martedì 22 luglio 2014

I NANNOFOSSILI CALCAREI

I nannofossili sono frammenti calcarei di alghe unicellulari marine per la maggior parte appartenenti al gruppo dei coccolitoforidi, anche se numerose specie estinte sono ancora incertae sedis. La scoperta biologica dei coccolitoforidi e la loro importanza paleontologica e stratigrafica sono da imputare ad una serie di eventi e d'intuizioni scientifiche, in alcuni casi anche fortuite, che ebbero inizio nel 1840 con Christian G. Ehrenberg (1795-1876), il padre della Micropaleontologia. 
Ehrenberg, fu un pioniere nell’osservazione e nella descrizione di numerosi gruppi micropaleontologici come i dinoflagellati, le ebridie, i silicoflagellati e gli acritarchi, estendendo poi i suoi studi alle diatomee, ai radiolari, ai foraminiferi, alle spicole di spugna, agli pteropodi, agli ostracodi, ai fitoliti, ai pollini e quelli che sarebbero poi stati definiti “coccoliti”. Oggetti ellittici, discoidali, ad anello, con anelli concentrici sulla superficie, così Ehremberg parlò per la prima volta dei coccoliti ma, inspiegabilmente in contrasto con gli altri microfossili descritti, egli attribuì loro una natura inorganica. Nel 1858, gli stessi corpuscoli vengono ritrovati anche dal biologo inglese Thomas Henry Huxley, durante l'analisi di campioni di sedimenti fangosi marini e fu proprio Huxley ad attribuire a loro il nome di coccoliti continuando però a considerarli di natura inorganica.
Il 1858-59 era il periodo della pubblicazione de “L’origine della specie” e sotto la spinta entusiastica del nuovo pensiero darwiniano diversi scienziati si dedicarono alla ricerca dei prestigiosi anelli mancanti quali prove inequivocabili di un processo evoluzionistico, anche Huxley era tra questi. E’ sotto quest'influsso che egli riesamina i suoi vecchi campioni di fango conservati in alcool, ed influenzato sia da Heakel, con la sua teoria della Monera primordiale quale progenitore di tutti gli organismi e anello iniziale della catena evolutiva, sia dagli studi di Wallich e Sorbe sui coccoliti, nel 1868 nota nei suoi campioni, l'esistenza di una sostanza gelatinosa e amorfa al cui interno scoprì dei coccoliti. Huxley concluse che quella gelatina era la tanto ricercata Monera e che il coccolite altro non era che il suo scheletro primordiale. Egli battezzò il suo reperto in onore di Heackel chiamandolo Bathybius haeckelii.
Negli anni successivi al 1872, gli scienziati della spedizione oceanografica Challenger cercarono invano tracce del Bathybius nella fanghiglia fresca raccolta dal fondo degli oceani, scoprendo solo più tardi che il Bathybius haeckelii altro non era che un composto colloidale derivato dalla reazione tra l’alcool di conservazione ed il fango. Huxley dovette clamorosamente ricredersi, ma nell'errore aggiunse in ogni caso un tassello importante nello studio dei nannofossili. Da quel momento in poi, infatti, i biologi accettarono che i coccoliti avessero origine organica e fossero resti di organismi indipendenti, ma è da far risalire all'opera di Bramlette e Riedel del 1954, la scoperta della loro importanza biostratigrafica. Ulteriori passi avanti nello studio dei coccoliti si sono fatti con l'uso del microscopio elettronico a trasmissione per lo studio dei nannofossili da parte di Braarud e Nordli (1952) e successivamente con l'impiego del Microscopio Elettronico a Scansione (SEM), intorno al 1960. Dal 1968 in poi gli studi biostratigrafici a nannofossili calcarei si intensificano fortemente in seguito all'inizio dei progetti internazionali di perforazione marina quali il Deep Sea Drilling Project prima, e l'Ocean Drilling Project successivamente. 
Oggi si sa con certezza che i nannofossili calcarei sono resti di alghe unicellulari appartenenti alla famiglia delle Haptoficee. Le loro ridotte dimensioni (2-20 µm), la rapida evoluzione, la forte diversità specifica, l'ampia distribuzione geografica e la forte abbondanza nei sedimenti marini, ne fanno degli ottimi indicatori biostratigrafici.

(Calcareous nannofossils)

(Coccolite (Pontosphaera wallacei  Persico, 2013))

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