domenica 4 novembre 2007

L'EVOLUZIONE DELL'UOMO? QUESTIONE DI VEDUTE

Questo post "speciale" vuole essere un omaggio al Museo Naturalistico Paleontologico di San Daniele Po che da pochi mesi ha ottenuto il riconoscimento regionale ed il 10 dicembre riceverà durante una cerimonia ufficiale una targa di riconoscimento in merito. L'occasione è inoltre il modo per augurare buona fortuna a tutti i ragazzi impegnati nella realizzazione ed inaugurazione della mostra temporanea sull'evoluzione dell'uomo. Impossibilitato a presenziare riporto il testo del mio intervento introduttivo proposto all'inaugurazione con un filmato da McMurdo.

Un in bocca al lupo ragazzi, fate vedere di cosa siam capaci!


"L’evoluzione dell’uomo è da sempre considerato un argomento scottante in quanto l’uomo, difficilmente riesce a riconoscere se stesso come animale.
Tecnologia, benessere, moda, medicina e scienza in generale, spesso mascherano le reali motivazioni biologiche di determinati comportamenti umani, rendendo ancor più incomprensibili, per esempio, alcuni atteggiamenti di massa riconducibili alle dinamiche ecologiche di popolazione degli altri esseri viventi. Ci si sbigottisce davanti alla tendenza di alcuni a tradire, alla propensione ad arricchirsi, alla competizione sul lavoro, all’esibizionismo ecc, senza pensare che magari questi siano atteggiamenti finalizzati all’unico scopo biologico di ogni specie: il trasferimento del proprio patrimonio genetico per il raggiungimento della maggiore fitness.
Per fitness in ecologia, si intende la misura del successo riproduttivo di un individuo nella popolazione ed è rappresentata dal numero di nipoti di un individuo che raggiungono la maturità sessuale. Nell’uomo, la dinamica di popolazione è esattamente come per le altre specie ma è nascosta da fattori socio-culturali.
L’uomo è un animale. La sua evoluzione non differisce minimamente (in termini di svolgimento) da quella di altri organismi. La nostra specie non è più evoluta di uno squalo, di una formica, di una giraffa di uno chimpanzeè o di un batterio, perché è contemporanea ad essi e perché evoluzione non significa miglioramento, ma semplicemente cambiamento. Tutti gli organismi viventi attuali sono il risultato di milioni di anni di evoluzione; essi sopravvivono, competono e si riproducono con strategie diverse ma con le stesse finalità, tramandare nel tempo la propria specie.
Questo “cinico” pensiero biologico che è comune, pur con qualche sfumatura a chiunque si occupi di evoluzionismo, è invece estraneo alla maggior parte delle persone che considerano l’uomo come colui che ha saputo evolversi (intenso come migliorarsi) e distinguersi a tal punto da sottomettere l’intero pianeta. Non è un’ideologia moderna, come potrebbe apparire ma è anche questa, paradossalmente, il risultato di un lungo percorso evolutivo e socioculturale che affonda le proprie radici fin nella preistoria.
Nell’ottocento, quando in Europa iniziarono ad emergere i primi fossili di uomo preistorico, questo contesto socio-culturale, creazionista, per la prima volta venne messo in dubbio, creando non poco scompiglio. L’evoluzione della paleontologia con le nuove scoperte, impose alla società di affrontare il problema della ricostruzione dell’uomo preistorico, problema che venne affrontato da prima in modo timido e nascosto e poi sempre più allo scoperto.
I fossili iniziarono a imporre l’idea di una nostra derivazione da un antenato comune alle scimmie, Charles Darwin, uno dei primi sostenitori di questa teoria venne spesso ripreso e raffigurato ironicamente con le sembianze di uno scimmione fino a quando alcuni scienziati, tra cui Raymond Dart, scoprirono in diverse parti del mondo alcuni dei presunti anelli di congiunzione tra la scimmia primordiale e l’uomo. Risultava ormai complicato sostenere tesi opposte negando evidenze sempre più palesi. Il bambino di Taung (Australopitecus africanus), fu la piccola peste che scombussolò i piani scientifici. Piccolo ma furioso venne catapultato da Dart sullo scenario scientifico mondiale, inorridendo la scuola antropologica anglosassone ed imponendo maggiori ricerche per smentire la scellerata ipotesi. Nuove ed improvvisate ricerche fecero comparire così l’uomo di Piltdown, il nostro vero antenato: inglese, primitivo ma già intelligente con aspetto simile ad una scimmia ma con un cervello grande quanto quello umano ed in grado di dare agli scienziati elementi utili per poter affermare la nostra derivazione dalle scimmie, ma da scimmie nobili ed intelligenti!
Questa scoperta fece calare una cupa ombra sul Bambino di Taung e sugli altri ritrovamenti africani, fino al momento in cui, strumenti scientifici opportuni appurarono che l’uomo di piltdown altro non era che una menzogna scientifica creata da alcuni ricercatori inglesi per sottrarre a Dart e all’Australopiteco africano la scena internazionale.
Tutte queste vicende, unite ad ideologie politiche, a credo religioso ed a contesti scientifici a volte azzardati o errati, contribuirono a creare ricostruzioni grafiche spesso erronee o meglio, figlie del loro tempo.
L’esperimento proposto con questa mostra è quello di tentare di ottenere i medesimi risultati dell’’800 in chiave moderna. Per farlo si è scelta la collaborazione con le scuole. Si sono impartite lezioni in museo fornendo limitate (ma non errate) informazioni scientifiche, paragonabili a quelle disponibili nell’800. Si è chiesto successivamente agli studenti di realizzare dei disegni dell’uomo preistorico. Il risultato è stato sorprendente, numerosi sono i punti di contatto tra le stampe antiche e i disegni dei ragazzi. Stessi caratteri visibili, stessi strumenti, stessi contesti ambientali, insomma una dimostrazione di quanto più che le informazioni paleontologiche, nel complesso abbiano giocato un ruolo chiave i contesti sociali nei quali erano o sono inseriti i disegnatori.
Allo stesso modo, ma con modalità opposte si sono forniti tutti i dettagli e le informazioni utili ad una giovane disegnatrice, Deborah Dilda, per cercare di ricavare alcune ricostruzioni moderne che mettessero in evidenza le ultime scoperte scientifiche e le influenze esterne di altro carattere.
Nel complesso la mostra, che a breve sarà un libro senza pretese editoriali, diverrà supporto espositivo per la sezione di paleontologia umana del museo, nonché base di sviluppo per progetti futuri con le scuole.
Con questo concludo, assicurandovi che l’evoluzione delle rappresentazioni della figura umana e dei suoi predecessori non è finita, continue scoperte miglioreranno l’aspetto dei nostri antenati rendendolo sempre più attendibile e veritiero, e quindi fuori dalla nostra logica sociale. Basta ricordare per esempio alcuni risultati scientifici di un recente studio italo-spagnolo che ha permesso di definire geneticamente che l’uomo di Neanderthal aveva probabilmente i capelli rossi e la pelle chiara, testimoniando una convergenza evolutiva con la nostra specie, essendo entrambe vissute nello stesso luogo e con medesimo clima: l’ambiente freddo europeo; come ci ricordano indirettamente, e questa volta senza inganni paleontologici, le popolazioni anglosassoni".

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