venerdì 1 dicembre 2006

“LA FATA MORGANA”


30 Ottobre 2006 Mc Murdo, Antarctica

Il continente più secco e ventoso del pianeta. Sembrerebbe una fandonia vista l’enorme quantità d’acqua imprigionata nei suoi ghiacci. In realtà le basse temperature non consentono la presenza di acqua liquida.
La superficie perennemente bianca e l’assenza d’umidità atmosferica giocano un ruolo chiave nella diffusione della luce. In questo luogo aspetti apparentemente reali spesso sono in realtà visioni o miraggi.
La base McMurdo è localizzata sulla costa dell’Isola di Ross affacciata al continente, nella direzione della Catena Transantartica. Oltre le montagne, di fronte alla base, c’è il Polo Sud.
Osservando le montagne, in particolare nelle giornate assolate e prive di vento, è possibile scorgere una frastagliata catena di colline che s’interpone tra il mare e le vette più alte.
Ho passato giorni a fotografare e disegnare quei rilievi, fino al momento in cui le nuvole hanno coperto il cielo di un lieve velo grigiastro bloccando i raggi solari e facendo magicamente scomparire le colline. Non coperte dalle nubi, che comunque erano alte e consentivano una buona visibilità, ma sparite nel nulla, come riassorbite dal suolo di ghiaccio che stava al loro posto. Si trattava di un miraggio.
“La fata morgana”, o miraggio superiore, è il termine generico per definire l’illusione ottica generata dall'incurvamento dei raggi luminosi quando attraversano strati d'aria non omogenei. In questo caso gli intensi raggi solari sono responsabili del riscaldamento di strati d’aria a media altezza, che caratterizzano una massa più calda a contatto con lo strato d’aria freddo aderente al ghiaccio. Il risultato è un’immagine riflessa e distorta degli oggetti al suolo proiettati verso il cielo. Questo fenomeno ha portato al riflesso della catena montuosa retrostante la banchisa, facendo comparire una catena di colline frastagliate collocate anteriormente alle montagne. In realtà queste colline altro non erano che una “fata morgana” generata dalle diverse densità dell’aria. Le colline sembravano più alte durante le giornate fortemente illuminate dal sole e meno alte durante le giornate poco assolate. Una osservazione resa possibile soltanto dopo aver assodato che trattavasi di un miraggio.
Non un fatto isolato, ma un fenomeno molto comune in questo luogo, in particolare sulle distese pianeggianti di ghiaccio marino.
Questa notte, alle 4.00 del mattino, viaggiavo con un collega in direzione del drill site, ormai comunemente chiamato Moby dick per la vaga somiglianza con l’enorme pinna bianca della famosa balena che, emergendo per respirare, rimase incastonata nella superficie solida del mare.
Scendiamo dalla costa rocciosa ed il ghiaccio marino, normalmente pianeggiante, assume una forma ondulata, con creste o onde di pressione, generate dalla spinta delle correnti sul ghiaccio contro la costa. La compressione della banchisa genera lentamente queste pieghe azzurre, degne del miglior paesaggio fantastico.
Passate le “onde” ci troviamo di fronte lo sterminato Mare di Ross, un’infinita distesa bianca e riflettente, disturbata in lontananza soltanto dalla torre del drilling. Ci spostiamo in quella direzione e dopo poche centinaia di metri, proprio dinnanzi a noi, questa scompare, come sprofondata nel ghiaccio, come se un muro improvvisamente si fosse alzato dal mare solido interponendosi tra noi e la nostra meta. So per certo che non troverò mai le parole giuste per descrivere questi momenti, attimi in bilico tra fantasia e realtà, dove la consuetudine non esiste e le sorprese sono dietro ogni angolo.
Ancora un miraggio, ma non la torre, questa esiste davvero, anche se in realtà non è un pozzo ma una macchina del tempo che ci sta riportando nell’Antartide di milioni di anni fa, cioè nel periodo in cui il ghiaccio si stava per formare, o ancor prima quando foreste verdi e lussureggianti ne ricoprivano interamente la superficie. Il miraggio è il muro bianco: l’immagine della banchisa viene riflessa nel cielo formando un tutt’uno, nascondendo l’orizzonte e impedendoci di vedere la meta.
Ho già sostenuto questo viaggio diverse volte e mai mi è sembrato monotono, credo che in questo luogo la monotonia non esista: a chi ama osservare basta una diversa posizione del sole, il cielo coperto o sgombro dalle nubi, il vento o il ghiaccio che si solleva per scoprire una nuova realtà, quella fatta di viaggi nel tempo, di balene bianche, di mari di ghiaccio e di luce abbagliante. Quella realtà che si può trovare in Antartide o viaggiando con la fantasia.

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