lunedì 19 novembre 2007

INCONTRO RAVVICINATO

Dopo oltre un mese di duro lavoro interrotto a sprazzi dalle condizioni meteo avverse, il gruppo del turno di notte ha potuto riposarsi con un giorno di vacanza che a causa del mio ruolo, è slittato al giorno dopo. In previsione c’era una visita al Drill site, nulla di che, ma comunque un’utile esperienza ed il pretesto per la ricerca, seppur remota, di qualche incontro ravvicinato con la fauna locale. Partiamo in quattro con un pickup cingolato uscendo dalla base ed aggirando l’enorme aeroporto collocato di fronte a McMurdo. La strada passa intorno alla pista aggirandola a distanza di sicurezza, dividendosi poi in diverse direzioni.
Raggiunto lo svincolo imbocchiamo la via che conduce al sito localizzato a circa 40 chilometri, verso il margine dell’ice shelf, dove ghiaccio ed acqua si scambiano i ruoli. Il viaggio è monotono e noioso, un’infinita distesa bianca percorsa con un mezzo lento, costeggiata da una parte dall’Isola di Ross, e dall’altra dai ghiacciai dalla catena transantartica. Due americani, io ed un tedesco, tutti quanti in gita premio per il lavoro svolto. L’umore è alle stelle ma il divertimento scarseggia. Dopo circa un’ora di viaggio mi accorgo che ognuno è estremamente impegnato a scrutare l’orizzonte in cerca di qualche movimento ma a parte uno skua in lontananza che vola radente al ghiaccio, non si intravede nulla altro. Poi di botto, osservando la strada costeggiata di bandierine rosse, poco lontano si scorge una piccola macchia nera, l'interesse si rivolge alla ricerca di scaramantiche ipotesi sulla natura dell’oggetto: rottame abbandonato? Bandierina strappata dal vento?...... Mentre ci avviciniamo il puntino sembra muoversi strisciando sul ghiaccio e alla distanza di circa 200 metri, udito il suono del motore si solleva in postura eretta rivelando la propria identità e scatenando l’entusiasmo comune. Stop immediato all’automezzo ed i quattro contenuti ricercatori si trasformano in un attimo in turisti assatanati in cerca di foto ricordo. Mi avvicino lentamente a piedi, mentre il pinguino di Adèlie si da alla fuga in parte correndo e in parte scivolando sulla pancia. Fermandosi e voltandosi si immobilizza come ad osservarmi. Nella mente soltanto lui ed il desiderato scatto antartico. Alla mio avvicinamento comincia ad urlare a squarciagola, per calmarlo provo improvvisando a fischiettare e magicamente la sua paura sembra placarsi. Si ferma e si tranquillizza consentendomi un ulteriore avvicinamento. La sequenza fotografica racconta da sé il resto, scatto dopo scatto si riconoscono i differenti movimenti tipici della specie, ali rivolte all’indietro, la testa contorta di lato, i passi rapidi e precari.. insomma, un’emozione davvero forte che in un attimo riesce ad isolare la mente rendendola partecipe soltanto dell’esperienza in corso. Il resto del viaggio si è poi svolto tra i piacevoli ricordi dell’esperienza da poco vissuta concludendosi con una visita al sito tra descrizioni tecniche e la continua ricerca di scatti importanti nell’ottica della preparazione di esposizioni post missione.
Incontri di questo genere, sono per un naturalista un arricchimento indescrivibile, esperienze che si radicano nella mente generando chiari ricordi e preziosi racconti.


2 commenti:

  1. meraviglioso, bellissimo, mi meraviglia che nessuno abbia commentato dal 2007...che spreco enorme
    Ciao
    Angie

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    1. Grazie Angie, anche io rileggendolo ho riprovato l'emozione antartica. Unica.

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