriticum ai rituali religiosi umani, dallo stotting delle gazzelle ai rituali di corteggiamento. Questi meccanismi, secondo la definizione di Daniel Lord Smail (2008), sono «azioni o comportamenti che influenzano direttamente la chimica del complesso corpo-cervello in altre persone intervenendo sulla produzione o sulla ricaptazione dei neurotrasmettitori cerebrali in modalità che risiedono perlopiù al di là del controllo volontario».
    Insomma, come ha scritto Dakins ne "Il fenotipo esteso" (cito dall'ed. it. del 1987), «Ogni sistema nervoso può venire modificato se trattato nella maniera appropriata».
    I mezzi tecnologici odierni citati rappresentano un sottoinsieme di questo vasto insieme di meccanismi neurofisiologici, e andrebbero collocati nell'ambito dell'ultrasocialità (come noti nel post, con ricadute sociali positive ma anche deleterie) del taxon H. sapiens.

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    1. _EDIT_ ovviamente era *Dawkins (e non Dakins)!!

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