martedì 21 gennaio 2014

"SULL'UOMO E LE SCIMIE" (Professor Cav. De Filippi, 1864)

"Darwin nel suo studio"
(Bozzetto - Emiliano Troco, 2013 - Collezione privata)

  L’11 gennaio 1864, mentre veniva diffusa la notizia del fallito attentato a Napoleone III, la stampa torinese dava l’annuncio di una di quelle “letture serali” di argomento scientifico che da qualche tempo si tenevano in via Po, nell’edificio che fu il Convento dei Minimi. 

“Questa sera - avvertiva il giornale - alle 8.00 nel solito locale del teatro di chimica di S. Francesco di padoa, leggerà il Professor Cav. DE FILIPPI Sull’uomo e le scimie

  La conferenza letta la sera di quel lunedi 11 gennaio e poi data alle stampe in tre edizioni successive, rappresenta un evento fondamentale nella storia del pensiero scientifico in Italia. Per la prima volta nella nazione, infatti, le idee di Charles Robert Darwin venivano pubblicamente sostenute con entusiasmo e subito applicate allo spinoso problema delle nostre origini, artefice fu Filippo De Filippi.
  De Filippi fu uno scienziato in crescente fama, conosciuto anche all’estero, che sedici anni prima era stato chiamato da Carlo Alberto alla cattedra di Zoologia di Torino, e aveva dato un grande impulso a quello che stava diventando uno dei maggiori musei zoologici d’Europa. Presto, dopo la conferenza, il suo nome sarebbe stato al centro di vivaci polemiche, ma sarebbe anche divenuto in Italia il punto di riferimento per coloro che si stavano convincendo alle nuove idee.
  L’opuscolo che seguì la presentazione ebbe grande effetto psicologico su un buon numero di naturalisti italiani. Alcuni di essi già conoscevano L’origine delle specie di Darwin e Il posto dell’uomo nella natura di Huxley, ma gli animi erano incerti. La conferenza superò questi dubbi: l’anno successivo comparve la prima edizione dell’Origine delle specie, tradotta da Canestrini e Salimbeni, mentre un po’ ovunque in Italia il darwinismo cautamente entrava nelle aule universitarie e di Darwin si discuteva nelle sale di conferenze, nei salotti, nelle chiese.
  Entro meno di 30 anni, quasi tutti gli ambienti naturalistici della nazione sarebbero stati darwinisti... La pubblicazione del volume di Giovanni Canestrini Per l’evoluzione, comparso nel 1894, sancisce questa situazione presentando, in appendice ad una scelta di saggi scientifici e filosofici, una serie di cenni biografici e bibliografici su quelli che erano stati i protagonisti favorevoli o contrari, della critica postdarwiniana in Italia. 
  Tra il 1864 ed il 1894, si consuma una fase di profondo rinnovamento delle discipline naturalistiche della nazione, in cui il darwinismo viene visto come strumento di un più generale rinnovamento del pensiero che nella nuova nazione acquista un significato particolare.
  Nel Novembre 1859 compare a Londra la  prima edizione de L’origine delle specie di Charles Darwin. Il libro, tradotto in tedesco nel 1860 e in francese nel 1862, viene conosciuto anche in Italia pubblicato con un resoconto riassuntivo da “Il Politecnico, repertorio mensile di studi applicati alla prosperità e alla cultura sociale”, mentre “La Civiltà Cattolica” lo citò sommariamente in un contesto di articoli sull’origine del mondo e dei viventi.
  La decisione di dichiararsi pubblicamente favorevole al darwinismo non fu facile per De Filippi. La sua posizione di convinto creazionista e fissista si rivoluzionò di netto alla lettura del trattato darwiniano, tanto da anticipare il naturalista inglese sul tema più “scottante”, l’origine della nostra specie. Darwin infatti pubblicò L’origine dell’uomo solo nel 1871 considerando l’argomento dannoso per l’originale trattato sulla selezione naturale. De Filippi, sospinto dalla rivelazione appena acquisita, anticipò Darwin presentando “L’uomo e le scimie” rivelando un netto e convinto rifiuto delle concezioni tradizionali. Il rifiuto fu così deciso da portare l’autore ad annunciare francamente già nel titolo della conferenza ed in modo quasi provocatorio, il punto più spinoso in discussione, lo stretto rapporto di parentela tra l’uomo e le scimmie che fino a qualche anno prima gli ispirava “una contrarietà decisa e insuperabile”.
  Pochi giorni prima della sua disserzione scrisse ad un amico: ”Lunedi faccio la mia topica. Ho scritto la lezione, ma non la leggerò. C’è dell’Owen, e soprattutto dell’Huxley, ma poi del De Filippi alla fine”.
  Commentando in una lettera l’esito della conferenza scrisse:” (...) Poco discosto c’era un altro gruppo di cui facevano parte l’abate Raineri, l’abate Scavia; e lì, ad ogni mia dimostrazione, smorfie colla bocca, crollatine di capo, sussulti del tronco, come rane sotto i fili di Matteucci. Venne anche per essi il mio ma, e venne non compreso, proprio come avessi parlato turco; ma di turco non vi era che quella specie di filosofia di cui hanno pieno il cerebro questi signori. Il giorno dopo imbattutomi con Raineri, ho cercato invano di fargli capir ragione...
  L’uomo e le scimie appare quasi come un atto di fede, come una convinta dichiarazione di assenso a una teoria conturbante, espressa, per di più, da una persona di grande prestigio nella vita scientifica e pubblica della nazione.

Post tratto da: Il darwinismo in Italia. Volume a cura di Giacomo Giacobini e Gian Luigi Panattoni. Ed. Utet, Torino.

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